La mente umana non ha senso dell’umorismo
C’è una cosa che pochi cavalieri sanno, ed è fondamentale quanto un esercizio tecnico: la tua mente non ha senso dell’umorismo. Non distingue un’ironia da un’affermazione seria, non capisce quando stai scherzando e quando stai parlando sul serio. Prende tutto alla lettera.
La mente crede a tutto quello che gli dici: nel bene e nel male.
Se sei consapevole del tuo dialogo interno e ti parli in modo “utile” allora per te è tutto ok.
Se invece non sei consapevole del tuo dialogo interno e se ti parli in modo troppo “ironico”, “sarcastico” oppure “critico” allora ci troviamo davanti ad un punto di attenzione.
Questo articolo è importante per voi cavalieri ma anche per voi istruttori che avete la possibilità di influenzare “mentalmente” i vostri allievi.
Infatti, se dopo un errore ti dici frasi del tipo: “che tonto sono stato”, la tua mente non lo archivia come uno sfogo passeggero, qualcosa da dimenticare un minuto dopo. Lo registra come un dato di fatto. E da quel momento comincia a comportarsi come se tu fossi davvero quello che ti sei detto: più “tonto” , più distratto, più insicuro, più portato a ripetere lo stesso errore. E indovina cosa farà la tua mente nelle gare successive? Crederà a quello che gli hai detto e pertanto inizierà a comportarsi da “tonto”!
Lo stesso meccanismo si attiva anche quando pensi di stare solo scherzando.
Capita spesso, prima di un ostacolo tecnico o di una combinazione difficile, di dirsi ridendo “questo lo sbaglierò”, quasi per esorcizzare la paura, per sdrammatizzare con te stesso o con chi ti guarda da bordo campo. Ma la tua mente non coglie la battuta. Non sa che era ironia, non sa che volevi solo allentare la tensione. Registra la frase così com’è, e ci crede. Il risultato è che ti stai involontariamente preparando all’errore invece che al salto pulito.
Vale lo stesso per il giudizio che dai a una gara prima ancora di affrontarla. Se ti dici “questa gara è difficile”, la tua mente ci crede e si mette immediatamente in allerta: comincia a costruire lo scenario del fallimento, a pensare che non ce la farai, prima ancora che tu abbia varcato l’ingresso del campo. Quella frase, detta magari solo per descrivere oggettivamente il percorso, diventa una previsione che il corpo si incarica di realizzare.
Per questo motivo è fondamentale imparare a riconoscere le parole “emotivamente calde”: quelle frasi che, anche quando le dici come battuta, come sfogo, o come semplice constatazione, portano dentro di sé ansia e paura. La tua mente non sa distinguere una battuta da una frase vera, e agisce comunque su quello che le dici, ogni volta.
Ecco un esercizio pratico
Il primo passo per cambiare le parole che usi è imparare ad ascoltarle. Ecco un piccolo percorso da provare nelle prossime settimane:
- Nota le parole che usi in allenamento e in gara, anche quelle dette “per scherzo” o senza pensarci.
- Per tre settimane, ogni sera, scriviti quelle che ti sembrano più significative, quelle che ti sono uscite spontanee nei momenti di tensione.
- Seleziona quali di queste parole ti sono davvero utili, e quali invece ti frenano o ti spaventano. Identifica quelle che ti fanno stare male o che ti trasmettono ansia.
- Inizia a cambiare, una alla volta, le parole non utili in parole utili: più semplici, più chiare, più capaci di rassicurarti invece che metterti in allerta.
È un allenamento mentale vero e proprio, esattamente come quello che fai in sella: perché le parole che scegli, sul serio o per scherzo che sia, sono sempre l’allenamento che la tua mente sta facendo, prima, durante e dopo gara.
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