Favola dell’equitazione “all’italiana” ovvero come si arriva o non si arriva a Piazza di Siena.

bandiera Italia.jpg

Mi è capitato di vivere da vicino la preparazione di un cavaliere “in corsa” per Piazza di Siena, e quello che racconto in queste pagine vuole essere il resoconto di quei giorni, obiettivo quanto lo può essere una storia vissuta, permeata di emozioni, sentimenti, aspettative, delusioni e disillusioni. Spero possa aiutare a far riflettere sul presente e sul futuro di uno sport che richiede sacrificio, passione e che comporta come, e forse più, di tanti altri momenti ineliminabili di difficoltà e sconforto e che, proprio per questo dovrebbe essere gestito con serietà ed equità, tutelato da norme chiare e trasparenti.
Sulle pagine di Cavallo e Natura nel numero di giugno ’08, si passavano in rassegna nomi illustri dell’equitazione internazionale che hanno inseguito per anni la vittoria dello CSIO di Roma e, come è già stato detto in più di mille occasioni, calcare il campo ovale sotto la torre dell’orologio è uno di quegli obiettivi che qualsiasi cavaliere si pone di centrare, a maggior ragione se italiano. E’ sempre stato così anche quando le condizioni vergognose del terreno parevano prospettare la minaccia dell’eliminazione di Roma dal circuito della Super League.. e sarà così ..qualsiasi cosa prenda il posto della Samsung Super League!

La preparazione per Roma parte almeno un paio di mesi prima, con la scelta dei campi, dei concorsi, del lavoro sui cavalli, quali risparmiare e quali sottoporre ad un allenamento più duro. Quest’anno già a fine aprile coi Campionati Italiani Assoluti il primo test. Non è stato il “nostro” caso, e non è stato il caso di molti che hanno deciso, in una stagione già carica di sforzi e stress per i cavalli, di non avventurarsi fino ad Augusta. Non si vuole mettere in discussione il valore delle medaglie assegnate durante questi campionati, ma forse, considerando il declino di questo evento tecnico che vede ogni anno sempre meno partenti, sarebbe da riconsiderare almeno il numero dei posti per Roma che vengono qui assegnati. Fino al 2005 erano 5, oggi sono 6, e su 25 partenti forse il numero appare sproporzionato. Perchè non chiamare i primi due piazzati dei seguenti Modena CSI e Cervia CSI? Perchè lo dice il “regolamento”. Ma non tutti forse sanno che le regole di reclutamento dei binomi per lo CSIO di Piazza di Siena, come di tutti gli altri appuntamenti agonistici della stagione non sono sancite da un regolamento fissato una volta per tutte ma dal “Programma attività salto ostacoli nazionale e internazionale” che è annuale. Io l’ho imparato dopo aver perso parecchio tempo a cercare notizie certe sui criteri di selezione sul sito della Federazione e, una volta trovato il “Programma”, prendendomi il disturbo di scaricarlo e leggerlo pazientemente. Ho così scoperto che i criteri di selezione cambiano quasi ogni anno sulla base di scelte e opportunità che non è alla mia portata capire o discutere.
Ma premesso questo vorrei continuare a raccontare la mia “storia”. Storia che riprende, scartata la scelta di affrontare un viaggio improbo alla volta della Sicilia, da Modena e Cervia CSI. Riparte dal durissimo allenamento quotidiano, dalle tante telefonate e dalle tante rassicurazioni “basta che fai bene a Modena CSI e sei dentro non ti preoccupare” - ma bene quanto? - “tranquillo stai andando forte, basta che fai 4...”. Telefonate fra cavalieri... “ ..a me ha detto di non andare neanche a farla la qualifica, di stare tranquillo che sono dentro...” e così via.. lavorare e sperare, cercando nel frattempo di indovinare nelle parole del commissario tecnico gli auspici di una possibile convocazione, tutti aggrappati alla speranza di comparire in quella lista che va pian piano definendosi. Tralasciando un giudizio in merito all’assegnazione di 2 posti in una manifestazione internazionale di questi livelli per “Wild Card”, che meriterebbe un capitolo a se, questo bailamme di incertezze e telefonate ha la sua origine al punto E) del sopra citato Programma 2008.

E) 11 posti saranno indicati dalla Commissione del Dipartimento, su proposta del Selezionatore delle Squadre Seniores, secondo criteri di competitività a giudizio dello stesso, prevalentemente sulla base della visione effettuata ai Campionati Italiani, ai CSI di cui al punto B  (Modena e Cervia n.d.r.) ed agli CSIO di Lummen e Linz e di quelli di cui al punto 5 PAG. 66. Si terranno eventualmente in considerazione anche risultati di particolare rilievo ottenuti in altre categorie o altri concorsi internazionali CSI*** e superiori.

