La domanda giusta non è “Di chi è la colpa?” ma “Cosa abbiamo imparato?”

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genitore allievo e istruttore

Quando una gara va male, spesso, la prima reazione è quella di cercare di individuare di chi è la colpa. L’atleta da la colpa al cavallo, il genitore da la colpa all’istruttore e l’istruttore da la colpa all’allievo. È una dinamica molto comune e comprensibile soprattutto quando entrano in gioco delusione, rabbia o frustrazione. Il problema è che in queste situazioni l’emotività rischia di prendere il sopravvento e si perde lucidità. Così facendo, si rischia di rovinare rapporti importanti e di incrinare fiducia e collaborazione tra allievo, istruttore e genitore.

Spesso ci sono tre attori coinvolti: atleta, genitore e istruttore. Ognuno guarda la stessa gara da una prospettiva diversa ed è normale che le interpretazioni degli eventi siano diverse. Il problema di queste situazioni è che se non ci si ferma a confrontarsi in modo costruttivo, i giudizi prendono il posto del dialogo e si rischia di distruggere rapporti di fiducia e collaborazione. È proprio in questi momenti che il coaching può fare la differenza, aiutando atleti, genitori e istruttori a interpretare la situazione con maggiore consapevolezza, gestire meglio le emozioni e trasformare una difficoltà in un’occasione di crescita condivisa.

Per te Atleta

Prendersi la responsabilità di quello che è successo in gara è un passaggio fondamentale. Il cavallo è un essere vivente, e può avere reazioni impreviste. Ci sono alcune gare in cui si può dire che il cavallo ha avuto veramente una reazione strana ma nella maggior parte dei casi siamo noi cavalieri a doverci mettere in discussione e chiederci quanto abbiamo preparato bene il cavallo, quanto siamo stati presenti nel riscaldamento e quanto siamo riusciti a creare connessione. I cavalli sono esseri estremamente generosi: quando sono davvero connessi a noi, difficilmente “sbagliano di proposito”. Spesso l’errore nasce da un errore Tecnico, una richiesta poco chiara, da inesperienza di entrambi, da un “troppo” o da un “troppo poco” da parte del cavaliere.

Oppure l’errore nasce da un errore Mentale ed Emozionale del cavaliere che è troppo nervoso, poco concentrato, prova troppa ansia e si dimentica cosa fare. Oppure l’errore nasce da un errore Fisico del cavaliere, è troppo rigido, non ha abbastanza forza, o ha poca preparazione muscolare e cardiovascolare e non è efficace con i suoi aiuti.

L’equitazione è un’arte. Non ha regole fisse e non si smette mai di imparare. Ogni istruttore ha un suo istruttore e la maturità equestre arriva con il tempo, l’esperienza e tanti errori. Se scegli questo sport, sai che ci saranno anni di imprevisti, cadute, frustrazioni e insegnamenti. Cercare il colpevole dopo una gara è normale, ma non è utile per cui se vuoi davvero crescere sai che la strada passa dall’umiltà, dal prendersi la responsabilità, dal mettersi in discussione e dal tornare a lavorare su di sé.

Per te Genitore

Ai genitori voglio dire che capisco profondamente il desiderio di proteggere vostro figlio/a dalla delusione. È istintivo. Ma lo sport è una delle più grandi metafore della vita. Ogni sconfitta è una lezione di vita. So che non è semplice ma nel vostro ruolo potete sostenere emotivamente vostro figlio/a senza entrare in merito agli aspetti tecnici e senza contraddire l’istruttore. Parlare male dell’istruttore davanti ai figli vuol dire screditarlo e fargli perdere leadership e rispetto. Se vostro figlio vede che non vi fidate più dell’istruttore non si fiderà più nemmeno lui e le conseguenze saranno solo negative. Non è cambiando istruttore ogni volta che la gara va male che vostro figlio diventerà più bravo. E non è nemmeno cambiando subito cavallo che otterrà subito dei risultati.

E’ importante assicurarsi che il cavallo e l’istruttore siano competenti e al livello di vostro figlio ma non sono loro i responsabili del risultato della gara.

Per te Istruttore

Agli istruttori, infine, ricordo quanto sia importante restare lucidi e “gentili” nonostante l’allievo possa aver fatto qualche confusione in gara. Il feedback è uno strumento potentissimo, ma va usato con cura. E’ importante dare feedback sul comportamento e sugli aspetti tecnici e mai sull’identità della persona. Umiliare e mortificare non insegna, fa stare male e allontana le persone. Guidare invece sì. Un confronto fatto bene può trasformare un errore in un enorme passo avanti. E’ importante comprendere che ogni allievo ha un suo modo preferenziale per apprendere, diventa quindi molto importante per un istruttore migliorare le proprie capacità comunicative per poter comunicare al meglio per ogni allievo.

Quando vi trovate a vivere situazioni deludenti nello Sport allenatevi a riflettere su come reagire in modo utile per poter crescere e migliorare da questa esperienza.

Vi lascio con alcune domande che uso spesso nel coaching.

Prendete carta e penna e scrivete:
1. Cosa imparo da quello che è successo?
2. Qual è la lezione per me?
3. Cosa c’è di buono in questa esperienza?
4. In cosa sono cresciuto grazie a questo evento?

Quando atleta, genitore e istruttore lavorano insieme, nel rispetto dei ruoli, anche una gara andata male diventa un’opportunità. Perché la vera vittoria non è evitare l’errore, ma imparare da esso e rafforzare il binomio, dentro e fuori dal campo gara.

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La domanda giusta non è “Di chi è la colpa?" ma "Cosa abbiamo imparato?” 3

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