Caldo e performance: quello che il cavaliere spesso sottovaluta

caldo e performance limportante e anche idratarsi

Il caldo, nei concorsi, non viene quasi mai considerato come un elemento determinante nella buona riuscita di una performance. Non lo si trova indicato in programma, non rientra tra le “variabili ufficiali”, eppure, soprattutto nelle giornate estive, è una presenza costante che agisce in silenzio, modificando equilibri che sembravano acquisiti.

Chi monta lo percepisce chiaramente, anche senza il supporto di dati o misurazioni: al di là dell’abitudine, della normalità di lavorare sotto il sole e di quella disciplina quasi automatica che questo sport richiede, il corpo comincia a reagire in modo diverso, spesso prima ancora che la mente ne prenda piena coscienza.

E’ uno spostamento di equilibrio che che interrompe il ritmo e che, spesso, tende a essere sottovalutato, fino a quando non si manifesta con effetti concreti sulla qualità della prestazione.

Negli ultimi anni la letteratura scientifica ha iniziato a mettere nero su bianco qualcosa che, in realtà, chi vive quotidianamente questo sport, indipendentemente dalla stagione, aveva già imparato a riconoscere: il caldo è una variabile che incide in modo diretto su consumo energetico, frequenza cardiaca e percezione dello sforzo.

Viene quasi da dire che non servisse uno studio per accorgersene, ma la domanda vera è un’altra: cosa significa tutto questo, in concreto, per un cavaliere? Significa, molto semplicemente, che a parità di lavoro il corpo è costretto a spendere più energia e, allo stesso tempo, fatica a mantenere lo stesso livello di efficienza. In altre parole, si lavora di più per ottenere meno.

E qui entra in gioco un aspetto che spesso viene gestito in modo approssimativo: l’alimentazione.

Perché quando la temperatura sale, succede qualcosa di molto concreto, si suda di più, si perdono liquidi e sali minerali, ma allo stesso tempo cala l’appetito. Il risultato è un paradosso: proprio nel momento in cui servirebbe più energia, il cavaliere tende a introdurne meno.

Il problema non si manifesta subito, ed è forse questo l’aspetto più insidioso perchè, come abbiamo già affrontato in altri articoli di questa rubrica NutriEquilibrio, non c’è quasi mai un crollo improvviso, ma un lento peggioramento della prestazione.

In queste condizioni, i carboidrati, spesso demonizzati o gestiti con superficialità, tornano ad avere un ruolo centrale perchè sono la fonte di energia più immediata e, quando il lavoro si fa più intenso o prolungato, diventano indispensabili per mantenere lucidità, coordinazione e prontezza di riflessi, tre elementi chiave per qualsiasi sport equestre.

Questo non necessariamente significa mangiare di più, ma mangiare meglio e soprattutto al momento giusto. Un apporto leggero prima della gara o dell’allenamento, facilmente digeribile, può fare la differenza.

Poi c’è l’idratazione, che meriterebbe un discorso a parte. Perché bere “quando si ha sete” è, semplicemente, troppo tardi; il corpo inizia a perdere efficienza molto prima che il segnale arrivi in modo chiaro e nel contesto di una gara o di una sessione di allenamento, dove i tempi sono stretti e le priorità molteplici, è facile dimenticarsene.

Gli studi parlano chiaro: anche una disidratazione lieve può aumentare la frequenza cardiaca, peggiorare la percezione dello sforzo e ridurre la capacità di concentrazione e, in casi estremi, provocare anche svenimenti. Elementi che, messi insieme, incidono direttamente sulla qualità del lavoro in sella oltre che mettere in pericolo il cavaliere o l’amazzone.

A complicare ulteriormente il quadro c’è l’abbigliamento, che non può essere modificato a piacere. Casco, giacca, protezioni: tutto contribuisce a trattenere il calore, rendendo meno efficiente il sistema di raffreddamento del corpo.

È una condizione che si somma al resto e che spiega perché, in certe giornate, anche cavalieri preparati possano apparire meno efficaci del solito.

La gestione di caldo e performance, allora, non è una questione accessoria e passa, inevitabilmente, anche da ciò che si mangia e si beve, prima ancora che da ciò che si fa in campo.

Alessandra Ceserani

© Riproduzione riservata.

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