Milano Cortina 2026, Parsons chiude i Giochi Paralimpici

Presidente IPC

“Lo sport unisce e cambia il modo in cui guardiamo al mondo”

Con un messaggio potente di inclusione, unità e futuro, il presidente dell’International Paralympic Committee, Andrew Parsons, ha ufficialmente dichiarato chiusi i Giochi Paralimpici Invernali di Milano Cortina 2026, al termine di una manifestazione che ha fatto registrare numeri record e un impatto globale senza precedenti.

Davanti alle autorità italiane, tra cui il presidente della Camera dei Deputati Lorenzo Fontana e il presidente del Comitato Organizzatore Giovanni Malagò, Parsons ha ringraziato l’Italia per aver accolto il mondo paralimpico con passione e calore, sottolineando come questi Giochi abbiano rappresentato molto più di una semplice competizione sportiva.

“Qui a Milano Cortina abbiamo celebrato il fatto che siamo diversi. Ma questa sera celebriamo qualcosa di ancora più grande: come queste differenze ci abbiano unito e reso più forti”, ha dichiarato il presidente dell’IPC nel suo discorso conclusivo.

Giochi da record

L’edizione 2026 entrerà nella storia come la più grande Paralimpiade invernale di sempre:

  • 611 atleti in gara
  • più nazioni partecipanti
  • una presenza femminile mai così alta
  • copertura televisiva e digitale globale record.

Parsons ha ringraziato i Comitati Paralimpici Nazionali, le Federazioni Internazionali, i broadcaster e la stampa internazionale per aver contribuito a raccontare al mondo le storie degli atleti, definendole “storie di resilienza e possibilità”.

Un ringraziamento speciale è stato rivolto anche ai volontari: “Con i vostri sorrisi, la vostra energia e la vostra gentilezza avete accolto il mondo intero in Italia”.

Un’eredità che va oltre lo sport

Nel suo intervento, Parsons ha insistito sul concetto di legacy, spiegando che l’eredità dei Giochi è già visibile negli investimenti in accessibilità e infrastrutture realizzati in Italia.

“Non sono semplici miglioramenti strutturali. Sono dichiarazioni sul tipo di società che vogliamo costruire: una società in cui mobilità, indipendenza e opportunità appartengono a tutti”.

Secondo il presidente dell’IPC, l’impatto più importante dei Giochi riguarda il cambiamento culturale generato dagli atleti paralimpici. Le loro prestazioni hanno contribuito a superare stereotipi e a offrire nuovi modelli ai giovani con disabilità.

“Quando il mondo ha visto uno sciatore lanciarsi lungo una pista o una squadra di Para ice hockey combattere sul ghiaccio, qualcosa è cambiato. Le vecchie idee sono svanite e nuove possibilità sono apparse”.

Lo sport come linguaggio universale

Il messaggio lanciato da Milano e Cortina – dalle strade della capitale della moda alle vette delle Dolomiti – è stato chiaro: lo sport ha il potere di unire.

Un principio che attraversa tutte le discipline, comprese quelle equestri. Nel mondo dei cavalli, ad esempio, il para-dressage rappresenta da anni uno dei simboli più concreti di questo ideale: atleti e cavalli lavorano insieme superando barriere fisiche e dimostrando come il talento sportivo possa esprimersi oltre ogni limite.

Non è un caso che molti cavalieri paralimpici parlino del cavallo come di un vero partner atletico, capace di trasformare la diversità in armonia e performance, proprio come accade negli altri sport del movimento paralimpico.

Verso le Alpi francesi: il simbolico passaggio di testimone

Nel momento conclusivo del suo intervento, Andrew Parsons ha già indicato il prossimo orizzonte del movimento paralimpico: le Alpi francesi del 2030, dove gli atleti torneranno a riunirsi tra quattro anni per una nuova edizione dei Giochi Paralimpici Invernali.

Un passaggio che, curiosamente, aveva già trovato una suggestiva anticipazione anche nel mondo degli sport legati ai cavalli. Durante lo Snow Polo Showcase disputato a Valcastello, nelle Dolomiti, una partita dimostrativa di polo sulla neve aveva infatti celebrato simbolicamente il passaggio di testimone tra Italia e Francia nel panorama degli sport invernali internazionali. (Leggi l’articolo qui)

Come raccontato da Horseshowjumping.tv, l’evento aveva riunito cavalieri, istituzioni e appassionati in un contesto unico, dove tradizione alpina, sport e cultura equestre si sono intrecciati con lo spirito olimpico. Il match di snow polo è diventato così una metafora perfetta del dialogo sportivo tra i due Paesi: l’Italia protagonista dei Giochi 2026 e la Francia pronta a raccoglierne l’eredità per il 2030.

In questo senso, anche il mondo equestre – pur non essendo disciplina dei Giochi invernali – continua a rappresentare un ponte naturale tra sport, territori montani e grandi eventi internazionali. Il polo sulla neve, come altre discipline equestri praticate in ambienti alpini, dimostra infatti come il cavallo possa diventare protagonista anche in scenari tipicamente associati agli sport della neve.

Così, mentre la fiamma paralimpica di Milano Cortina 2026 si spegne, lo sguardo dello sport mondiale è già rivolto verso le montagne francesi. Un nuovo capitolo che, proprio come avvenuto tra le Dolomiti con lo snow polo di Valcastello, si prepara a raccogliere il testimone lasciato dall’Italia nel segno dello sport, dell’inclusione e della collaborazione internazionale.

Fonte press release IPC

© Riproduzione riservata.

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