Cara ippica italiana ti scrivo.

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Tante volte in questi ultimi mesi sono entrato nelle scuderie per parlare con chi ogni giorno dona amore e assistenza all'amico cavallo. Ho raccolto parole di speranza via via sempre meno convinte fino a vederle tramutare in rabbia e dolore profondo da chi si è sentito completamente abbandonato al prorpio destino. Tante volte ho osservato le tribune degli ippodromi desolatamente vuote cercando di ricordare quel gioioso vociare che si tramutava a volte in urla di felicità. Tante volte in questo periodo di fermo ho letto e riletto quel triste cartello di chiusura forzata affisso sulle saracinesche delle agenzie di scommesse mentre alla mente tornava il ricordo dei tanti biglietti visti strappare e i vincenti sventolati a mo' di bandiera. Che l'ippica italiana fosse seriamente malata da troppi anni, precisamente da quando un determinato personaggio svuotò la cassaforte UNIRE, era cosa nota. A nulla hanno portato le manifestazioni di protesta inscenate sotto le sedi romane competenti dalle varie voci del mondo ippico come a nulla successivamente i voluti ritardi nell'orario d'inizio delle corse nella speranza di ottenere attenzione da chi ne aveva assunto la gestione. Crediamo che nulla di più deleterio poteva accadere per distruggere tutto il settore equestre che affidarne le sorti alla politica sbaraccando l'UNIRE (trasformata poi in ASSI) che per decenni era stata faro di tutto il mondo che ruotava intorno al cavallo. Nelle stanze del MIPAAF (poi MIPAAFT) il cavallo arrivò come un perfetto sconosciuto, come un fastidio del quale nulla si conosceva e nulla si voleva conoscere. Si programmavano incontri e riunioni tra i rappresentanti delle varie categorie ippiche e i delegati del Ministero all'uopo designati ma non si facava in tempo a siglare un determinato accordo che cambiava il Ministro. De Castro, Zaia, Galan, Romano,Catania, De Girolamo, Letta, Martina,Centinaio,Bellanova ben 10 in 12 anni hanno avuto tra le mani la vita di un settore dal quale tuttora dipende la sopravvivenza di migliaia nuclei familiari e un corposo indotto. Ognuno dei citati Ministri ha dichiarato interesse a risanare e dare un futuro all'ippica così come ognuno dei citati Ministri ha raccolto istanze e assicurato rapide soluzioni. Resta però il dato evidente che l'ippica langue e chi ne fa parte versa lacrime di rabbia e dolore per premi e soluzioni disattese. Eppure basterebbe autorizzare la riprese immediate delle corse, corrispondere i montepremi seppur ad ippodromi chiusi per evitare il cannello del gas. E' di queste ore la notizia che ancora non viene dato il via alla ripresa delle corse e le parole appene espresse in un comunicato dal Presidente di Federippodromi nonchè Direttore generale di HippoGroup Roma Capannelle Elio PAUTASSO ne sintetizzano tutta la drammaticità: " Auspichiamo che l'attività agonistica riprenda al più presto. Gli ippodromi che si occupano anche dell'allenamento e della ospitalità dei cavalli non sono rimasti chiusi neppure un giorno, garantendo il benessere degli animali. Ma questo non può bastare. Per tutti noi, dagli allenatori agli allevatori fino ai proprietari e agli stessi gestori degli ippodromi è necessario ricominciare a gareggiare, perchè solo così si rimetterà in moto il settore e finalmente si potrà avere un poco di soddisfazione anche dal punto di vista economico e finanziario. Se no avverrà a breve termine, potrebbe tornare a funzionare come in passato."   (Bruno Delgado)

 

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