Preparazione fisica del cavaliere: le asimmetrie funzionali del cavaliere, come riconoscerle e gestirle

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Nel percorso di preparazione fisica del cavaliere, dopo aver approfondito stabilità, continuità del gesto e controllo sotto fatica, un tema centrale diventa la gestione delle asimmetrie funzionali. Si tratta di un aspetto spesso sottovalutato, ma che incide in modo diretto sulla qualità dell’assetto, sulla precisione degli aiuti e sulla relazione con il cavallo.

Ogni cavaliere presenta delle asimmetrie. Non è un’anomalia, ma una caratteristica fisiologica del corpo umano. Il problema non è la loro presenza, bensì il modo in cui vengono gestite, soprattutto quando il lavoro si intensifica o la fatica aumenta. In questi contesti, le asimmetrie tendono a emergere in modo più evidente, influenzando la biomeccanica dell’intero sistema uomo–cavallo.

Asimmetrie strutturali e funzionali: una distinzione necessaria

È importante distinguere tra asimmetrie strutturali e asimmetrie funzionali. Le prime riguardano differenze anatomiche difficilmente modificabili, come variazioni nella lunghezza degli arti o nella conformazione articolare. Le seconde, invece, dipendono dal modo in cui il cavaliere utilizza il proprio corpo: schemi motori ripetitivi, dominanza laterale, compensi sviluppati nel tempo.

Le asimmetrie funzionali sono quelle su cui la preparazione fisica può intervenire in modo efficace. Un lato più stabile, una gamba più reattiva, una mano più precisa o un bacino che tende a spostarsi sistematicamente da una parte sono esempi frequenti di adattamenti funzionali che, se non riconosciuti, diventano automatismi.

In sella, le asimmetrie funzionali non restano isolate. Il cavallo amplifica ogni squilibrio del cavaliere, rendendolo più evidente soprattutto nelle transizioni, nelle girate e nelle fasi di maggiore richiesta tecnica.

Alcuni segnali ricorrenti includono:

  • una staffa che perde continuità rispetto all’altra
  • un contatto di gamba più efficace su un lato
  • una mano che tende a irrigidirsi o anticipare
  • una difficoltà nel mantenere simmetria sotto fatica

E quando subentra la fatica?

La fatica svolge un ruolo determinante. Finché il cavaliere è fresco, il sistema nervoso riesce a compensare molte asimmetrie in modo inconscio. Con l’aumentare dello sforzo, però, il controllo fine diminuisce e il corpo tende a scegliere strategie più economiche, spesso sempre dallo stesso lato. È in questi momenti che l’assetto perde precisione, il bacino diventa meno stabile e gli aiuti meno chiari. La continuità del gesto, già affrontata negli articoli precedenti, è strettamente legata alla capacità di gestire queste differenze nel tempo.

Il cavallo risponde a variazioni minime di carico, pressione e timing. Un cavaliere asimmetrico trasmette informazioni diverse a destra e a sinistra, anche quando non ne è consapevole. Questo può tradursi in difficoltà di rettilineità, resistenze, perdita di equilibrio o risposte incoerenti alle richieste.

Dal punto di vista della preparazione fisica, l’obiettivo non è eliminare ogni asimmetria, ma ridurne l’impatto sulla qualità della comunicazione, migliorando la capacità del cavaliere di rimanere centrato e funzionale anche in condizioni di carico elevato.

Strategie di lavoro nella preparazione fisica

La gestione delle asimmetrie funzionali passa attraverso un lavoro mirato e consapevole. La valutazione iniziale permette di individuare i lati dominanti e quelli meno efficienti, osservando il comportamento del corpo sia a terra che in sella.

L’allenamento deve includere:

  • esercizi unilaterali per riequilibrare forza e controllo
  • lavori in diagonale per integrare le catene crociate
  • esercizi che richiedano stabilità e precisione sotto fatica
  • progressioni che mantengano alta la qualità del gesto

Non si tratta di rinforzare il lato debole in modo isolato, ma di migliorare la capacità del corpo di lavorare in modo coordinato e simmetrico nelle richieste specifiche dell’equitazione.

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Le asimmetrie funzionali fanno parte della normalità del movimento umano, ma diventano un limite quando non vengono riconosciute e gestite. Nella preparazione fisica del cavaliere, lavorare su questi aspetti significa migliorare stabilità, precisione e continuità del gesto tecnico, riducendo compensi e rigidità che interferiscono con la performance. Un cavaliere più consapevole del proprio corpo è anche un cavaliere più chiaro nella comunicazione con il cavallo. La preparazione fisica, in questo senso, non ha l’obiettivo di “correggere” il corpo, ma di renderlo più efficiente, adattabile e funzionale alle richieste dello sport.

Scritto da Sofia Caniato
Equestrian Performance Coach
Laureata Magistrale in Scienze dello Sport e della Preparazione Fisica

Instagram: @sofiacaniato_coach

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