Equitazione italiana tra tradizione e futuro, il punto di Francesco Girardi.

Equitazione italiana tra tradizione e futuro, il punto di Francesco Girardi.

Dal Campionato Italiano Assoluto alle prospettive di Piazza di Siena, analisi organizzazione, formula e crescita del movimento, ne parliamo con Francesco Girardi.

Figura di grande esperienza nel panorama equestre italiano, Francesco Girardi ricopre il ruolo di direttore sportivo della Federazione Italiana Sport Equestri (FISE), portando con sé un bagaglio costruito direttamente sul campo. Specialista del completo, disciplina tra le più tecniche e impegnative dell’equitazione, Girardi ha vissuto lo sport in prima persona, maturando una conoscenza approfondita delle dinamiche agonistiche, della preparazione dei binomi e delle esigenze legate al benessere del cavallo. Un percorso che oggi si riflette nel suo approccio alla gestione sportiva, con uno sguardo attento sia alla crescita degli atleti sia allo sviluppo complessivo del movimento equestre italiano.
Il movimento equestre italiano continua a evolversi tra tradizione e nuove sfide. Girardi, che coordina e visiona l’attività federale, vanta un curriculum sportivo di tutto rispetto. Due partecipazioni olimpiche consecutive, Seoul 1988 e Barcellona 1992 oltre che responsabile della sezione concorso completo del Gruppo Sportivo dell‘Aeronautica.

  • Direttore Girardi, che bilancio traccia dell’ultimo Campionato Italiano Assoluto, sia dal punto di vista tecnico che organizzativo?

“Il bilancio è sicuramente positivo. Dal punto di vista tecnico abbiamo visto una competizione di buon livello, con binomi preparati e percorsi che hanno saputo mettere in evidenza qualità e margini di crescita. Anche sul piano organizzativo l’evento ha risposto alle aspettative, con una gestione attenta e una buona partecipazione. Come sempre, c’è spazio per migliorare, ma la direzione è quella giusta.

  • Abbiamo visto una competizione equilibrata e binomi di buon livello, questo rispecchia, a suo avviso, la crescita del movimento italiano?

“Sì, credo che sia uno specchio abbastanza fedele del momento che stiamo vivendo. Il movimento sta crescendo, soprattutto in termini di consapevolezza e qualità del lavoro sui cavalli. Stiamo lavorando con i nostri tecnici federali Stefano Cesaretto e Mario Georges Verheyden a formare una base più ampia di atleti competitivi; abbiamo tanti appuntamenti internazionali e l’esigenza di avere piu’ squadre da poter schierare. Dobbiamo continuare a lavorare sulla continuità e sulla formazione per consolidare questo percorso.”

  • Uno degli aspetti più discussi è stata la formula su tre giorni di gara con una giornata di pausa, la ritiene una scelta vincente anche in ottica futura?

“Siamo tornati a una formula classica che avevamo abbandonato negli ultimi anni perché ritenuta dai nostri Responsabili del settore pia valida a livello tecnico . La giornata di pausa consente una gestione più equilibrata dello sforzo e può contribuire a migliorare la qualità complessiva della competizione. È una soluzione interessante, che merita ulteriori valutazioni. Ho visto bei percorsi dei binomi su tracciati studiati nei minimi particolari dalla nostra eccellenza Italiana Uliano Vezzani.

  • Dal punto di vista organizzativo, quali sono stati secondo lei i punti di forza dell’evento e su cosa si può ancora migliorare?

“I punti di forza sono stati la qualità degli impianti, la professionalità dello staff e la buona gestione generale della manifestazione.
L’ Arezzo Equestrian Center e’ una garanzia di organizzazione sotto tutti i punti di vista.
Su cosa migliorare, direi che possiamo lavorare ancora sulla fruibilità per il pubblico e sulla valorizzazione mediatica dell’evento, aspetti sempre più importanti per la crescita del nostro sport.
Ma stiamo ragionando gia’ alla prossima stagione agonistica per avere un contenitore che soddisfi tutte le esigenze sportive.”

