Alexandra Görgens e Avantea: la scienza della riproduzione equina incontra etica, esperienza e passione

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Dalla tradizione dell’allevamento tedesco alla collaborazione con Avantea: la veterinaria Alexandra Görgens racconta come la medicina riproduttiva stia cambiando il futuro dei cavalli sportivi, senza dimenticare il benessere animale.

Nel mondo dell’allevamento dei cavalli sportivi, la riproduzione assistita è spesso raccontata attraverso numeri, tecnologie e risultati. Ma dietro ogni innovazione ci sono persone, esperienze e scelte etiche.

La dottoressa Alexandra Görgens, veterinaria specializzata in ginecologia equina, è una delle figure più autorevoli in questo campo. Oggi il suo lavoro si intreccia con quello di Avantea, il centro di riferimento internazionale per le biotecnologie della riproduzione equina con sede in Italia.

Il suo percorso racconta molto più di una semplice evoluzione scientifica: è la storia di una professionista che ha visto cambiare l’allevamento moderno e che continua a interrogarsi su come tecnologia, responsabilità e benessere animale possano convivere.

Dalle radici dell’allevamento alla medicina riproduttiva

La carriera di Alexandra Görgens nasce in una delle regioni europee più legate alla tradizione dell’allevamento. Un contesto che ha influenzato profondamente la sua visione professionale.

“Quando ho iniziato a lavorare qui, l’idea di base era già chiara: questa regione ha una tradizione di allevamento profondamente radicata. Un tempo c’erano cavalli praticamente ovunque, nei garage, nei giardini, negli edifici agricoli. Era quasi strano non avere una fattrice.”

Dopo gli studi, l’incontro con la clinica dove avrebbe iniziato il suo percorso professionale è stato quasi naturale.

“Ho fatto qui il mio tirocinio e verso la fine degli studi è diventato evidente che c’era troppo lavoro: avevano bisogno di un’altra persona. Ho accettato mentre stavo ancora studiando e ho iniziato subito dopo la laurea, nel dicembre 2001.”

Da quel momento il lavoro clinico e la ricerca scientifica hanno proceduto insieme.

“L’idea iniziale era lavorare tre quarti del tempo e dedicare un quarto al dottorato. In realtà è diventato un lavoro a tempo pieno… con un po’ di ricerca nei ritagli di tempo.”

Con l’aumento del lavoro e l’introduzione di nuove tecnologie, la struttura è cresciuta fino a diventare uno dei centri più specializzati in ginecologia equina.

Un lavoro di squadra altamente specializzato

Oggi il centro conta un team numeroso e altamente organizzato, soprattutto durante la stagione riproduttiva.

“Durante la primavera lavoriamo con cinque veterinari e mezzo dedicati esclusivamente alla ginecologia, più quattro assistenti. Nel periodo della stagione di monta arriviamo a circa dieci persone che lavorano solo su questo settore.”

Il lavoro segue un ritmo stagionale molto preciso: la primavera è dedicata alla ginecologia classica, mentre l’inverno è il periodo in cui si concentra l’attività di OPU (ovum pick-up), una tecnica che consente il prelievo degli ovociti dalle fattrici.

Per Görgens, però, questo tipo di procedure non è mai un’attività individuale.

“Il mio team principale è formato da due persone: io lavoro sulla cavalla e sulle ovaie, mentre la mia collega Stefanie Harland gestisce l’ago. Se una di noi non c’è, l’OPU non si fa.”

Attorno a loro ruota un gruppo perfettamente coordinato.

“Di solito siamo in quattro: una persona alla testa della cavalla, una alla siringa e un assistente. È un lavoro estremamente collaudato: servono pochissime parole, ognuno sa esattamente cosa fare.”

OPU e ICSI: opportunità straordinarie, ma con limiti chiari

Tecniche come OPU e ICSI (iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo) hanno rivoluzionato la riproduzione equina. Tuttavia Görgens insiste su un punto fondamentale: sono strumenti, non obiettivi.

“Per me ci sono due grandi vantaggi. Il primo è poter accedere a stalloni eccezionali che non sono più disponibili, come Chacco-Blue, Baloubet du Rouet o Heartbreaker. Il secondo riguarda le fattrici: cavalle che non restano gravide da anni o che non dovrebbero più portare avanti una gestazione.”

Ma l’uso indiscriminato di queste tecniche non fa parte della sua filosofia.

“Non ho clienti che tengono cavalle solo per fare OPU. Per noi deve essere un’eccezione: magari una o due volte l’anno, non ogni quattro settimane per anni.”

Anche il mercato dell’allevamento, secondo lei, può risentire dell’abuso della tecnologia.

“Vedo allevatori che finiscono per danneggiare il proprio mercato. Ci sono già 30 o 40 prodotti della stessa linea di sangue e il prezzo crolla. È triste.”

Avantea: un punto di riferimento internazionale

In questo contesto di ricerca e responsabilità, la collaborazione con Avantea rappresenta per Görgens un riferimento assoluto.

“Per me Avantea è chiaramente il non plus ultra.”

Il primo contatto con questa realtà risale a più di un decennio fa.

“Ho conosciuto il metodo intorno al 2011, quando una cavalla fu inviata a Cesare Galli e lì furono prodotti i primi embrioni.”

Prima di adottare pienamente la tecnica, la veterinaria ha osservato attentamente il lavoro di diversi centri.

“Sono andata a visitare Galli, sono stata due volte a Utrecht, ho studiato tutto nel dettaglio. Oggi, se ho la possibilità di scegliere, lavoro con Avantea perché so che quando le condizioni diventano difficili sono il team che può salvare sia me sia i miei clienti.”

Una scelta professionale che diventa personale

La sua visione della medicina riproduttiva non è solo professionale. È anche profondamente personale.

“Mio marito e io abbiamo avuto difficoltà ad avere figli e ci è stato detto che l’OPU/ICSI era l’unica possibilità. Uno dei nostri tre figli è nato grazie a questa tecnica.”

Un’esperienza che ha cambiato il suo modo di guardare a questa tecnologia.

“Per questo non tollero facilmente le critiche superficiali. So cosa può fare questa tecnica e, a livello personale, sono immensamente grata che esista.”

Il limite invalicabile: il benessere animale

Nonostante l’entusiasmo per il progresso scientifico, Görgens rimane ferma su un principio fondamentale.

“Il benessere animale è il limite assoluto per me.”

Per questo motivo alcune scelte sono molto nette.

“Non eseguiamo più OPU su cavalle molto giovani, soprattutto di due anni. E con cavalle molto anziane valuto ogni caso con estrema attenzione.”

Per lei la selezione, la responsabilità e il rispetto del cavallo vengono prima di ogni progresso tecnologico.

Il futuro dell’allevamento

Guardando avanti, Görgens è convinta che le biotecnologie possano contribuire in modo decisivo al miglioramento genetico dei cavalli sportivi, soprattutto quando coinvolgono fattrici con carriera agonistica.

“Le cavalle da sport di successo spesso trasmettono prestazione, carattere e attitudine. In passato queste cavalle venivano messe in riproduzione molto tardi o non venivano allevate affatto.”

Oggi, grazie alla tecnologia e a collaborazioni internazionali come quella con Avantea, il potenziale genetico di queste atlete può essere valorizzato senza interrompere necessariamente la loro carriera.

Una rivoluzione silenziosa che sta ridisegnando il futuro dell’allevamento sportivo. Ma, come ricorda Alexandra Görgens, il vero progresso non è solo tecnologico, è anche una questione di responsabilità.

Traduzione a cura di AC | Horseshowjumping.tv

© Riproduzione riservata.

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