Nicolò Viviani e Heavens Gate: la storia di un sogno costruito insieme
«Dopo la gara mi sono lasciato andare alle emozioni. Con una storia come la nostra era impossibile non farlo»
Per molti cavalieri un buon risultato internazionale rappresenta un traguardo importante, ma per Nicolò Viviani, il quinto posto conquistato nel Gran Premio 1,55m dello CSIO3* EEF di Drammen insieme a Heavens Gate ha avuto un significato ancora più profondo: è il riconoscimento di un percorso costruito con pazienza, giorno dopo giorno, senza forzature e nel pieno rispetto dei tempi del suo compagno. Un risultato che segna una tappa significativa di una storia iniziata anni fa e che potrebbe essere soltanto il primo capitolo di un libro ancora tutto da scrivere.


Per comprendere davvero il valore di quel risultato bisogna tornare indietro nel tempo ed è quello che abbiamo fatto insieme a Nicolò in questa intervista.
Quella ottenuta a Drammen è la fotografia di un percorso iniziato cinque anni fa, quando il cavaliere decise di credere in un giovane cavallo caratterialmente complesso ma dal potenziale straordinario, che lo ha portato infine a costruire un legame che oggi rappresenta la vera forza del binomio.

Un colpo di fulmine destinato a cambiare tutto
«L’ho acquistato all’inizio dei suoi cinque anni e praticamente abbiamo fatto tutto insieme», racconta Nicolò Viviani.
Heavens Gate, nato in uno dei più importanti allevamenti europei di cavalli da salto ostacoli e con una genealogia di tutto rispetto (da Monti Obolensky e Kannan), arrivò nella vita del cavaliere toscano in un momento particolare: non aveva ancora una carriera sportiva alle spalle e si presentava come un giovane cavallo dalle enormi qualità ma anche con una personalità molto marcata.

Per Nicolò fu amore a prima vista: «Mi innamorai di lui dal primo giorno. Da lì ho capito che c’era bisogno di ripartire con calma e di costruire tutto dalle basi». La scelta fu quella di non avere fretta. Nessuna pressione, nessun obiettivo imposto dalle scadenze sportive, solo il tempo necessario per permettere al cavallo di trovare equilibrio e fiducia. Un dettaglio che si è rivelato fondamentale.
«Il fatto che fosse mio mi ha aiutato tantissimo. Ho sempre potuto ragionare sul lungo periodo. Se era pronto faceva una gara, se non lo era, aspettavamo. Non ho mai dovuto accelerare i tempi per soddisfare aspettative esterne».

Crescere insieme
In molti casi il cavaliere insegna al cavallo. Nel loro caso, però, il processo è stato reciproco. «Io non avevo mai montato un cavallo di questa qualità, lui mi ha insegnato tantissimo. Mi insegna ancora oggi». Per circa un anno e mezzo Nicolò ha lavorato per comprenderne il carattere, le reazioni, le esigenze quotidiane. Non solo in gara, ma soprattutto a casa, un percorso che ha richiesto sensibilità e capacità di ascolto: «Penso che la chiave sia stata proprio questa: io ho rispettato i suoi tempi e lui ha rispettato i miei».
I risultati non hanno tardato ad arrivare. Prima le prove per giovani cavalli, poi gli internazionali, quindi i primi Gran Premi. Passo dopo passo, senza mai bruciare le tappe. A sette anni Heavens Gate affrontava già il suo primo Gran Premio senza penalità. A otto anni arrivavano le prime ranking class. Quest’anno il salto nelle categorie da 1,50 m e il debutto in un Gran Premio da 1,55 m a Drammen.
E ogni volta la risposta del cavallo è stata la stessa: «Ogni volta che aumento il livello lui mi dice: “Va bene, siamo pronti”. Non mi ha mai deluso».

Un rapporto che va oltre lo sport
Quando Nicolò Viviani parla di Heavens Gate, il risultato sportivo passa quasi in secondo piano, le parole che usa più spesso sono altre: fiducia, affetto, complicità.
«Con lui si è creato un rapporto che va oltre il lavoro, oltre lo sport, oltre tutto. È come se fosse un cane» dice sorridendo.

«La cosa che mi rende più felice è che le persone che ci vedono riconoscono questo legame, vedono che esiste qualcosa che va oltre il semplice rapporto tra cavaliere e cavallo». È quello che nel mondo equestre viene spesso definito “binomio”, ma che raramente raggiunge un livello così profondo.
L’emozione della prima convocazione
La trasferta di Drammen rappresentava già di per sé un momento speciale per Nicolò poichè si trattava infatti della prima convocazione ufficiale ricevuta dal selezionatore Stefano Cesaretto: «Quando mi è stato proposto di partecipare ero super emozionato, già partire era una soddisfazione enorme».
In Norvegia il binomio si è trovato ad affrontare l’impegno più importante della propria carriera, un Gran Premio da 1,55 mche Nicolò non aveva mai affrontato prima. Eppure Heavens Gate, ancora una volta, ha saputo superare ogni aspettativa.
“Il quinto posto finale ha avuto il sapore di una vittoria”

Un sogno costruito senza scorciatoie
Classe 1998, originario di Lucca, Nicolò Viviani arriva da una famiglia lontana dal grande sport equestre, nessun percorso privilegiato, nessuna strada spianata.
«Vengo da una famiglia normalissima, ho avuto un solo cavallo per volta e non ho potuto fare molti dei percorsi giovanili che fanno altri ragazzi».
Proprio per questo il risultato ottenuto con Heavens Gate assume un valore ancora più grande: «Se oggi sono qui lo devo soprattutto ai miei genitori. Hanno fatto sacrifici enormi per permettermi di inseguire questa passione nata per caso».
Da allora Nicolò non ha più smesso di sognare.
Oggi quel sogno ha il volto curioso di Heavens Gate, un cavallo cresciuto insieme a lui, un compagno di viaggio con cui ha condiviso ogni singolo passo del percorso e la sensazione, ascoltando Nicolò, è che questo sia soltanto l’inizio.
Alessandra Ceserani
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