La lunghezza delle staffe: quando un dettaglio cambia tutto
Chi ha iniziato a praticare equitazione da poco spesso concentra l’attenzione su ciò che appare più evidente: la postura del busto, la posizione delle mani, la traiettoria da seguire.
Eppure esiste un dettaglio apparentemente secondario che influisce in modo decisivo sull’equilibrio del cavaliere e sulla qualità del dialogo con il cavallo: la lunghezza delle staffe.
Si tratta di una regolazione strettamente legata alla funzione che il cavaliere svolge in sella. Cambia la disciplina, cambia la distribuzione del peso, e di conseguenza cambia anche il modo corretto di staffare.
Le lunghezza delle staffe per il lavoro in piano e il dressage
Nel lavoro in piano e nel dressage, ad esempio, il cavaliere resta stabilmente seduto. L’equilibrio nasce dal bacino, che deve seguire il movimento del cavallo in modo naturale e continuo. Per permettere alle gambe di scendere rilassate lungo i fianchi del cavallo, le staffe vengono regolate più lunghe. In questa posizione la gamba non stringe, ma aderisce, e il contatto con il costato rimane costante. È proprio da lì che partono gli aiuti, sempre nello stesso punto, così che il cavallo possa riconoscerli senza ambiguità.
Lunghe ma non lunghissime!
La sensazione, per chi è alle prime armi, è quella di una maggiore stabilità data dalla sella stessa. Tuttavia basta allungare le staffe qualche centimetro di troppo perché il contatto si perda e la gamba inizi a “ballare”, rendendo più difficile sia l’equilibrio sia la comunicazione.
La lunghezza delle staffe per salto ostacoli e cross-country
Lo scenario cambia completamente quando si passa al salto ostacoli o al cross-country. Qui il cavaliere non rimane seduto, ma deve potersi sollevare dalla sella e allineare il proprio baricentro a quello del cavallo, soprattutto nella fase di stacco e di atterraggio. Per farlo, il peso viene scaricato in buona parte sui talloni, e le staffe vengono accorciate. È una posizione più raccolta, che abbassa il baricentro e offre maggiore sicurezza con l’aumentare della velocità.
Nel salto, una staffatura più corta permette di sostenersi sulle gambe senza irrigidirsi, mentre nel cross-country, dove il terreno è variabile e l’azione continua, le staffe vengono accorciate ulteriormente. Il rovescio della medaglia è che, man mano che le staffe si accorciano, diventa più difficile utilizzare gli aiuti di gamba con precisione: serve più energia, più decisione e una maggiore consapevolezza del proprio corpo.
Come regolare la staffatura

Esistono anche riferimenti tecnici, come l’angolo formato dal ginocchio, che aiutano a capire se la posizione è corretta. Nel dressage l’angolo è ampio, nel salto si chiude, nel cross diventa ancora più raccolto. Ma per chi ha iniziato da poco, più che i numeri contano le sensazioni: sentirsi in equilibrio senza sforzo, riuscire a seguire il movimento del cavallo e mantenere un contatto chiaro con le gambe.
Un errore frequente, soprattutto con le staffe corte, è quello di portare il ginocchio troppo avanti e di caricare il peso sulla punta del piede. Il risultato è un cavaliere sbilanciato in avanti, con il tallone che arretra e l’aiuto di gamba che arriva in un punto diverso da quello abituale. Il cavallo, semplicemente, non capisce.
Anche la conformazione fisica gioca un ruolo importante. Un cavaliere minuto su un cavallo imponente potrebbe dover adattare la posizione delle gambe, spostandole leggermente in avanti per raggiungere lo stesso punto di contatto sul costato. In questi casi, la differenza tra una staffatura e l’altra può essere meno marcata di quanto si immagini.
Alla fine, la lunghezza delle staffe racconta molto del rapporto tra cavallo e cavaliere. È un equilibrio che non si impone, ma si costruisce, prova dopo prova.
Spesso proprio quando questo dettaglio è regolato nel modo giusto che tutto il resto inizia a funzionare meglio: la posizione diventa più naturale, gli aiuti più chiari e la sensazione in sella decisamente più sicura.
Ph Stefano Secchi





