Preparazione fisica del cavaliere: posizione e assetto, due concetti che non sono la stessa cosa
Nel linguaggio equestre, i termini posizione e assetto vengono spesso utilizzati come sinonimi. In realtà descrivono due aspetti differenti della prestazione del cavaliere e comprenderne la differenza è fondamentale quando si parla di preparazione fisica.
La posizione rappresenta la disposizione dei segmenti corporei in un determinato istante. È ciò che possiamo osservare in una fotografia: l’allineamento di testa, tronco, bacino e arti in un preciso momento.
L’assetto rappresenta la capacità del cavaliere di mantenere, modificare e adattare quella posizione durante il movimento del cavallo e durante le diverse richieste del gesto tecnico. In altre parole, la posizione può essere fotografata, mentre l’assetto può essere compreso soltanto osservando il movimento.
Per questo motivo due cavalieri possono presentare una posizione apparentemente corretta in una fotografia, ma manifestare assetti completamente differenti una volta osservati durante il lavoro in sella. Dal punto di vista biomeccanico, l’assetto non coincide con una postura ideale da mantenere in modo rigido, esso rappresenta una capacità motoria complessa, che richiede il controllo simultaneo di equilibrio, stabilità, mobilità e coordinazione.
Durante ogni falcata il cavallo genera accelerazioni, oscillazioni e variazioni dell’equilibrio che il cavaliere deve continuamente gestire. Per questo motivo un assetto efficace non dipende dalla capacità di rimanere immobile, ma dalla capacità di adattarsi al movimento mantenendo controllo e precisione. Un cavaliere con un buon assetto riesce a modificare continuamente la propria organizzazione corporea senza perdere qualità nella comunicazione con il cavallo.
Da cosa dipende un buon assetto?
Le principali componenti che contribuiscono alla costruzione dell’assetto sono:
– controllo del tronco;
– stabilità del bacino;
– mobilità delle anche;
– mobilità della colonna toracica;
– controllo degli arti inferiori;
– coordinazione tra i diversi segmenti corporei.
Quando una di queste componenti è carente, il cavaliere tende a sviluppare strategie compensatorie che possono influenzare la qualità degli aiuti e l’efficienza del movimento. È per questo motivo che problemi apparentemente localizzati, come una mano instabile o una staffa poco stabile, spesso non dipendono esclusivamente dal segmento coinvolto ma dal funzionamento dell’intero sistema.
Il ruolo della preparazione fisica:
La preparazione fisica non ha l’obiettivo di insegnare una posizione standard valida per tutti i cavalieri. L’obiettivo è sviluppare le qualità fisiche che permettono al cavaliere di mantenere un assetto efficace nelle diverse condizioni di lavoro. Migliorare mobilità, stabilità e controllo motorio significa aumentare la capacità del cavaliere di adattarsi al movimento del cavallo senza perdere precisione nell’utilizzo degli aiuti.
Per questo motivo la preparazione fisica equestre non dovrebbe essere considerata un complemento dell’allenamento tecnico, ma uno strumento che contribuisce direttamente alla qualità dell’assetto.
Un test pratico: Sit-to-Stand monopodalico
- Seduto su una panca, incrocia le braccia al petto e solleva una gamba da terra.
- Successivamente prova ad alzarti utilizzando esclusivamente l’arto in appoggio e torna lentamente alla posizione iniziale mantenendo il controllo del movimento.
Osserva:
– differenze tra lato destro e sinistro;
– perdita dell’equilibrio;
– deviazioni del ginocchio;
– inclinazioni eccessive del tronco;
– difficoltà nel controllo della fase di discesa.
Questo test non valuta direttamente l’assetto in sella, ma fornisce informazioni utili sulla capacità di controllare il corpo e gestire il carico attraverso gli arti inferiori, aspetti fondamentali per la costruzione di un assetto efficace.
Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata in scienze dello sport e della prestazione fisica
Instagram: @sofiacaniato_coach
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