Gianluigi Pavani, 13 anni e una passione fuori dal comune: “Negli attacchi ho trovato il mio sport”
A tredici anni ha già le idee molto chiare. Mentre tanti ragazzi della sua età stanno ancora cercando di capire quale strada intraprendere, Gianluigi Pavani sa bene cosa vuole fare: continuare a crescere nel mondo degli attacchi, disciplina che ha scelto seguendo le orme del papà Matteo, e che oggi rappresenta il centro della sua vita sportiva.
Gianluigi arriva da una famiglia dove i cavalli fanno parte della quotidianità. I genitori gestiscono la scuderia GP Horses e il padre pratica proprio gli attacchi, mentre i fratelli preferiscono montare a sella. Lui invece non ha avuto dubbi: la sua strada sarebbe stata quella della carrozza.
“Ho iniziato a guidare i cavalli a sette anni, al mare, in pineta, durante una passeggiata con mio papà”, racconta. “Dopo quella passeggiata gli ho chiesto se esisteva uno sport legato a questa cosa, non sapevo nemmeno che gli attacchi fossero una disciplina vera e propria. Lui mi ha detto di sì e abbiamo cercato un istruttore”.
Da lì è iniziato tutto. A otto anni le prime lezioni con il tecnico Alberto Tosi, tra il centro ippico di famiglia e gli allenamenti a Travagliato. Nessun passaggio dalla sella, Gianluigi ha iniziato direttamente con gli attacchi e oggi gareggia con i suoi pony.
“I miei fratelli montano a sella”, spiega. “Io invece mi sono appassionato agli attacchi e ho deciso di fare questo”.
Per chi conosce poco questa disciplina, gli attacchi sono una delle realtà più affascinanti del panorama equestre. Il guidatore conduce pony o cavalli da una carrozza affrontando tre prove diverse: il dressage, i coni e la maratona. Ed è proprio la maratona la prova preferita di Gianluigi.
“La maratona è quella più adrenalinica e divertente”, racconta. “È anche quella che mi riesce meglio”.
Dietro la parte spettacolare, però, c’è moltissimo lavoro: gli inizi non sono stati semplici e una delle cose più complicate da imparare è stata proprio la gestione della frusta, strumento fondamentale negli attacchi.
“Quando ho iniziato passavamo tantissimo tempo ad attaccare il pony. Dovevo capire bene tutti i passaggi. Alberto, il mio istruttore, all’inizio metteva le doppie redini e stava dietro per sicurezza”.
“La cosa più difficile è imparare a tenere bene in mano la frusta senza farla cadere; magari apri un po’ la mano e ti cade e in gara, se succede, devi fermarti e il groom deve raccoglierla, quindi prendi penalità”.
Un dettaglio che racconta bene quanto gli attacchi richiedano attenzione continua e coordinazione.
Negli ultimi mesi Gianluigi ha vissuto anche una delle esperienze più belle della sua giovane carriera sportiva: il terzo posto ottenuto all’internazionale di Kronenberg, nei Paesi Bassi.
Un risultato importante, arrivato insieme alla qualificazione per i Campionati Europei giovanili di attacchi 2026, in programma a Oșorhei, in Romania.
A Kronenberg Gianluigi ha gareggiato con Florence, una pony giovane che conosce ancora relativamente poco, come lui stesso ci racconta: “Mi sono allenato poco con lei perché è nuova e viene allenata principalmente in Germania da Gabriele Grasso. Quindi non capita sempre di poter lavorare insieme”.
Eppure il feeling costruito in pochi mesi è bastato per conquistare un podio internazionale che gli ha dato grandissima soddisfazione.
Accanto a Florence rimane comunque anche Elly, la pony con cui è cresciuto sportivamente e alla quale è molto legato. Tra i prossimi appuntamenti ci saranno l’internazionale di Verolanuova, a fine maggio, poi i Campionati Italiani e naturalmente il grande obiettivo europeo.
Ma quello che colpisce di Gianluigi non è soltanto il lato agonistico, è il modo in cui vive questo sport ogni giorno.
Nella scuderia GP Horses aiuta in tutto: pulizia, organizzazione, gestione e movimentazione dei cavalli: “Mi piace stare in scuderia e aiutare”, racconta con semplicità.
E riesce a far convivere tutto questo con la scuola. Ha già deciso anche quale percorso farà dopo le medie: studierà per diventare perito elettrotecnico: “Riesco a organizzarmi: studio con anticipo, faccio i compiti volta per volta, questo mi aiuta a riuscire a fare tutto”.
Una frase semplice, ma che racconta molto del suo approccio.
Spesso l’attenzione degli appassionati di sport equestri, si concentra soprattutto sulle discipline olimpiche più conosciute, storie come quella di Gianluigi Pavani aiutano però a scoprire il mondo degli attacchi dalla prospettiva di un ragazzo che si diverte davvero facendo ciò che ama.
E forse è proprio questo l’aspetto più bello della sua storia. Non soltanto il podio internazionale o la qualificazione europea, ma il fatto che tutto sia nato da una semplice domanda fatta dopo una passeggiata in pineta: “Esiste uno sport così?”.
Per Gianluigi, la risposta è stata sì. E oggi quella scoperta è diventata la sua strada.
Alessandra Ceserani
HSJ x FISE
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