Nel cuore del Mustang, in sella ai cavallini del vento
Ci sono viaggi che ti restano sulla pelle. Non per la fatica, ma per la bellezza che ti esplode intorno, giorno dopo giorno. Così è attraversare a cavallo la regione del Mustang, una remota area tra i rilievi del Nepal settentrionale, su sentieri antichi battuti da mercanti, pellegrini e nomadi.
Il nostro cammino inizia a Jomsom, cittadina di montagna a oltre 2.700 metri d’altitudine, sospesa tra Occidente e spiritualità himalayana. Qui incontriamo i nostri compagni d’avventura: i cavallini del Mustang, piccoli, robusti e incredibilmente sicuri anche sui terreni più impervi. Animali silenziosi, nati per l’alta quota, cresciuti tra vento e pietra.
La prima tappa ci conduce a Kagbeni, villaggio che sembra uscito da una leggenda tibetana. Case in pietra, campi d’orzo che ondeggiano nel vento, e il fiume Kali Gandaki che scorre potente. È la porta d’ingresso all’Alto Mustang, e già qui si avverte l’energia del luogo, fatta di preghiere mormorate e montagne che sembrano ascoltare.

Saliamo verso Muktinath, uno dei luoghi più sacri del Nepal, nota meta di pellegrinaggio locale. Qui convivono induismo e buddhismo, tra templi, fiamme sacre e sorgenti d’acqua purificatrice. L’altitudine si fa sentire, ma i cavalli procedono tranquilli, abituati a queste vette. In sella, il respiro si fa lento, lo sguardo si allarga. La mente si svuota.

Superato un passo a quasi 4.000 metri di altitudine, iniziamo la discesa che ci porta al piccolo e appartato villaggio di Lubra, autentico tesoro nascosto tra le valli. Qui si custodisce una delle ultime comunità della scuola Bön, la religione pre-buddhista dell’Himalaya. È un luogo fuori dal tempo, dove l’ospitalità è genuina e le notti si illuminano di stelle.

Infine, raggiungiamo Marpha, famosa per i suoi meleti, simbolo cittadino, e l’atmosfera rarefatta. Le sue stradine lastricate, il profumo delle spezie, i tetti piatti dove si seccano le mele al sole, tutto parla di quiete e resilienza. Marpha è un luogo che accoglie e racconta, il punto perfetto per chiudere il nostro anello e tornare, lentamente, a Jomsom.
Ma qualcosa è cambiato.
Il Mustang non si attraversa: il Mustang ti attraversa.
Ti insegna la lentezza, il rispetto, l’ascolto. E quei cavallini silenziosi, piccoli eroi della montagna, restano impressi nella memoria come simbolo di un viaggio che va oltre la geografia.
Un viaggio che resta dentro.
Per maggiori informazioni sull’itinerario visita il sito www.horsevoyage.it e prenota il tuo viaggio nel Distretto del Mustang: avventura a cavallo nell’ultimo “regno proibito”
Sara Giavarini
© Riproduzione riservata.

