Vittorito incorona Martina Saviori e Milagro Bosana: una 160 km che sa di consacrazione
Ci sono traguardi che non si misurano solo in chilometri. E poi ci sono gare come la 160 km di Vittorito, che più che una competizione diventano un racconto: di crescita, fiducia e coraggio. Nel cuore dell’Abruzzo, su un terreno reso pesante dalle piogge e sotto un cielo tutt’altro che indulgente, Martina Saviori e Milagro Bosana hanno scritto una pagina che difficilmente dimenticheranno.
Non è stata semplicemente una vittoria nella CEI3*, la prima gara di interesse federale della stagione. È stato, piuttosto, il momento in cui un binomio giovane ha smesso di essere promessa per diventare certezza.
Martina e Milagro — due “M” che ormai suonano come un marchio — hanno affrontato la distanza regina dell’endurance con la lucidità di chi conosce il proprio cavallo e con il rispetto di chi sa che, a certi livelli, l’improvvisazione non è concessa. La 160 km è una soglia: la linea sottile che separa chi arriva da chi resta, chi costruisce da chi rincorre.
E loro hanno costruito.
Una gara di testa (e di cuore)
Il percorso di Vittorito non ha fatto sconti. Tecnico, selettivo, reso ancora più impegnativo dal fango e dalle basse temperature, ha imposto scelte precise fin dai primi chilometri. Martina ha optato per una strategia chiara: gestione, ascolto, niente forzature.
Una scelta che ha pagato.
Con una media intorno ai 15 km/h e sei cancelli veterinari superati senza sbavature, il binomio lombardo ha portato a termine una prova in cui resistenza e intelligenza tattica sono state decisive. Non a caso, solo due binomi sono riusciti a completare la gara. E tra questi, Martina e Milagro hanno fatto la differenza.
“Siamo partiti dal niente”
A raccontarlo è la stessa Martina, con parole che restituiscono tutta l’emozione di un traguardo costruito nel tempo:
“È davvero un sogno pensare di aver finito una 160 km con il mio cavallo. Siamo partiti dal niente e siamo arrivati fin qui.”
Dietro quella frase c’è un percorso solido: l’argento ai Campionati Italiani Young Rider nel 2023, il bronzo a squadre ai Mondiali in Romania, le prestazioni internazionali tra Francia e Fontainebleau. Ma la 160 km è un’altra dimensione. È un banco di prova che non perdona e che richiede una maturità diversa.
E Milagro, ancora una volta, ha risposto presente.
“Dal primo al 160° chilometro è stato uno spettacolo. Rientri cardiaci pazzeschi, cartellini ottimi. Ha dimostrato di essere un campione, con la C maiuscola.”
Una prova che va oltre il risultato
C’è un dettaglio che restituisce più di ogni numero la durezza della giornata: Martina è partita al buio ed è arrivata al buio. Nel finale, persino la luce frontale l’ha abbandonata, costringendola a rallentare su un terreno insidioso.
Eppure, anche lì, Milagro ha fatto la sua parte.
“Mi ha mostrato la via con fierezza, è stato incredibile.”
Non è solo una frase suggestiva. È la sintesi perfetta di ciò che rappresenta l’endurance: una disciplina in cui il cavallo non è mai semplice atleta, ma partner vero, guida nei momenti più complessi.
Un traguardo condiviso
Dietro ogni 160 km c’è sempre una squadra. Martina lo sa bene e non dimentica chi l’ha accompagnata lungo questo percorso: il team, la famiglia, chi ha seguito da lontano. E soprattutto un pensiero che va oltre lo sport:
“Mio nonno sognava di vedermi in una 160. Questo è quello che mi rende più fiera.”
Parole che danno alla vittoria un peso diverso, più profondo.
Il segnale al circuito
Quella di Vittorito non è solo una prima 160 km conclusa. È un segnale chiaro al circuito: Martina Saviori e Milagro Bosana sono pronti per stare tra i grandi.
Hanno dimostrato maturità, solidità e una sintonia rara. Qualità che, nell’endurance, fanno la differenza più del cronometro.
E se questa era una prova, il verdetto è già scritto.
HSJ x FISE
Intervista e contenuti Luca Giannangeli Sportendurance
Crediti foto Ludovico Ciotola x Sportendurance
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