Intervista al Dott. Luca Travaglini Co-fondatore e CTO di Planet Farms
Sostenibili si nasce, non si diventa con l’innovazione
Agricoltura verticale, territorio e mondo equestre, quando innovazione e tradizione crescono insieme.
Nata da una lunga storia familiare legata all’agroalimentare italiano, l’azienda Planet Farms rappresenta oggi una delle realtà più interessanti nel panorama dell’agricoltura verticale sostenibile. Alle spalle, una tradizione che affonda le radici nel 1947, nel settore della stagionatura dei salumi; davanti, una visione che guarda al futuro dell’alimentazione, del territorio e delle comunità locali.
A raccontarcela è il fondatore dott. Luca Travaglini Co-fondatore e CTO di Planet Farms, che dopo quindici anni in azienda e un importante percorso personale, ha avviato tra il 2014 e il 2017 una profonda ricerca orientata alla diversificazione, esplorando il mondo vegetale e il vegetarianesimo. Nel 2018 nasce Planet Farms prima come cliente di una tecnologia innovativa, poi come progetto imprenditoriale vero e proprio. Per lui la sostenibilità non è una strategia di marketing, ma una conseguenza naturale.
Un approccio che oggi trova un dialogo sempre più naturale con il mondo equestre, da sempre legato alla terra, al benessere animale e a un’idea di qualità della vita che va oltre la semplice pratica sportiva.

Sostenibilità come identità, non come scelta
La vostra azienda afferma che “sostenibili si nasce, non si diventa”. Quanto conta collaborare con realtà che condividono questa visione?
«Per me è inevitabile essere sostenibile. Vengo da una famiglia che lavora nel cibo dal 1947, la Travaglini SPA leader mondiale nella realizzazione si stabilimenti automatizzati nel settore alimentare il rispetto della materia prima e del territorio è sempre stato parte del nostro DNA. Quando ho fondato Planet Farms, non ho “scelto” la sostenibilità, era già lì.
Collaborare con realtà che condividono questa visione è fondamentale, perché la sostenibilità non può essere un percorso solitario. Deve diventare sistema, comunità, cultura condivisa.»
Agricoltura, cultura e territorio: un legame da ricostruire
L’agricoltura è spesso idealizzata, ma oggi è colpita da problemi climatici e ambientali. Come si costruisce una nuova consapevolezza?
«Serve fare cultura. Per questo abbiamo avviato progetti educativi nelle scuole, portando le vertical farm direttamente sul territorio. Vogliamo sensibilizzare i giovani alla conoscenza della crescita biologica, del cibo e dei suoi valori.
Fattorie didattiche, scuole, comunità locali, sono tutti luoghi chiave. E i maneggi possono diventare esempi straordinari di educazione concreta.»
Quanto è importante il legame con il territorio?
«È centrale. La nostra tecnologia non toglie lavoro, lo crea. Richiede forza lavoro altamente specializzata e radicata localmente. Questo significa economia reale, sociale, non delocalizzata.»

Il mondo equestre come alleato naturale
Quanto conta per voi collaborare con maneggi e centri ippici attenti al benessere animale e alla tutela del territorio?
«È un binomio naturale. Già nel 2012 pensavo alla produzione di foraggio animale naturale, efficiente e sostenibile. Oggi produciamo insalate superfood ad alto contenuto nutriente, ma il principio è lo stesso, alimenti naturali coltivati per essere consumati da cavalli, atleti e persone.
Cavallo e cavaliere sono un binomio, così come lo sono agricoltura e sport.»
Il mondo equestre ha anche un forte ruolo sociale ed educativo. È strategico per voi affiancarvi a queste realtà?
«Assolutamente sì. I centri ippici sono profondamente radicati nelle comunità locali. Possono diventare poli di diffusione di una sostenibilità concreta, applicata e visibile.»
Risparmio idrico e gestione delle risorse
La vostra tecnologia permette un risparmio fino al 96% di acqua. Come si applica questo modello in contesti come maneggi e scuderie?
«L’acqua che utilizziamo viene quasi totalmente recuperata. L’unica che “si perde” è quella contenuta nel vegetale stesso.
In un centro ippico, dove l’acqua è una risorsa fondamentale, questo approccio può fare la differenza.»
Il vertical farming può rendere le scuderie più autosufficienti?
«Sì. Non utilizziamo chimica né farmaci, coltiviamo da seme naturale e non occupiamo suolo. Inoltre, rispetto all’agricoltura tradizionale, il rapporto di utilizzo del terreno è di 1 a 300. È una rivoluzione silenziosa.»

Spazi, strutture e rigenerazione
L’agricoltura verticale consente di risparmiare fino al 99% di suolo. Quanto è importante restituire spazio alla natura?
«È fondamentale. Ridare spazio alla biodiversità è un dovere, soprattutto in contesti rurali legati al tempo libero come i maneggi.»
Molti centri ippici hanno strutture sottoutilizzate. Possono essere riconvertite?
«Assolutamente sì. Fienili, stalle dismesse, capannoni. Sono spazi perfetti per progetti di agricoltura verticale. Serve cultura del riuso ed economia circolare.
I maneggi possono diventare luoghi di produzione, educazione e trasparenza alimentare. In UK, ad esempio, si stanno già esplorando modelli simili per i bovini.»
Educazione, pubblico e qualità della vita
Quanto è importante l’aspetto educativo della vostra tecnologia?
«È centrale. I maneggi sono frequentati da famiglie, scuole, giovani. Possono diventare luoghi dove si impara cosa significa produrre cibo in modo consapevole. La prospettiva è l’autoproduzione di foraggio, ma anche l’accesso a bandi, finanziamenti e supporto istituzionale. L’innovazione ha bisogno di investimenti e di dignità.»
Questo modello può avvicinare le persone a un’idea più consapevole di cibo?
«Sì, perché rende tutto visibile. Vedi come cresce il cibo, capisci cosa mangi tu e cosa mangia il cavallo. È un’esperienza culturale, non solo produttiva.»
Uno sguardo al futuro
I centri ippici possono diventare nodi strategici di una rete sostenibile?
«Sì. Non dobbiamo pensare solo alle grandi città, ma al chilometro zero. I poli di equitazione possono essere basi perfette per lo sviluppo di un’autosufficienza agroalimentare locale.»
Vedreste Planet Farms coinvolta in progetti pilota con maneggi e scuderie?
«Certamente. Siamo aperti a collaborazioni educative, produttive e divulgative. L’obiettivo è creare esempi virtuosi replicabili.»
Quali valori dovrebbero essere condivisi?
«Qualità della vita, rispetto per gli animali, trasparenza alimentare, cultura ed educazione. Agricoltura ed equitazione parlano la stessa lingua: quella del tempo, della cura e della dignità.»
Il dialogo tra agricoltura idroponica e mondo equestre non è solo tecnologico, ma profondamente culturale. È l’incontro tra innovazione e rispetto della natura, tra tradizione e futuro, tra qualità della vita e responsabilità verso il territorio.
Un binomio destinato a crescere, proprio come i semi da cui tutto ha origine.
Rita Leo Verheyden © Horseshowjumping.tv
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