Il valore del saluto, un gesto che racconta il vero spirito dell’equitazione.

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Il valore del saluto: un gesto che racconta il vero spirito dell’equitazione

Tra tradizione, rispetto e sportività, il saluto di amazzoni e cavalieri in gara è molto più di una semplice formalità.

Nelle competizioni di dressage e salto ostacoli, il saluto iniziale (e in alcuni casi finale) rappresenta uno dei momenti più simbolici e significativi della prova. È un gesto breve, spesso sottovalutato, ma carico di valori che vanno ben oltre il regolamento: racconta la cultura dell’equitazione, il rispetto per il cavallo, per i giudici, per il pubblico e per gli altri concorrenti.

Un ponte tra tradizione e sport moderno.

Il saluto affonda le sue radici nella tradizione cavalleresca e militare, quando montare a cavallo significava disciplina, onore e gerarchia. Oggi, anche nello sport moderno, quel gesto rimane come richiamo a un codice etico che distingue l’equitazione da molte altre discipline: qui l’atleta non è solo, ma forma un binomio con un essere vivente che merita considerazione e tutela.

In dressage, il saluto è parte integrante della prova: è il primo contatto formale con la giuria e segna l’inizio dell’esecuzione. Nel salto ostacoli, pur non essendo sempre obbligatorio, resta un segno di educazione sportiva che i giudici e il pubblico notano e apprezzano.

Rispetto per i giudici e per il campo gara.

Salutare significa riconoscere l’autorità e il ruolo dei giudici, che valutano con attenzione tecnica e responsabilità ogni percorso. È un modo per dire: “Sono pronto, accetto le regole e mi affido al vostro giudizio.” Allo stesso tempo, è un atto di rispetto verso il campo gara, frutto del lavoro di molte persone: direttori di campo, assistenti, organizzatori. Entrare in rettangolo o in campo ostacoli con ordine e salutare contribuisce a creare quell’atmosfera di concentrazione e professionalità che caratterizza le competizioni di qualità.

Un segnale di armonia tra cavallo e cavaliere.

Il saluto non riguarda solo il cavaliere, ma anche il cavallo. Un binomio che si presenta calmo, composto e attento comunica subito equilibrio e preparazione. Nel dressage, in particolare, la qualità del saluto può già dare un’idea della connessione tra mano, assetto e risposta del cavallo. È anche un momento in cui l’amazzone o il cavaliere dimostrano controllo, sensibilità e rispetto per il proprio compagno di gara, evitando movimenti bruschi o atteggiamenti frettolosi.

Educazione sportiva e esempio per i più giovani.

Nelle categorie giovanili e amatoriali, il saluto ha un valore educativo enorme. Insegna che la competizione non è solo risultato, tempo o classifica, ma anche comportamento, stile e correttezza. I giovani che imparano fin da subito a salutare con naturalezza e consapevolezza interiorizzano un modo di vivere lo sport basato sul rispetto reciproco. Gli istruttori spesso insistono su questo gesto proprio perché rappresenta una sintesi perfetta dei valori dell’equitazione: disciplina, eleganza, autocontrollo e fair play.

Un piccolo gesto che parla forte.

In un’epoca in cui lo sport tende sempre più alla velocità e alla spettacolarizzazione, il saluto resta un momento di pausa, di presenza e di consapevolezza. Ricorda che, prima della prestazione, viene la relazione: con il cavallo, con le persone, con le regole.

Che sia un inchino nel rettangolo di dressage o un semplice cenno del capo entrando in campo ostacoli, il saluto continua a essere uno dei simboli più autentici dello spirito equestre. Un gesto semplice, ma capace di raccontare molto di chi lo compie — e del modo in cui sceglie di vivere questo sport.

HSJ – RL foto Stefano Sechi

© Riproduzione riservata.

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