Veterinaria - Cortisolo: l’ormone dello stress nel cavallo

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Un lavoro pubblicato nel 2019 di un gruppo di ricercatori impiegati presso il Dipartimento di Medicina Clinica Veterinaria dello Swiss Institute for Equine Medicine (ISME), era volto a verificare se, ed in quale misura, fattori demografici e gestionali, tratti delle personalità dei cavalli o il loro impiego in diverse discipline equestri (dressage, salto ostacoli, endurance, volteggio, disciplina para-equestre, attacchi) potessero incidere sull’aumento di stress dell’animale, individuabile grazie ad un incremento di cortisolo prodotto.
Un ulteriore obiettivo era valutare se i cavalli sportivi professionisti risultassero maggiormente stressati rispetto a quelli lavorati a livello amatoriale, per questo la popolazione campione è stata suddivisa in un Elite Sport Horses Group (ESHG) ed in un Amateur Sport Horses Group (ASHG).
In totale sono presi in esame 149 equini sani, di razze diverse, in un ambiente familiare e senza stimoli esterni, come sessioni di allenamento o trasporto.
Le razze analizzate erano: Warmblood (W), Franches Montagnes (F), Purosangue (T) ed altre (O).


La sintesi degli ormoni, i principali messaggeri chimici dell’organismo
animale, è regolata da “assi endocrini” costituiti generalmente da tre
componenti: ipotalamo, ipofisi e ghiandola secernente l’ormone.
In caso di situazioni stressanti, un segnale raggiunge il sistema nervoso
centrale dell’animale, in particolare l’ipotalamo, che risponde
sintetizzando l’ormone di rilascio della corticotropina (CRH). A sua
volta questo raggiunge l’ipofisi ed induce la produzione dell’ormone
adrenocorticotropico (ACTH) che va in circolo fino a raggiungere la
ghiandola corticale del surrene, stimolandola a sintetizzare cortisolo,
il cosiddetto “ormone dello stress”.
I proprietari/responsabili dei cavalli erano tenuti a compilare un questionario per annotare dati demografici (sesso, razza, età), fattori legati alla gestione (alimentazione, numero di cavalieri, abitudine alla vita all’aperto o in box, presenza di contatto con altri cavalli), tratti generali della personalità, eventuale presenza di vizi redibitori ed, infine, i livelli delle competizioni a cui partecipavano.
L’esperimento prevedeva di somministrare per via endovenosa una dose di ACTH, precursore del cortisolo, e di analizzare la concentrazione dell’ormone in un campione di saliva dei soggetti, prelevato sia prima che dopo il test.
Un aumento di cortisolo avrebbe significato uno stato di stress significativo.
Tale studio ha rilevato la mancanza di particolari correlazioni fra tratti della personalità e benessere del cavallo, al contrario il “numero di cavalieri” è risultato significativo: cavalli lavorati da due o più persone presentavano una risposta surrenale diminuita, dunque risultavano avere un livello di stress minore, presumibilmente poiché abituati ad una stimolazione psico-fisica quotidiana e quindi maggiormente “equipaggiati” per affrontare una somministrazione esogena di ACTH.
Nessuna differenza rilevata nella produzione dell’ormone dello stress tra cavalli sportivi d'élite e cavalli sportivi amatoriali, né tra cavalli di diverse discipline, anche se i livelli di cortisolo basali nel sangue di cavalli professionisti, erano già naturalmente più alti rispetto a quelli dell’ASHG.
Inoltre, nonostante il livello di esperienza del cavaliere non risultasse avere grande impatto sui parametri di stress fisiologico, l’effetto del cavaliere sul benessere equino durante l’esercizio non deve essere sottovalutato in quanto l’interazione uomo-cavallo ha dimostrato influenzare i livelli di stress dell’animale: potenzialmente l’aumento di stress correlato ad un’attività più complessa e ad un incremento delle richieste in cavalli d’Elite può essere compensato dalla professionalità dei loro cavalieri, oltre che dalla maggiore esperienza e forza fisica dei cavalli stessi.

In situazioni di overtraining, tuttavia, sono state verificate conseguenze deleterie tra cui la perdita di peso, cambiamenti comportamentali, riluttanza al lavoro e valori di cortisolo basali inferiori, con conseguente aumento di stress dell’animale.

Cavalli che trascorrono più tempo all’esterno mostrano, invece, una minor reazione al test, in linea con studi precedenti che indicavano un migliore benessere dei cavalli al pascolo rispetto ai cavalli in box, forse perché tale condizione riflette le abitudini di vita naturali di questa specie.
Purosangue e Warmbloods, inoltre, mostrano un aumento della risposta surrenale in confronto
a cavalli Franches-Montagnes o di altre razze, dunque è possibile affermare che la razza del cavallo, ma non il sesso, potrebbe influenzare la reattività surrenale equina, anche se le popolazioni campione di tale studio sono troppo poco ampie per poterlo definire con certezza.

In conclusione, i risultati di questo lavoro suggeriscono che ottimizzare le condizioni di allevamento, al fine di migliorare il benessere dei cavalli, può essere più vantaggioso di modificare il livello delle loro prestazioni.


Alessandra Ceserani


Fonti:
Sauer F.J., Hermann M., Ramseyer A., Burger D., Riemer S., Gerber V. Effects of breed, management and personality on cortisol reactivity in sport horses. PLOS ONE. 2019; 14(12): 1-19.
Weetman A.P. Endocrine Autoimmunity and Associated Conditions (Immunology and Medicine). Springer. 2013.

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