Dieci anni di seconde possibilità: il progetto Fieracavalli–Corte Molon che reinserisce i detenuti grazie ai cavalli
Dieci anni di cavalli, formazione e seconde possibilità. Il progetto di reinserimento lavorativo promosso da Fieracavalli, in collaborazione con Horse Valley ASD – Corte Molon e la casa circondariale di Montorio, spegne le sue prime dieci candeline e racconta una storia concreta di inclusione sociale attraverso il rapporto uomo–cavallo.
Avviato nel 2016, il progetto ha coinvolto nel corso degli anni 172 persone detenute, offrendo loro un percorso strutturato di formazione professionale nel settore equestre. Di queste, 53 hanno conseguito il diploma di tecnico di scuderia, una qualifica spendibile nel mondo del lavoro e capace di aprire reali prospettive occupazionali una volta concluso il periodo di detenzione.
Una scuderia dietro le mura
Il successo dell’iniziativa è stato tale da portare alla realizzazione, all’interno del carcere di Montorio, di una vera e propria piccola scuderia, composta da tre box, dove i detenuti possono svolgere attività pratiche direttamente in istituto. Le lezioni alternano momenti teorici e applicativi e spaziano dalla gestione della scuderia all’etologia del cavallo, dall’alimentazione alla tecnica equestre, grazie anche al contributo di figure professionali come veterinari, maniscalchi e addestratori.
I cavalli coinvolti nel progetto sono animali ritirati dall’attività agonistica, protagonisti di un nuovo percorso di vita parallelo a quello dei corsisti: un incontro che diventa occasione di crescita reciproca, responsabilizzazione e rispetto.
La cerimonia dei diplomi
Lunedì 12 gennaio si è svolta la cerimonia di consegna degli ultimi sei diplomi relativi all’anno formativo 2024/2025. All’evento hanno partecipato il presidente di Veronafiere, Federico Bricolo, e il responsabile di Fieracavalli Armando Di Ruzza, insieme alla direttrice del carcere Maria Grazia Bregoli, al comandante della Polizia Penitenziaria Mario Piramide e alla presidente di Horse Valley Linda Fabrello.
Accanto alla formazione tecnica, il percorso ha incluso anche un corso di Kundalini Yoga, focalizzato sulla gestione delle emozioni e sulla respirazione consapevole: strumenti preziosi per migliorare l’approccio al cavallo e favorire uno stato emotivo più equilibrato.
Oltre la formazione, la dignità
«Da dieci anni questo progetto dimostra che Fieracavalli non è solo un evento, ma una comunità che si prende cura del territorio», ha sottolineato Federico Bricolo. «Offrire una formazione qualificante e un mestiere concreto significa restituire dignità, fiducia e una reale possibilità di futuro».
Un concetto ribadito anche dalla direttrice Maria Grazia Bregoli, che ha evidenziato come diversi ex detenuti abbiano già trovato occupazione presso centri ippici del territorio, trasformando la formazione ricevuta in un lavoro stabile.
Per Linda Fabrello, il valore aggiunto del progetto va oltre l’aspetto professionale: «Il cavallo diventa un mediatore di relazione, anche culturale. Molti detenuti hanno ricordi legati al cavallo nella loro infanzia o nella terra d’origine: si crea così uno spazio di condivisione basato su memorie positive e legami familiari».
Uno sguardo al futuro
Il progetto prosegue anche all’esterno del carcere: i detenuti autorizzati ai sensi dell’Articolo 21 svolgono attività di volontariato presso Corte Molon, affiancando lo staff nelle mansioni quotidiane di scuderia. Un ulteriore passo verso l’autonomia, la responsabilità e il reinserimento nella società.
A dieci anni dalla sua nascita, l’iniziativa Fieracavalli–Corte Molon si conferma un modello virtuoso di inclusione, capace di coniugare formazione, lavoro e relazione, dimostrando come il mondo equestre possa essere anche strumento di riscatto e di nuove opportunità.




.png)