  • Quanto è importante oggi trovare un equilibrio tra spettacolo, competitività e benessere del cavallo nella definizione dei format di gara?

“È fondamentale. L’equitazione ha una responsabilità particolare, perché il cavallo è il nostro compagno di gara . Dobbiamo garantire competizioni di alto livello senza mai perdere di vista il rispetto e la tutela dell’animale. Trovare questo equilibrio è la chiave per uno sviluppo sostenibile e credibile del nostro sport.”

  • Lo sguardo si sposta poi su uno degli appuntamenti più attesi della stagione, Piazza di Siena.

“Piazza di Siena è sempre un appuntamento di altissimo livello e anche quest’anno ci aspettiamo una manifestazione di grande qualità, sia sportiva che organizzativa. Sarà un’occasione importante per vedere all’opera i migliori binomi internazionali , cosa fondamentale per un confronto sportivo e per valorizzare il nostro movimento nazionale.”

  • Guardando alla prossima edizione, dobbiamo sottolineare che si tratta del centenario della Federazione e tutto ciò sarà celebrato con una serie di iniziative con una serie di iniziative per celebrare questo anno importante di Piazza di Siena.

” Il focus sarà soprattutto simbolico e culturale. Logo e iniziative dedicate ai 100 anni, valorizzazione della storia e della “legacy” dell’evento, integrazione con arte, ambiente e sostenibilità, per sottolineare il ruolo di Piazza di Siena come icona internazionale dell’equitazione e della vita culturale romana.
L’obiettivo è quello di migliorare costantemente, introducendo elementi che possano rendere l’evento ancora più attrattivo e funzionale, sia per gli atleti che per il pubblico. Le novità ci saranno, ma sempre nel rispetto della tradizione e dell’identità di Piazza di Siena.”

  • Che ruolo ricopre oggi Piazza di Siena nel panorama internazionale del salto ostacoli?

“Rappresenta uno degli eventi più prestigiosi a livello mondiale. È una vetrina straordinaria per il salto ostacoli e per l’Italia, con una storia e un fascino unici. Essere competitivi a Piazza di Siena ha un valore tecnico e simbolico molto importante.”

  • Infine, uno sguardo più ampio sul movimento. Come valuta lo stato di salute dell’equitazione italiana in questo momento?

“Direi che è uno stato di salute buono, con segnali incoraggianti in diverse discipline. C’è un lavoro importante in corso, sia a livello tecnico che organizzativo, e una crescente attenzione alla formazione e alla programmazione. Dobbiamo continuare su questa strada con determinazione.
Lo sport sta andando sempre piu’ verso concetti di spettacolarizzazione di gesti tecnici e noi dobbiamo cavalcare l’ onda e mettere i nostri atleti nelle migliori condizioni per esprimersi e competere.”

  • Quali sono le principali sfide per il futuro della disciplina nel nostro Paese?

“La sfida di questo 2026 per quanto riguarda il salto ostacoli e il CCE e’ ottenere la qualifica olimpica ai mondiali di Aachen.
Non sara’ semplice visto il parterre di Nazioni competitive ma sono certo che i nostri atleti e parlo di cavalieri e cavalli e i loro staff si impegneranno al massimo per raggiungere questo traguardo.”

  • E quanto conta, nel suo ruolo, l’esperienza diretta maturata in campo nel guidare le scelte tecniche e sportive?

“Conta moltissimo. Aver vissuto lo sport in prima persona permette di comprendere a fondo le esigenze degli atleti e dei cavalli. Il mio percorso nel concorso completo è stato determinante, ma anche l’esperienza nel salto ostacoli, con la partecipazione a importanti competizione di vertice tra cui due Campionati Italiani Assoluti senior e la Coppa degli Assi di Palermo, mi ha dato una visione più ampia e multidisciplinare del mondo degli sport equestri
Detto questo il bello del nostro sport e’ che c’ e’ sempre da imparare quindi l’ umilta’ deve rimanere la base di qualsiasi azione.”

Grazie per la sua grande gentilezza e disponibilità, è stato un vero piacere raccogliere le sue parole.

Rita Leo

© Riproduzione riservata.

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