Michaela Ricci: il dressage come equilibrio tra cuore, benessere ed eleganza

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Michaela Ricci per Equiplanet

Nel panorama del dressage internazionale, Michaela Ricci è una figura che incarna una visione moderna dello sport equestre: una visione in cui la performance nasce dal rispetto, dalla gestione quotidiana e da una relazione autentica con il cavallo. Amazzone di Grand Prix internazionali, istruttrice e oggi atleta in gara per l’Italia, Michaela rappresenta un punto di incontro naturale tra sport d’élite, benessere del cavallo e lifestyle.

Come racconta lei stessa: «Io sono svedese, sono nata in Svezia un po’ a nord di Stoccolma, in campagna, con i cavalli intorno a casa. Per noi i cavalli erano parte della famiglia, come se fossero un cane. Montava mia mamma, montava mia nonna, non in stile agonistico ma più da campagna, ed è così che è iniziato tutto».

Dalle formazione a 360 gradi al Dressage

L’infanzia in Svezia ha avuto un ruolo fondamentale nella costruzione dell’identità sportiva di Michaela. «Da noi non esiste tanto questa divisione tra salto ostacoli e dressage come qui in Italia. I bambini devono fare entrambe le discipline, è un’equitazione a 360 gradi e secondo me è molto formativa».

Un sistema che educa prima il cavaliere e poi lo specialista, permettendo di sviluppare equilibrio, sensibilità e una comprensione profonda del cavallo fin dai primi anni.

La decisione di dedicarsi esclusivamente al dressage arriva presto, ma senza forzature. «Io andavo avanti facendo tutte e due le discipline, con diversi pony e poi con i cavalli, ma vedevo che nel dressage andava sempre meglio, era più adatto a me. Così verso i 14 anni ho deciso che per l’agonismo avrei seguito solo quella strada».

Una scelta che segna l’inizio di una carriera costruita con costanza, attenzione e rispetto dei tempi del cavallo.

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Dalla Svezia all’Italia: una scelta di prospettiva

Michaela vive in Italia da oltre sedici anni, ma solo recentemente ha deciso di cambiare nazionalità sportiva. «Sono stata in Italia tantissimi anni, ma ho sempre gareggiato per la Svezia perché mi hanno sempre supportata molto. Non vedevo una grande necessità di cambiare. Poi sono arrivata a un punto in cui ho deciso di farlo, sperando di dare una spinta in più alla mia carriera».

Una scelta lucida: «In Svezia siamo davvero tantissimi ad altissimo livello ed è molto difficile arrivare a fare qualcosa di veramente grande. In Italia invece c’è ancora una possibilità, una chance diversa».

Zulù: il cavallo del cuore e il senso più autentico del dressage

Tra i molti cavalli montati nella sua carriera, Zulù occupa un posto unico. «Zulù è il cavallo che porto davvero nel cuore. È arrivato da me senza passaporto, stava in un pascolo, non faceva niente. Era un cavallo da passeggiata, aveva otto o nove anni, non aveva pedigree e non aveva niente che facesse pensare a un cavallo da dressage».

Michaela Ricci e Zulu
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Eppure, fin dai primi momenti, qualcosa era evidente: «Aveva un’energia incredibile, una passione per il lavoro che non avevo mai visto prima».

La sua storia è anche una storia di resilienza. «Ha avuto due fratture importanti, poi un altro incidente in cui pensavo davvero che non ce l’avrebbe fatta. Tre volte ho pensato che fosse finita e tre volte lui è tornato, ogni volta ancora meglio di prima». Zulù ha portato Michaela a competere in Gran Premi internazionali, fino a CDI-W: «Entravo in rettangolo accanto a cavalli enormi, contro binomi come quelli di Dorothee Schneider, Isabell Werth e Jessica von Bredow-Werndl, ma a lui non fregava niente. Entrava e volava lo stesso».

Per Michaela, Zulù rappresenta l’essenza del dressage: «Non aveva tutto nelle gambe, non aveva la morfologia giusta, ma aveva tutto nel cuore e nella testa. Secondo me è questo che conta davvero: se hai quello, con il tuo cavallo puoi fare qualsiasi cosa».

Benessere e management: Equiplanet, nutrizione, prevenzione e supporto a 360 gradi

Il lavoro quotidiano di Michaela parte da lontano dal rettangolo. «La base di tutto è il management. Far uscire i cavalli, farli stare in paddock, dargli sempre fieno a disposizione. Da noi in Svezia è legge: il cavallo deve uscire tutti i giorni, minimo quattro ore, in un paddock dove può muoversi liberamente».
Un approccio che oggi sta prendendo sempre più piede anche in Italia: «Devo dire che vedo molti miglioramenti, la mentalità sta cambiando e questo è molto positivo».

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In questa visione del cavallo come atleta e individuo, la nutrizione gioca un ruolo centrale. «Ogni cavallo è diverso: c’è quello che fa fatica a mettere muscolo, quello troppo carico, quello più sensibile. Per me è fondamentale avere un partner che mi segua a 360 gradi e mi aiuti a dare a ogni cavallo esattamente ciò di cui ha bisogno».

