Kent Farrington e Greya firmano il milione sotto le luci di Wellington
Ci sono serate che restano impresse nella memoria collettiva di uno sport e poi ci sono quelle che segnano una svolta; la notte del Rolex US Equestrian Open Grand Prix 2026, sotto le luci di Wellington, appartiene a entrambe le categorie.
Davanti a oltre 10.000 spettatori, Kent Farrington ha riportato gli Stati Uniti sul gradino più alto di una delle gare più attese del calendario internazionale, interrompendo un digiuno lungo sette anni. In sella a Greya, la baia Oldenburg di dodici anni (Colestus x Contender), il numero due del mondo ha costruito una prestazione che ha fatto alzare in piedi il pubblico prima ancora che il cronometro si fermasse.
Il tempo di 42.99 secondi nel barrage è stato il sigillo su una prova giocata tutta sul filo dei centesimi, dove ogni linea contava e ogni decisione pesava. “Non sai mai se è davvero perfetto finché non finisce – ha raccontato Farrington – ma sapevo di aver fatto qualcosa di competitivo”.
E competitivo, a Wellington, significa misurarsi con il meglio.
Il tracciato disegnato da Guilherme Jorge, firma olimpica del percorso, ha selezionato duramente il campo partenti: 40 al via, solo 5 ammessi al barrage. Una finale che ha messo in scena una vera e propria sfida tra giganti, con sei tra i primi dieci del ranking mondiale.
A dare il primo scossone è stato Ben Maher, campione olimpico, che con Enjeu de Grisien ha aperto le danze nel barrage fermando il tempo a 43.72 secondi. Una prova di riferimento, di quelle che obbligano chi segue a rischiare qualcosa in più. “Quando parti per primo con questi avversari alle spalle, sai che non puoi lasciare nulla – ha detto Maher – Kent è sempre lì, sempre velocissimo”.
Ed è stato proprio così.
Farrington ha attaccato ogni ostacolo con una determinazione chirurgica, trovando in Greya una compagna capace di rispondere senza esitazioni. Non è la prima volta che la cavalla americana si prende la scena: con questa vittoria sale a quota 10 successi nei Gran Premi cinque stelle. “Ci sono cavalli eccellenti, altri davvero speciali – ha spiegato Farrington – e poi ci sono quelli fuori categoria. Lei è così”.
Alle sue spalle, la classifica ha raccontato anche di un’occasione sfumata. Richard Vogel, campione europeo in carica, sembrava l’uomo da battere con Gangster Montdesir: 42.87 secondi, il più veloce. Ma un errore sull’ultimo ostacolo ha trasformato il possibile trionfo in un terzo posto dal sapore amaro. “È questo il bello del nostro sport – ha commentato – non è mai finita finché non è finita”.
Wellington, entrata da poco nella galassia della Rolex Series, continua così a consolidare il proprio peso nello scenario mondiale, affiancando tappe storiche come Piazza di Siena, La Baule e Dublino. Un percorso di crescita evidente anche agli occhi degli addetti ai lavori: “Il livello qui è altissimo, probabilmente il più alto mai visto in una finale”, ha sottolineato Jorge.
Ma oltre ai numeri e ai risultati, ciò che resta è l’atmosfera. Il pubblico, il ritmo serrato della gara, la tensione che cresce salto dopo salto. E, soprattutto, la sensazione che il salto ostacoli internazionale stia vivendo una fase di grande energia anche negli Stati Uniti.
A chiudere la serata, tra premi e riconoscimenti, anche il tributo alla stagione di Shane Sweetnam e il premio alla carriera per David Distler, figura storica del circuito internazionale.
Poi, di nuovo, silenzio sull’arena. Con un’immagine ancora negli occhi: Farrington che alza il pugno, Greya che rallenta dopo il traguardo. E un pubblico che sa di aver assistito a qualcosa che vale più di un milione.
ph Kent Farrington & Greya. Photo © Sportfot.
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