Cultura e cavalli: da Joey di "Warhorse" a Hickstead, quando un cavallo lascia il segno

Una scena tratta dal film "warhorse"

A pochi giorni dalla presentazione della statua dedicata da Eric Lamaze al suo amato campione Hickstead, nasce spontanea una domanda: può un cavallo lasciare un segno così importante nella mente di chi lo incontra, al punto di essere immortalato in un monumento?                      

 

La risposta è: può, eccome! Al di là del fatto che per chi "vive" il cavallo, quest'ultimo diventa unico e insostituibile, nasce inoltre un sentimento di profonda gratitudine per cavalli che, come Hickstead, hanno portato il proprio cavaliere "sul tetto del mondo".

Un discorso analogo può essere affrontato ad esempio per Joey, l'equino protagonista del best seller "warhorse" (nella foto una scena del film), scritto da Michael Morpurgo e dal quale è stato poi tratto l'omonimo film diretto dal maestro Steven Spielberg.

In questa storia Joey è al centro dell'attenzione, racconta l'esperienza bellica della grande guerra dal suo punto di vista, il rapporto che instaura con i vari compagni d'avventura, soprattutto con il suo primo proprietario Albert, è soprattutto molto significativa l'ammirazione del capitano Nicholls verso Joey, comprato per servire nell'esercito, tale da dedicargli personalmente un ritratto: ed ecco l'analogia della dedica. Una dedica nella dedica: non solo il capitano ritrae di persona il suo cavallo preferito, ma il racconto stesso è dedicato a tutti i cavalli che durante la prima guerra mondiale hanno servito l'esercito. Del resto molto spesso nella storia, grandi condottieri dedicarono statue, dipinti e citazioni ai loro prodi destrieri: Alessandro Magno commissionò al pittore Apelle un dipinto con in primo piano il suo Bucefalo; Napoleone si fece ritrarre in sella al suo cavallo preferito dal grande Jacques Louis David alla vigilia di un momento molto significativo per la sua carriera: l'attraversata del Gran Sasso. Il dipinto, "Napoleone attraversa le Alpi al Passo del Gran San Bernardo" è datato 1800, ed è considerato la massima espressione dell'eleganza, della forza e della potenza espressiva del cavallo, impresse su tela. Ma in fondo non sono in pochi a sostenere che il cavallo, per la sua grazia, per la sua armonia e la sua eleganza,  sia la personificazione vivente dell'arte.

(C. M.)

 

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