San Raffaele Viterbo, 40 anni di riabilitazione equestre, il cavallo come cura, inclusione e rinascita.
Dal 1986 il Centro costruisce percorsi terapeutici e sociali attraverso la relazione uomo-cavallo. Tra i prossimi appuntamenti, il Carosello protagonista a Piazza di Siena.
Quarant’anni di cura, relazioni e inclusione sociale. Il Centro di Riabilitazione Equestre del San Raffaele Viterbo ha celebrato il suo anniversario raccontando una storia che va oltre la riabilitazione sanitaria e diventa esperienza concreta di integrazione e crescita condivisa.
Nato nel 1986 da un’intuizione innovativa per l’epoca, il Centro ha trasformato il cavallo in un vero e proprio mediatore terapeutico, educativo e relazionale. Non solo uno strumento riabilitativo, ma un ponte capace di creare fiducia, comunicazione e autonomia per bambini, ragazzi e adulti coinvolti in percorsi di recupero fisico, psichico e sensoriale.

La struttura, accreditata con il Servizio Sanitario Regionale, rappresenta oggi una realtà di riferimento nella riabilitazione, con particolare attenzione all’età evolutiva e ai disturbi dello spettro autistico. Le attività vengono svolte con il supporto tecnico dell’Associazione Sportiva Dilettantistica AREDA.
Alla cerimonia celebrativa hanno partecipato numerose istituzioni civili, religiose e sportive, tra cui Orazio Francesco Piazza, la sindaca di Viterbo Chiara Frontini, il vicepresidente del CONI e presidente FISE Marco Di Paola, insieme ai rappresentanti del Gruppo San Raffaele e ai professionisti che da anni guidano il Centro.
La storia della struttura nasce da una scelta controcorrente. In un primo momento si tentò di accompagnare i pazienti verso un graduale reinserimento nel tessuto sociale. Ma davanti alle difficoltà e alle diffidenze dell’epoca, la prospettiva venne ribaltata: invece di portare i ragazzi nel mondo esterno, si decise di fare entrare la comunità all’interno del maneggio.
Da allora pazienti e giovani del territorio hanno iniziato a condividere gli stessi spazi, gli stessi cavalli, gli stessi esercizi e le stesse esperienze. Un modello che ha trasformato l’inclusione da principio teorico a pratica quotidiana.

“Ogni percorso nasce da una valutazione clinica e da un progetto riabilitativo personalizzato, ma trova nella relazione con il cavallo una possibilità unica di crescita”, ha spiegato il direttore sanitario Piergiorgio Guidorzi. “Il risultato non è soltanto motorio o funzionale, ma anche umano, sociale e identitario”.
Oggi il maneggio ospita decine di cavalli Haflinger, pony e asinelli coinvolti in attività di ippoterapia e onoterapia. Un patrimonio di esperienze che ha reso il Centro una realtà riconosciuta per la capacità di coniugare approccio clinico, relazione educativa e apertura alla comunità.
Da questa stessa visione è nato anche il Carosello del San Raffaele, progetto inclusivo che vede ragazzi con disabilità e normodotati allenarsi insieme, condividendo responsabilità, emozioni e obiettivi comuni. Una squadra unica che negli anni è diventata simbolo concreto di integrazione.
Anche quest’anno il Carosello parteciperà a CSIO di Roma Piazza di Siena, nella giornata conclusiva della manifestazione, portando nel cuore di uno degli appuntamenti più prestigiosi dell’equitazione italiana una testimonianza autentica di coraggio, appartenenza e possibilità.
Tiiana Balsamo
Direttore Comunicazione e Capo Ufficio Stampa Gruppo San Raffaele
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