È qui che si inserisce il supporto di Equiplanet, non come semplice fornitore, ma come vero alleato nella gestione quotidiana della scuderia. «Con una gestione nutrizionale corretta si fa prevenzione. Così si eliminano tanti problemi prima che arrivino, come coliche, ulcere o altre patologie».

L’integrazione non è un’aggiunta casuale, ma uno strumento di equilibrio: «Mangime e fieno spesso non bastano, soprattutto per cavalli sportivi. Lavorare con professionisti esperti in nutrizione significa tutelare la salute del cavallo nel lungo periodo». Un approccio che Equiplanet condivide pienamente, basato sull’osservazione dell’individuo e sulla costruzione di programmi mirati, pensati per sostenere benessere, recupero e performance.

Equus Primus Scuderia: un progetto giovane

Dal maggio scorso Michaela ha aperto Equus Primus Scuderia, a Firenze. «È una scuderia familiare, siamo ancora all’inizio, ma il mio sogno è creare un posto dove i cavalli possano stare bene, lavorare serenamente e trovare tranquillità».
Un ambiente che accoglie cavalli da Grand Prix, giovani prospetti e cavalli da scuola: «Anche i cavalli della scuola devono stare bene, perché anche loro sono atleti e hanno bisogno di una gestione completa».

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Formazione continua e confronto internazionale: il valore del lavoro con Edward Gal

Per Michaela Ricci la crescita sportiva passa inevitabilmente dal confronto con i migliori professionisti del dressage internazionale. «È fondamentale affidarsi a professionisti, partecipare a clinic e stage, continuare a imparare. Nessuno arriva da solo, soprattutto a certi livelli». Un principio che l’ha portata a cercare il dialogo con grandi nomi della disciplina, primo fra tutti Edward Gal, da sempre suo punto di riferimento tecnico e umano. «Edward è sempre stato il mio grande idolo. Quando montava Totilas era qualcosa che faceva venire i brividi, una cosa incredibile», racconta.

L’incontro con Gal ha segnato un passaggio importante nel suo percorso: «Pensavo non avrebbe mai accettato, invece ha detto sì. Per me è stato un onore enorme». Da quel momento è nata una collaborazione stabile, con allenamenti regolari e una condivisione continua di metodo e visione. «Mi piace tantissimo il suo approccio: è una tecnica dolce, calma, molto rispettosa del cavallo. È un modo di lavorare che sento profondamente mio».

Aprire la propria scuderia anche agli altri cavalieri è stata una scelta altrettanto consapevole. «Ho voluto condividere questa esperienza, dare una possibilità anche ai colleghi italiani di partecipare, di crescere insieme e di avvicinarsi a un dressage di alto livello». Un gesto che riflette una filosofia chiara: il progresso individuale passa anche dalla crescita collettiva e dalla costruzione di una cultura equestre più aperta e consapevole.

Fieracavalli Verona, arte e lifestyle: quando il dressage incontra l’eleganza

Il palcoscenico di Fieracavalli ha rappresentato per Michaela Ricci molto più di una semplice esibizione sportiva: è stato un momento di dialogo tra il dressage e un pubblico ampio, trasversale, spesso lontano dalle competizioni. «Quando vedi un cavallo che danza con la musica, in armonia completa con il cavaliere, capisci che il dressage non è noioso. È arte, è emozione, è eleganza», racconta. Un linguaggio universale, capace di superare i confini tecnici della disciplina e di mostrare il cavallo come atleta, ma anche come interprete di una forma di espressione raffinata e profondamente emozionale.

È proprio in questo contesto che emerge con naturalezza il legame tra sport ed eleganza che caratterizza la vita di Michaela anche fuori dal rettangolo di gara. Accanto a lei c’è il marito Stefano Ricci, fondatore dell’omonimo brand di lusso simbolo del Made in Italy nel mondo che nel 2026 vestirà Carlo Conti sul palco del Festival di Sanremo, confermando ancora una volta il suo ruolo di riferimento assoluto nel panorama dell’eleganza internazionale.

Da questo universo nasce STEFANO RICCI Equestrian Line, il marchio equestre fondato da Michaela insieme al marito, pensato come una naturale estensione dei valori della maison nel mondo del cavallo. «Con questa linea abbiamo voluto unire tecnica ed eleganza, creando qualcosa di veramente a 360 gradi, sia per il cavallo che per il cavaliere», spiega Michaela. Non si tratta di una semplice collezione ispirata all’equitazione, ma di un progetto culturale che interpreta lo sport come stile di vita, dove funzionalità, comfort e design convivono senza compromessi.

L’obiettivo è chiaro: avvicinare due mondi che condividono gli stessi valori di disciplina, cura del dettaglio, rispetto e bellezza. «L’equitazione è classe, è arte, è stile. È uno sport estremamente elegante e secondo me si sposa in modo naturale con il mondo dell’alta moda».

Guardando al futuro: obiettivi e sogno olimpico

Il futuro di Michaela è fatto di sogni concreti. «Il mio grande obiettivo è arrivare a un’Olimpiade per l’Italia. Stiamo lavorando tanto, con un bel team dietro, cercando il cavallo giusto e crescendo passo dopo passo».

Un percorso costruito con pazienza, visione e rispetto dei tempi, in perfetta sintonia con i valori condivisi da Equiplanet.

Alessandra Ceserani

© Riproduzione riservata.

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