Preparazione fisica del cavaliere: stabilità dinamica e controllo del movimento
Nel percorso di preparazione fisica del cavaliere, dopo aver approfondito stabilità del bacino, ruolo degli arti inferiori, catene crociate e resistenza muscolare locale, emerge un concetto trasversale a tutti questi elementi: la capacità di controllare il movimento, non di bloccarlo. In equitazione, infatti, la stabilità non coincide mai con immobilità. Il corpo del cavaliere è costantemente esposto a variazioni di ritmo, ampiezza e direzione generate dal movimento del cavallo. La qualità dell’assetto dipende quindi dalla capacità di adattarsi a queste variazioni mantenendo controllo, simmetria e continuità del gesto.
Stabilità dinamica: cosa significa davvero in sella
Dal punto di vista biomeccanico, la stabilità dinamica è la capacità di mantenere l’allineamento del corpo mentre alcune parti si muovono. Questo avviene attraverso un lavoro integrato tra core, bacino e arti, che consente al cavaliere di seguire il cavallo senza anticiparlo né subirlo. Quando questa capacità è carente, il cavaliere tende a irrigidirsi o a compensare: il bacino perde neutralità, le gambe diventano instabili, la mano perde continuità. Al contrario, una buona stabilità dinamica permette di assorbire le oscillazioni, mantenere precisione negli aiuti e conservare un assetto funzionale anche nelle fasi più impegnative del lavoro.

Un aspetto spesso frainteso riguarda la mobilità. Nel cavaliere, non è richiesta una mobilità estrema, ma una mobilità attiva e controllata, capace di integrarsi con la stabilità del tronco e del bacino. Le articolazioni, in particolare l’anca, devono essere in grado di muoversi senza che il controllo centrale venga perso. Questo è fondamentale nelle transizioni, nei cambi di equilibrio e in tutte le situazioni in cui il cavallo modifica assetto e ritmo.
Per allenare mobilità controllata e stabilità dinamica in modo coerente con le richieste dell’equitazione, è utile scegliere esercizi che richiedano movimento degli arti associato a controllo centrale.
1. Mobilità attiva dell’anca con controllo del bacino
Obiettivo: migliorare la capacità di muovere l’anca mantenendo stabilità del bacino e del tronco.
Perché è utile: in sella l’anca deve adattarsi continuamente al movimento del cavallo senza “trascinare” il bacino o il busto.
Trasferimento pratico: migliora la fluidità nelle transizioni e la capacità di seguire il cavallo senza rigidità.

2. Mobilità dell’anca in intra ed extra-rotazione in posizione seduta
Obiettivo: migliorare la capacità di ruotare il femore all’interno dell’acetabolo mantenendo il bacino stabile.
Perché è utile: permette di lavorare sulle rotazioni senza carico e senza compensi del tronco.
Trasferimento in sella: migliora l’adattamento della gamba al movimento del cavallo, riducendo rigidità e tensioni inutili.
Allenare mobilità e stabilità come elementi separati è un errore comune. Nell’equitazione, il corpo deve essere in grado di muoversi e controllarsi allo stesso tempo.
Un cavaliere che sviluppa stabilità dinamica riesce a mantenere qualità del gesto, precisione degli aiuti e continuità del contatto anche nelle fasi più impegnative del lavoro. Il risultato è un assetto più funzionale, una comunicazione più chiara con il cavallo e una maggiore sicurezza per entrambi.
Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Preparazione Fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach
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