Dal puledro al campione: come il carico costruisce (o danneggia) i tendini del cavallo
Se i tendini del cavallo sono costituiti da un tessuto che si adatta al carico, allora la sua storia inizia molto prima dell’ingresso in gara. Inizia nell’allevamento, nei primi mesi di vita, quando il movimento quotidiano plasma strutture che dovranno sostenere una carriera sportiva lunga e impegnativa. È un aspetto spesso sottovalutato, ma sempre più centrale nella medicina sportiva equina.
Gli studi più recenti mostrano che l’esposizione precoce a un movimento vario e naturale favorisce la formazione di tendini più resistenti e meglio organizzati. Il puledro che si muove liberamente sviluppa un tessuto tendineo più adatto a sopportare i carichi futuri rispetto a quello cresciuto in ambienti troppo restrittivi. Non si tratta di forzare, ma di permettere al corpo di fare ciò per cui è programmato: adattarsi.
Questo concetto diventa ancora più rilevante quando si parla di recupero da infortuni. Per anni l’immobilizzazione è stata considerata la scelta più prudente dopo una lesione tendinea. Oggi sappiamo che un riposo eccessivo può compromettere la qualità del tessuto riparato. Il movimento controllato, progressivo e ben pianificato non è un rischio, ma parte integrante della cura.
Il “quando” e il “come” muovere un cavallo in recupero fanno la differenza tra una guarigione funzionale e una recidiva. Carichi leggeri e graduali stimolano l’allineamento corretto delle nuove fibre di collagene, mentre un ritorno troppo rapido al lavoro intenso espone il tendine a nuove rotture. Anche in questo caso, la direzione del movimento e la varietà degli stimoli giocano un ruolo fondamentale.
Un altro punto chiave messo in evidenza dalla ricerca riguarda l’interazione tra carico meccanico e risposta immunitaria. Il tendine non reagisce allo stress in modo neutro: il contesto infiammatorio e il tipo di sollecitazione determinano se la risposta sarà adattativa o degenerativa. Questo spiega perché trattamenti anti-infiammatori, se non accompagnati da una corretta gestione del carico, possono risultare inefficaci o addirittura controproducenti.
Guardando al futuro, la ricerca sta aprendo scenari affascinanti. Bioingegneria, modelli tridimensionali e intelligenza artificiale stanno entrando nel campo della rigenerazione tendinea con un obiettivo ambizioso: creare tessuti che non siano solo “simili” a quelli naturali, ma realmente capaci di funzionare sotto carico. Il punto di svolta è proprio questo: un tendine riparato deve essere valutato non solo dal punto di vista biologico, ma per la sua capacità di sopportare le sollecitazioni reali della vita sportiva.
Per il mondo equestre tutto ciò si traduce in una visione più integrata. Allenamento, allevamento, prevenzione e terapia non sono compartimenti separati, ma parti di un unico percorso. Il cavallo che arriva sano e longevo all’attività agonistica è il risultato di scelte coerenti fatte nel tempo, spesso molto prima che compaiano i primi problemi.
La scienza, oggi, non toglie spazio all’esperienza del cavaliere o del veterinario, ma la rafforza. Comprendere come il tendine “ragiona” permette di prendere decisioni più consapevoli, di rispettare i tempi biologici e di costruire carriere sportive più durature.
Perché, alla fine, la vera innovazione non è spingere di più, ma lavorare meglio, ascoltando ciò che i tendini del cavallo e le altre sue parti del corpo ci stanno dicendo.
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