Oda Charlotte Lyngvaer e Carabella: un percorso costruito con pazienza, precisione e fiducia

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Alla FEI Jumping World Cup Final a Fort Worth, Oda Charlotte Lyngvaer entra in campo con un percorso costruito negli anni, passo dopo passo. Insieme alla sua cavalla Carabella, rappresenta un esempio di crescita costante nel salto ostacoli.

“Sono venuta qui per godermi tutto,” racconta. “Già qualificarmi tra i migliori del circuito europeo è stata una grande soddisfazione.”

“Sono arrivata qui con l’idea di vivere tutto con calma e di godermi l’esperienza,” racconta. “Qualificarmi tra i migliori del circuito europeo è già stato un risultato enorme per me.”

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Gli inizi in Norvegia e la passione per i cavalli

Lyngvaer cresce in Norvegia senza una famiglia legata all’equitazione, ma con una passione molto precoce.

“Ero sempre al maneggio,” dice. “Facevo qualsiasi cosa: pulire, aiutare, portare i cavalli a mano. Non pensavo alla competizione, volevo solo stare con loro.”

Il legame con il suo primo pony segna un momento chiave della sua crescita.

“A 13 anni ho avuto il mio pony e lo ho portato a casa cavalcandolo per due ore,” racconta. “Non avevamo un van, ma per me era normale. Se vuoi qualcosa, trovi il modo.”

Da giovane entra nel completo e raggiunge i Campionati Europei Pony, ma dopo quell’esperienza il percorso diventa più lungo e meno lineare.

“Dopo quell’Europeo ho detto che non mi sarei fermata finché non ci fossi tornata,” spiega. “Ci sono voluti molti anni, ma quella promessa l’ho mantenuta.”

Il periodo in Svezia e la costruzione della base

Il trasferimento in Sweden segna una fase importante della sua crescita professionale. Qui gestisce una piccola scuderia e lavora quotidianamente con cavalli diversi.

“Avevo la mia struttura e montavo tanti cavalli ogni giorno,” racconta. “Ero anche istruttrice. Questo mi ha insegnato tantissimo, soprattutto a capire i cavalli in modo diverso ogni volta.”

Il passaggio al salto ostacoli nasce anche da esigenze pratiche.

“Non avevo un campo da cross,” spiega. “Con il salto potevo allenarmi di più e portare più cavalli in gara. È stata una scelta naturale.”

L’arrivo a Stal Hendrix e la crescita sportiva

Il vero salto di qualità arriva con l’ingresso in Stal Hendrix nei Netherlands, dove lavora con Emil Hendrix e costruisce anche una forte collaborazione con Timothy Hendrix.

“Ho iniziato con cavalli giovani e sono cresciuta passo dopo passo,” dice. “A volte ero impaziente, ma oggi capisco quanto sia stato importante imparare così.”

Con il tempo diventa una presenza costante nelle categorie internazionali.

“Quando monti tanti cavalli diversi impari a leggere meglio ogni situazione,” spiega. “È questo che poi ti aiuta in gara.”

Carabella, una cavalla che cambia il percorso

Il rapporto con Carabella rappresenta il punto più alto della sua carriera fino a oggi.

“La prima volta che l’ho provata ho sentito subito qualcosa di speciale,” racconta. “E nel suo primo Gran Premio era già competitiva. Da lì è nato tutto.”

Ma per competere ai massimi livelli serve lavoro sui dettagli.

“È una cavalla grande, con molto potenziale, ma a volte il suo corpo la condiziona,” spiega. “Il mio lavoro è renderla più veloce nelle risposte e cercare di non interferire troppo.”

Per Lyngvaer, tutto parte dalla comunicazione.

“Per me è come una conversazione,” dice. “Ogni cavallo parla in modo diverso. Io ho circa dodici cavalli in scuderia e nessuno va montato allo stesso modo.”

Quando la connessione funziona, il risultato si vede in gara.

“Quando si fidano di te, danno tutto,” aggiunge. “E tu devi essere in grado di restituire quella fiducia.”

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Leonardo Da Vinci J.P.P, il futuro

Accanto a Carabella cresce Leonardo Da Vinci J.P.P, un giovane castrone baio che sta entrando nelle categorie più alte.

“È ancora inesperto, ma ha un atteggiamento incredibile,” dice Lyngvaer. “In campo gara non si rende conto di essere verde, e questo è una forza.”

Il contrasto tra lavoro quotidiano e gara è evidente.

“In lavoro può sembrare tranquillo,” spiega. “Poi in gara cambia completamente e va con tutto quello che ha. Io devo solo accompagnarlo e dargli fiducia.”

Il World Cup Final e la gestione della pressione

Arrivare al World Cup Final rappresenta un traguardo importante.

“Essere qui per me è già una vittoria,” dice. “Ho cercato di non essere troppo dura con me stessa e di vivere tutto come un’opportunità.”

Dopo uno dei giri, però, l’autocritica rimane forte.

“Ero un po’ troppo impaziente nel finale,” racconta. “E questo per me pesa, perché voglio sempre fare il meglio per i miei cavalli.”

Famiglia, equilibrio e valori

Oltre allo sport, Lyngvaer è madre di due figli e mantiene un approccio molto libero.

“Non devono per forza montare,” dice. “Se vogliono farlo, bene. Ma deve nascere da loro.”

Anche il suo messaggio ai giovani è chiaro.

“Serve pazienza,” spiega. “Io ho fatto la mia prima 1.40 a 24 anni. Non è mai troppo tardi se continui a lavorare.”

Un percorso costruito nel tempo

Il suo percorso non è stato rapido, ma costante.

“Ho avuto tanti momenti di dubbio,” conclude. “Ma proprio per questo essere qui oggi ha un valore enorme.”

Con Carabella e con cavalli come Leonardo Da Vinci J.P.P, Oda Charlotte Lyngvaer continua a costruire una carriera basata su lavoro quotidiano, fiducia e crescita progressiva.

VS Media

© Riproduzione riservata.

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