DDL Equidi: Confagricoltura dice no. “Il cavallo è agricoltura: impatto economico devastante per 170 mila allevamenti”.
Confagricoltura esprime totale contrarietà alle proposte di legge (C. 48 Brambilla, C. 2187 Zanella, C. 2270 Cherchi, C. 2585 Evi) inerenti il riconoscimento degli equidi come animali d’affezione.
Lo ha ribadito Ferruccio Badi Presidente della Federazione Nazionale di Prodotto Cavalli di Confagricoltura e rappresentante europeo presso il Copa-Cogeca – durante l’audizione alla Camera dei Deputati.
Il problema è economico e gestionale, non etico.
La posizione degli allevatori non tocca la sfera etica, ma si fonda su precise realtà economiche e sulla vita quotidiana delle aziende. Trasformare il cavallo in un animale d’affezione significa declassare un intero comparto produttivo a una dimensione puramente espositiva, equiparabile a uno zoo. Questo approccio provocherebbe la chiusura immediata di intere filiere e la conseguente estinzione di storiche razze equine italiane, che non avrebbero più alcuna sostenibilità economica per essere allevate.

Gli allevatori sono i veri custodi degli animali.
Il benessere degli equidi non si tutela con divieti ideologici, ma con il lavoro quotidiano. Gli allevatori sono i primi e reali garanti della salute dei cavalli: sono loro a investire risorse concrete per nutrirli, curarli e custodirli ogni giorno. La vera realtà del settore è fatta di questa costante attenzione e professionalità, elementi che già garantiscono la massima tutela degli animali sul territorio.
I numeri del settore: il cavallo è Agricoltura.
Il testo delle proposte di legge ignora la realtà giuridica ed economica italiana: il cavallo è agricoltura a tutti gli effetti, come stabilito dall’articolo 2135 del Codice Civile. I dati della Banca Dati Nazionale (BDN) fotografano un comparto fondamentale per l’economia rurale:
170.000 allevamenti attivi in Italia.
400.000 capi direttamente impiegati in agricoltura.
517.000 equini totali registrati.
Confagricoltura chiede pertanto che il settore venga preservato e tutelato nella sua natura agricola. Le istituzioni devono difendere un patrimonio economico e produttivo vitale, evitando normative che ne decretino il collasso finanziario e operativo.
Ufficio Stampa F& R communication Events
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