Mother’s Day: le donne che fanno crescere l’equitazione ogni giorno
La Festa della Mamma assume, nei centri ippici e lungo i campi gara, un significato che difficilmente si ritrova altrove. Non tanto per l’aspetto celebrativo, che nel settore equestre resta quasi sempre sobrio e spontaneo, quanto perché l’equitazione continua ad essere uno dei pochi ambienti sportivi nei quali la dimensione familiare rimane visibile, concreta, persino quotidiana.
I cavalli, del resto, hanno sempre avuto questa capacità particolare di entrare nella vita delle persone senza restare confinati entro il perimetro dello sport. Diventano abitudine, organizzazione familiare, tempo condiviso, argomento di conversazione a cena, levatacce la domenica mattina e chilometri macinati in autostrada e, molto spesso, all’origine di questo legame, c’è proprio una figura femminile: una madre che ha trasmesso la passione ai figli, oppure una donna che, dopo aver costruito la propria vita accanto ai cavalli, continua a frequentare scuderie e concorsi insieme alla famiglia.
Negli ultimi anni anche la ricerca scientifica ha iniziato a osservare con maggiore attenzione il rapporto tra maternità e professioni equestri, segno evidente di un cambiamento culturale che sta lentamente interessando tutto il comparto. Uno studio pubblicato su Acta Psychologica ha raccolto le testimonianze di jockey professioniste tra Irlanda e Regno Unito, affrontando un tema che per molto tempo è rimasto quasi sottotraccia: la possibilità di continuare il proprio percorso professionale senza dover necessariamente mettere da parte il desiderio di costruire una famiglia.
L’aspetto più interessante della ricerca, tuttavia, non riguarda le difficoltà, inevitabili in un mestiere fisicamente impegnativo e scandito da ritmi molto particolari, bensì il modo in cui sempre più donne stiano cercando nuove forme di equilibrio, senza vivere la maternità come una parentesi o come la fine di una fase della propria vita. Alcune delle intervistate raccontano infatti come, dopo la nascita di un figlio, il rapporto con il lavoro cambi profondamente, pur mantenendo intatta la volontà di restare accanto ai cavalli e continuare a montare.
Ed è forse proprio qui che emerge uno degli aspetti più autentici dell’equitazione femminile contemporanea: la capacità di adattarsi senza perdere la propria identità. Perché chi frequenta scuderie e concorsi sa bene quanto il lavoro quotidiano richieda presenza costante, orari spesso complicati, viaggi continui e una disponibilità che raramente si esaurisce dentro le canoniche otto ore. Eppure, nonostante questo, il numero di donne che oggi ricoprono ruoli centrali nel settore continua a crescere: amazzoni, allevatrici, istruttrici, groom, veterinari, responsabili di scuderia.
Si tratta di un cambiamento avvenuto quasi in silenzio, senza proclami, ma perfettamente visibile agli occhi di chi vive questi ambienti da anni. Se un tempo la figura femminile veniva raccontata soprattutto attraverso l’immagine della giovane amazzone in gara, oggi il panorama è molto più ampio e maturo, perché comprende donne che lavorano, crescono figli, organizzano trasferte, seguono cavalli, amministrano scuderie e continuano comunque a ritagliarsi uno spazio personale in sella.
Anche per questo motivo la presenza di modelli femminili assume un’importanza sempre maggiore. Lo studio sottolinea infatti quanto le nuove generazioni abbiano bisogno di vedere donne capaci di continuare il proprio percorso professionale anche dopo la maternità, contribuendo così a rendere questo tema sempre più naturale e meno eccezionale. Tutto ciò non si traduce nel trasformare queste esperienze in simboli o battaglie, quanto semplicemente nel renderle visibili, mostrando alle ragazze più giovani che la vita può cambiare forma senza perdere necessariamente direzione.
I cavalli, in fondo, insegnano proprio questo.
Chi vive accanto a loro impara presto che ogni fase richiede tempi diversi, attenzione diversa, sensibilità diversa. Non esiste nulla di automatico nel rapporto con un animale così grande e così capace di percepire ogni minima variazione emotiva ed è probabilmente per questa ragione che molte donne trovano nell’ambiente equestre uno spazio nel quale il concetto di cura assume un significato molto concreto.
La Festa della Mamma diventa allora anche l’occasione per osservare con maggiore attenzione tutte quelle figure femminili che contribuiscono, spesso lontano dai riflettori, alla vita quotidiana del settore ippico. Le madri che trascorrono intere giornate a bordo campo, quelle che accompagnano i figli ai pony games dopo una settimana di lavoro, quelle che hanno rimesso gli stivali anni dopo una gravidanza, oppure quelle che continuano semplicemente a trovare nei cavalli un punto fermo della propria esistenza.
Sono storie normali, ed è proprio questa normalità a renderle preziose. Perché raccontano un’equitazione fatta non soltanto di classifiche e risultati, ma anche di relazioni, famiglie, crescita personale e passione tramandata nel tempo. E forse il messaggio più bello che arriva oggi dalle donne del settore è proprio questo: non esiste un unico modo di vivere i cavalli, così come non esiste un unico modo di essere madre.
References
- Anderson et al., 2023 N. Anderson, D.G. Robinson, E. Verhagen, K. Fagher, P. Edouard, D. Rojas-Valverde, …, D.L. Belavy Under-representation of women is alive and well in sport and exercise medicine: what it looks like and what we can do about itBMJ Open Sport & Exercise Medicine, 9 (2) (2023), Article e001606, 10.1136/bmjsem-2023-001606
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