Quando si schiude un “girasole”: a volte basta crederci
Ci sono cavalli che nascono per brillare e poi ce ne sono altri che devono prima imparare a sopravvivere.
Girasole è un grigio di quattro anni, un nome che sa di luce, ma che di luce all’inizio ne vide poca perchè era esile, le sue zampe instabili nonostante mangiasse, magari non come dovrebbe un puledro che poteva essere proiettato allo sport ma comunque, tant’è.
Di lui si sa dai documenti ANICA e MASAF appena fatti, che è figlio di Neck Armor e Quirra by Laconi, soggetti che non hanno bisogno di presentazioni agli addetti ai lavori.
Ma quando l’11 aprile 2025 arrivò in Abruzzo, di quella genealogia importante restava soltanto l’eco!
Era piuttosto magro, il petto stretto, il corpo segnato da una crescita difficile, uno di quei cavalli che passano inosservati o, peggio, che vengono osservati con sufficienza.
Nessuno avrebbe pensato a lui come a un futuro atleta, figuriamoci come a un cavallo da endurance.
Eppure, davanti a lui c’era lo sguardo di Yari Perrotti, atleta e cavaliere abruzzese abituato alle sfide che iniziano quando tutti gli altri si fermano. Le voci attorno erano le solite: “Sì, si riprenderà…”, ma pronunciate con quel tono che somiglia più a una presa in giro che a un incoraggiamento, sospeso tra scetticismo e ironia. Era la classica situazione in cui si consiglia prudenza, distacco, realismo ma chi vive di cavalli sa che ci sono decisioni che non passano dalla logica bensì dal cuore.
Yari lo guarda e sceglie. “Voglio provarci e se non sarà un cavallo da competizione, sarà un compagno di vita”. Non è una frase detta per romanticismo, è una promessa e le promesse, con i cavalli, si mantengono ogni giorno.
Comincia così un percorso silenzioso, fatto di cure costanti, mangimi studiati per puledri, integratori, erba fresca, pascolo e soprattutto tempo. Il tempo necessario perché un corpo si ricostruisca, ma anche quello perché una mente impari di nuovo a fidarsi. Lentamente Girasole cambia.
Il suo corpo si riempie, la struttura si definisce, l’altezza cresce fino a sfiorare il metro e sessanta ma è negli occhi che si vede la trasformazione più grande; non più lo sguardo spento di chi subisce, ma quello curioso e vivo di chi ricomincia.
È come se, fedele al suo nome, avesse deciso di girarsi verso la luce, proprio come fanno i girasoli veri, che cercano il sole per potersi aprire.
Il primo banco di prova arriva un paio di week-end fa in Val di Sangro. Alla prima gara in endurance montato da Antony Verna, non c’è tensione eccessiva, non c’è affanno ma naturalezza e potenziale. C’è quella sensazione, difficile da spiegare, che qualcosa di importante stia prendendo forma.
Yari non si nasconde, è convinto che crescerà ancora, che possa diventare forte come i suoi fratelli Bandito e Burgos. Ma al di là dei risultati futuri, c’è già una vittoria che nessuna classifica potrà misurare, è la vittoria di aver creduto quando era più facile dubitare, di aver visto un cavallo dove altri vedevano solo ossa, di aver scelto di investire tempo, energie e cuore senza alcuna certezza in cambio.
Yari custodisce un video che racconta il suo arrivo in Abruzzo e la sua prima gara date tra le quali passano appena nove mesi.
Nove mesi che hanno trasformato un puledro sottopeso in un atleta che guarda avanti. Nove mesi che dimostrano che a volte, per far schiudere un Girasole, non serve altro che qualcuno disposto a crederci davvero.
E forse è proprio questo il senso più profondo di questa storia, non è solo la rinascita di un cavallo, è la conferma che il talento può essere nascosto, ma la fiducia può riportarlo alla luce.
Sport Endurance – Luca Giannaangeli
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