Cosa fa la federazione per supportare i centri ippici?

Il pensiero di Claudio Perversini - ASIAT

Credo che la Federazione dovrebbe affiancare i centri ippici in termini economici, laddove promettenti giovanissimi atleti, finiscono col dedicarsi ad altri sport per vari motivi.
Esistono tanti casi in cui i ragazzini, o meglio i genitori, non avendo la possibilità di acquistare un cavallo o di pagare la pensione allo stesso, abbandonano a malincuore il mondo del cavallo, talvolta creando anche "rotture" ed incomprensioni genitore-figlio.
Tanti bravi piccoli cavalieri dovrebbero avere la possibilità, come succede negli altri sport, di allenarsi ed essere seguiti da validi istruttori in grado di dar loro la possibilità di fare il salto più importante, quello di "qualità".
Purtroppo quello che ha i soldi a disposizione, anche in mancanza di capacità innate, va avanti a discapito di chi lo meriterebbe a prescindere dal conto corrente.
La Federazione potrebbe istituire una o più figure e dare loro l'incarico di individuare gli atleti più promettenti, una sorta di Talent Scout; questo dovrebbe avvenire non soltanto in base ai risultati nei concorsi, bensì analizzando direttamente nei centri i vari atleti e seguendo le eventuali segnalazioni da parte di genitori, presidenti di circoli o istruttori.
So che il Comitato regionale del Veneto è molto sensibile a questa problematica, infatti, è stato istituito la Carta Leone Alato, una sorta di bonus per i ragazzini che meglio si comportano nei concorsi ippici.
I possessori del "buono" hanno iscrizione e box pagato per qualunque tipo di concorso.
La Federazione potrebbe magari allinearsi a questa politica.
Altro grosso problema che sfugge alla Federazione riguarda il mondo del salto ostacoli di alto livello. Ormai i cavalieri più importanti si dedicano molto di più al commercio di cavalli che alle gare, per ovvi motivi di ritorni economici. Varrebbe la pena che, chi andrà a dirigere la Fise si interrogasse anche su questa delicata questione.

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