Claudio Fumagalli, il ritorno che racconta la bellezza degli attacchi

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Quando Claudio Fumagalli parla di attacchi, non lo fa come chi descrive semplicemente una disciplina sportiva: nelle sue parole c’è il percorso di una vita trascorsa tra cavalli, carrozze, trasferte internazionali, giovani soggetti da formare e clienti da seguire, ma anche il desiderio, ancora vivo, di rimettersi un giorno in gioco con i colori dell’Italia. Milanese di origine, cresciuto prima in sella e poi sempre più attratto da quella specialità complessa e affascinante che è la guida in carrozza, Fumagalli è oggi una figura di riferimento nel panorama internazionale degli attacchi.

«Ho iniziato da piccolissimo, avevo ancora nove anni, con i pony vicino a Milano. Prima facevo solo sella, poi sono arrivati gli attacchi e da lì è nata questa “malattia”», racconta sorridendo, ripercorrendo gli anni in cui l’equitazione era ancora una scoperta quotidiana, prima che diventasse mestiere, sport e orizzonte professionale.

Dal 2003 Fumagalli lavora nei Paesi Bassi, al Riant Equestrian Centre di Beekbergen, una struttura che nel 2025 ha ospitato il FEI Driving World Championship for Pairs, evento biennale dedicato alle pariglie.   Il centro è di Mieke van Tergouw, già campionessa del mondo nel 1995 e oggi proprietaria del Riant Equestrian Centre, oltre che organizzatrice del Paardenspektakel Beekbergen.  

«Sono partito nel febbraio del 2003. Se volevo entrare davvero nel settore degli attacchi, mi sono detto che dovevo provare ad andare all’estero: in Italia era ancora un ambiente un po’ chiuso», spiega Claudio, che da allora ha costruito una quotidianità fatta di preparazione, gare, cavalli giovani e lavoro con clienti provenienti da diversi Paesi.

Il suo ritorno in competizione internazionale, a Kronenberg, non è stato quindi un episodio casuale, ma una scelta legata al lavoro di crescita dei cavalli affidati al team. Nel CAI3*-H2 di aprile 2026, categoria internazionale tre stelle per pariglie, Claudio Fumagalli ha chiuso al terzo posto, rientrando in gara dopo un lungo periodo lontano dalle competizioni internazionali.  

«Adesso esco in gara quando c’è qualche cavallo nuovo da provare per i clienti, perché il resto del tempo è dedicato al training e al seguire gli altri driver», racconta. «A Kronenberg avevamo la possibilità di far fare esperienza a una pariglia giovane e sono stato contento: per essere la prima volta, i cavalli si sono presentati più che bene».

Kronenberg, per Claudio Fumagalli, ha rappresentato soprattutto un banco di prova: campo gara importante, molti partenti, atmosfera internazionale e cavalli ancora in fase di maturazione. Nonostante questo, il risultato è arrivato, confermando la qualità del lavoro svolto a casa e la sensibilità con cui un driver esperto sa accompagnare cavalli non ancora pienamente abituati a un contesto di quel livello.

«Il cavallo non aveva mai fatto una gara così grande: campo prova, bandiere, tanta gente, tutto nuovo. Non ero sicuro di cosa aspettarmi, però sembrava potesse far bene e alla fine sono rimasto davvero soddisfatto», dice Claudio, sottolineando come, negli attacchi, la preparazione mentale sia importante quanto quella atletica.

Il cuore del suo lavoro resta proprio lì: capire i cavalli, formarli con pazienza, scegliere il momento giusto per portarli fuori, senza bruciare tappe. Per Claudio Fumagalli, un buon cavallo da attacchi deve avere prima di tutto carattere, disponibilità, buon passo e capacità di accettare il compagno nella pariglia.

«Nel singolo serve un cavallo che non abbia paura e che ti porti; nella pariglia, invece, deve anche accettare il cavallo di fianco. Il carattere viene prima di tutto, poi arrivano movimento, passo e facilità di gestione», spiega. «Molti praticano questo sport per passione, non da professionisti, quindi hanno bisogno di cavalli che permettano anche di divertirsi».

Una riflessione che apre una finestra preziosa sulla disciplina: gli attacchi non sono soltanto spettacolo, velocità o abilità di guida, ma una combinazione raffinata di lavoro quotidiano, lettura del cavallo, organizzazione della squadra e capacità di affrontare tre prove molto diverse tra loro: dressage, maratona e coni. Fumagalli, che nasce con una forte impronta di lavoro in piano, ammette di avere una predilezione per il dressage, pur riconoscendo il fascino della maratona.

«Io sono specializzato nel dressage, l’ho sempre fatto anche a sella, quindi mi piace molto lavorare i cavalli in piano. Però la maratona è sempre bella da guidare, ha un’energia particolare», racconta. «Nei coni, poi, negli ultimi anni mi trovo meglio anche perché il groom può aiutare con le direzioni e io posso restare più concentrato sui cavalli».

All’orizzonte c’è anche l’Italia, con il concorso internazionale di attacchi in programma a fine maggio alle Scuderie San Giorgio di Verolanuova, dal 28 al 31 maggio 2026 secondo il calendario FISE.   Fumagalli sarà presente come trainer, accompagnando clienti e allievi, ma il suo sguardo sull’evento va oltre la singola trasferta: per lui, iniziative di questo tipo sono fondamentali per dare nuova energia alla disciplina nel nostro Paese.

«È bello che qualcuno in Italia voglia investire negli attacchi. Le gare sono sempre meno e, quando c’è una struttura che prova a fare qualcosa, bisogna aiutarla il più possibile», afferma. «Il posto è molto bello, l’organizzazione è aperta ai consigli e questo è già un segnale importante».

E poi c’è il sogno, mai archiviato, di tornare un giorno a rappresentare l’Italia. Non una promessa, non un annuncio, ma una possibilità che resta accesa, legata all’incontro con cavalli adatti e a un progetto sportivo all’altezza.

«Non si sa mai. Se riuscissi a trovare un paio di cavalli come si deve, mi piacerebbe ancora fare qualche mondiale per l’Italia», confida Fumagalli. «Io esco solo se penso di poter fare bene, ma se qualcosa salta fuori, sarei pronto a ripartire».

In questo equilibrio tra esperienza internazionale, lavoro quotidiano e passione ancora intatta sta forse il valore più bello del ritorno di Claudio Fumagalli: non soltanto il podio di Kronenberg, ma il messaggio che porta con sé. Gli attacchi sono una disciplina esigente, elegante, spettacolare e ancora troppo poco conosciuta; raccontarla attraverso la voce di chi la vive da una vita significa aprire una porta su uno sport in cui il talento del driver passa sempre attraverso il rispetto del cavallo, il lavoro della squadra e la cura paziente di ogni dettaglio.

ph FISE

© Riproduzione riservata.

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