Perché eliminare l’ansia pre-gara non è l’obiettivo giusto

Momento di calma in sella

Tra gli argomenti che emergono più frequentemente durante i percorsi di mental coaching c’è senza dubbio la gestione dell’ansia pre-gara.

Molti atleti arrivano alle sessioni con la convinzione che l’obiettivo ideale sia quello di non provare alcuna tensione prima di una competizione. Frasi come «vorrei essere completamente tranquillo», «non voglio sentire pressione» oppure «se provo ansia significa che qualcosa non va» sono estremamente comuni.

In realtà, uno degli aspetti più importanti da comprendere è che l’assenza totale di ansia non rappresenta necessariamente una condizione favorevole alla performance.

Una certa dose di attivazione emotiva prima della gara è infatti una risposta naturale dell’organismo. Quando il cervello percepisce una situazione importante, mette in moto una serie di meccanismi fisiologici che aumentano lo stato di vigilanza, la concentrazione e la capacità di reagire rapidamente agli stimoli.

In altre parole, una moderata tensione pre-gara serve.

L’adrenalina aumenta l’attenzione, rende più pronti, aiuta a focalizzarsi sugli obiettivi e permette di entrare nello stato mentale necessario per affrontare una competizione.

Al contrario, una totale assenza di attivazione potrebbe portare a una diminuzione della concentrazione, a una minore attenzione ai dettagli e a un rischio maggiore di errori dovuti alla distrazione.

Per questo motivo non tutta l’ansia deve essere considerata negativa.

Durante il lavoro con gli atleti emerge spesso un aspetto interessante: molti di loro ottengono ottime prestazioni pur continuando a provare tensione prima della gara. Alcuni raccontano di sentirsi agitati fino a pochi minuti prima dell’ingresso in campo e, allo stesso tempo, di riuscire a esprimere prestazioni eccellenti.

Questo accade perché la differenza non è determinata dalla presenza o dall’assenza dell’ansia, ma dal modo in cui essa viene gestita.

Quando l’attivazione viene riconosciuta, accettata e indirizzata correttamente, può trasformarsi in energia utile alla prestazione. Quando invece viene combattuta o percepita come un nemico da eliminare, rischia di aumentare ulteriormente e di diventare un ostacolo.

Uno degli errori più frequenti consiste infatti nel concentrarsi esclusivamente sul desiderio di non provare ansia.

Più un atleta cerca di controllare o eliminare ogni minima sensazione di tensione, maggiore attenzione finisce per dedicare a quella sensazione. Di conseguenza, l’ansia tende ad assumere un peso sempre più importante, occupando spazio mentale che dovrebbe invece essere dedicato alla gara.

Per questo motivo il lavoro di mental coaching non punta all’eliminazione dell’ansia, ma allo sviluppo della capacità di distinguerne le diverse intensità.

Esiste infatti una grande differenza tra un livello di attivazione che favorisce la performance e un livello che invece la compromette.

L’obiettivo diventa quindi imparare a riconoscere il proprio livello ottimale di attivazione.

Per alcuni atleti questo livello coincide con una lieve tensione; per altri può essere leggermente più elevato. Non esiste una regola uguale per tutti. Esiste invece la necessità di conoscere il proprio funzionamento mentale ed emotivo.

Un esercizio utile consiste nel creare una scala personale dell’ansia da 0 a 10.

Su questa scala è possibile identificare:

  • le diverse intensità dell’ansia;
  • le sensazioni fisiche associate a ciascun livello;
  • i pensieri più frequenti;
  • le situazioni che tendono a generare ogni livello di attivazione;
  • il punto oltre il quale l’ansia inizia a diventare controproducente.

Questo lavoro permette di sviluppare maggiore consapevolezza e di intervenire in modo più efficace quando necessario.

In sintesi, l’ansia pre-gara non deve essere vista automaticamente come un problema da eliminare. In molti casi rappresenta una risorsa preziosa che prepara mente e corpo alla prestazione.

La vera abilità mentale consiste nel riconoscere quando l’attivazione è utile e quando invece sta superando il livello ottimale, imparando a gestirla attraverso strumenti specifici di preparazione mentale.

Accettare una certa dose di tensione, anziché combatterla, permette spesso agli atleti di affrontare la gara con maggiore lucidità, presenza e fiducia nelle proprie capacità.

Perché l’obiettivo non è gareggiare senza emozioni, ma imparare a utilizzare le proprie emozioni a favore della performance.

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Errori mentali da evitare in campo prova 5

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