Partendo dagli 11 posti... la prima considerazione è che sono tanti. Tanti da lasciare ampio spazio alle speranze di molti e contemporaneamente da far riflettere sull’opportunità che un così ingente numero di binomi venga vagliato secondo criteri di competitività a giudizio del selezionatore e solo prevalentemente sulla base della visione effettuata. La discrezionalità della scelta viene ulteriormente sottolineata dal successivo richiamo al punto 5 di PAG. 66:
15) ....che è data facoltà in casi eccezionali alla Commissione del Dipartimento, su proposta del Selezionatore, di esentare, per particolari e motivate circostanze, binomi di rilevante caratura tecnica da singoli test di selezione indicati per l’accesso e la qualifica dei cavalieri a gare indicate nel programma del Salto Ostacoli.
In tale circostanze i binomi in oggetto potranno essere selezionati al di fuori dei test tecnici sul campo;  

In parole povere, a totale discrezione di... Ma, in fin dei conti, è a questo che serve un selezionatore. Il “problema” nasce se contestualizza la norma in un Paese la cui mentalità crea, in situazione analoga, i presupposti per mettere lo stesso tecnico in una condizione di vessazione da parte di uno stuolo di questuanti che ogni giorno cercano rassicurazioni sul fatto che la scelta ricadrà proprio su di loro. In un paese in cui lo spazio lasciato al libero arbitrio viene visto come un’area di possibile “condizionamento”.

Ma tornando un attimo indietro alla “mia storia”. Con i piazzamenti più che onorevoli ottenuti sia a Novi-Sad che a Cervia, persino al di sopra delle aspettative di tecnico, amici ed estimatori, si spalancano le porte alle speranze e alle più rosee aspettative per una possibile, probabile, giusta convocazione. Il traffico delle telefonate in entrata e in uscita si moltiplica e cresce spasmodico col passare dei giorni e l’avvicinarsi dell’ambìto concorso romano. Fino al giorno cruciale in cui o si carica il van alla volta di Roma o si vede praticamente “buttata via” l’intera stagione. Purtroppo la favola che ho vissuto si è conclusa nel peggiore dei modi. Davanti al computer collegata per ore al sito della FISE in attesa angosciosa dell’uscita della lista, praticamente in collegamento telefonico in tempo reale con la scuderia, fin verso le tre di pomeriggio quando finalmente vedo comparire l’elenco. Lo scorro tutto, dall’alto in  basso e dal basso in alto, due, tre, quattro volte...e non so come dirglielo che il suo nome non c’è. La favola finisce con le telefonate di solidarietà di tanti “colleghi” che gridano all’ingiustizia per l’escluso (ovviamente con l’escluso), con la delusione e un po’ di amarezza e si concluderebbe così se non fosse per 2 o 3 considerazioni che mi prendo il lusso di concedermi.
Considerazioni che partono dal riconoscimento che senz’altro il livello tecnico e agonistico dell’equitazione nazionale è finalmente in crescita ed un cospicuo numero di binomi sta raggiungendo la competitività che ci era mancata negli ultimi anni soprattutto al livello internazionale, ma vorrebbe far riflettere, soprattutto gli atleti stessi,  su quanto la prassi diffusa dell’equitazione all’italiana, possa essere avvilente e penalizzante per lo sport stesso. Per equitazione all’italiana intendo riferirmi a scene penose a cui ho assistito, e che vedono atleti, di cui non si discute la competitività in campo gara o il livello tecnico o agonistico, fallire però con 12 o 16 penalità l’opportunità di venire selezionati nell’ambito dei due CSI emiliano-romagnoli, correre allora a consultarsi con mogli ed amici per capire “come altro si potesse fare” e venire consolati da un “tranquillo ci penso io domani chiamo Tizio e sento da Caio”. Non sto dicendo che poi questo sia stato fatto o che una telefonata possa influire sul giudizio di un tecnico di sicuro valore ed indiscussa serietà, ma discuto sul tipo di atteggiamento che “all’italiana” cerca un’altra strada che vede in una telefonata un’opportunità percorribile. Il giudizio del tecnico dovrebbe essere insindacabile, e dovrebbe esserlo per tutti. Tutelato da regolamenti ferrei e non da norme arbitrarie. Bisognerebbe non sentire mai  persone che, vero falso che sia, raccontano che a loro è stato detto che non importava che si iscrivessero ad un CSI qualificante, benché il punto 5) di pag. 66  del sopra citato Programma lo preveda. Bisognerebbe essere sicuri che nessuno si sognerebbe mai nemmeno di provare a fare una telefonata per influenzare la decisione di un tecnico selezionatore, e ripeto, al di là del fatto che questo sia stato poi fatto o meno e dando per certo che anche in quel caso nulla abbia potuto scalfire l’integrità della persona. Anche solo il fatto di aver sentito un atleta pensarci, parlandone ad alta voce fuori da un box, mi indigna. Mi indigna sentire un tono di velata minaccia nelle telefonate della federazione che “invitano” un cavaliere ad andare a fare una coppa delle nazioni in un’area più o meno desolata del pianeta pena l’esclusione del suo nome da future convocazioni più prestigiose.  Se queste sono solo leggende mi indigna che se ne raccontino tante e me ne domando il perchè, se non lo sono mi indigna che tutto ciò sia in fondo di dominio pubblico e sotto gli occhi di tutti ma che nessuno abbia il coraggio di denunciarlo per paura che questo dedalo di seconde opportunità un domani non possa far comodo.
Concludo meditando che forse prima di essere delusi dal mancato raggiungimento dell’obiettivo Pechino o prima di guardare alla Super League dovremmo esaminarci tutti la coscienza e ragionare sulla possibilità che per competere a livelli internazionali non servano solo cavalli e cavalieri ai massimi livelli, ma anche un tipo di sportività e mentalità agonistica un po’ più “europea”.  SM

facebook

Centri Ippici

facebook