Arte: il magnifico cavallo di Leonardo da Vinci

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E' certamente una delle opere più discusse, soprattutto per la tardiva realizzazione, quella del Cavallo in bronzo di Leonardo da Vinci, un'opera che per il periodo sembrò irrealizzabile, al punto di decidere, come fece Leonardo, di abbandonare il progetto o quanto meno accantonarlo per le incredibili difficoltà tecniche.
Una statua pensata come monumento a Francesco Sforza. Per la monumentale statua, l'idea venne al figlio Gian Galeazzo, fratello maggiore di Ludovico il Moro (siamo nel 1473).
Fu Lorenzo il Magnifico a raccomandare e proporre tra i tanti grandi artisti dell'epoca Leonardo da Vinci; l'artista però era sempre troppo occupato a destreggiarsi tra le tante opere ingegneristiche, artistiche, pittoriche e quindi la grande opera che gli venne commissionata, restò un prototipo in creta mai realizzato in bronzo.
Leonardo non ci lasciò che i suoi disegni circa lo studio di questa imponente opera: la statua venne infatti realizzata seguendo il progetto Vinciano, ma solo nel 1999, grazie un personaggio lungimirante Charles Dent, che lesse sul National Geographic tutta la rocambolesca storia del cavallo di Leonardo e si adoperò per trovare i fondi necessari a realizzare questo improbo lavoro.
Charles Dent, ex-pilota americano della Pennsylvania, amante dell’arte e ammiratore del Rinascimento, dopo aver letto quell'articolo, sul grande progetto incompiuto di Leonardo, fece di tutto per realizzare il colosso in bronzo alto ben più di 7 metri. Avviò una raccolta fondi, che dopo 15 anni raggiunse la somma di 2,5 milioni di dollari. Inoltre, cercò in diversi musei gli schizzi di Leonardo sul cavallo e creò un comitato scientifico di esperti leonardeschi, per completare le parti mancanti. Il suo obiettivo era quello di realizzare la statua e regalarla alla città di Milano, come segno di gratitudine per aver ospitato e fatto lavorare il genio del Rinascimento. Purtroppo, il generoso filantropo non fece in tempo a vedere l’opera compiuta, perché morì nel dicembre del 1994.L'opera fu realizzata dall’artista di origine giapponese Nina Akamu. (f.te Milanocittàstato)
Il genio di Leonardo
I quaderni Vinciani sono disseminati di appunti, note e schizzi riguardanti i più svariati campi della conoscenza, dall'architettura alla filosofia, passando per gli studi scientifici, compresi quelli di anatomia, sia umana che animale: Leonardo, artista eclettico e geniale inventore, tra i suoi lavori annovera infatti numerosi e dettagliati disegni di studio anatomico, tra i quali il celebre uomo vitruviano, testimone della filosofia leonardiana in cui il corpo umano diventa l'unità di misura di tutte le cose.
La qualità del cavallo era di fondamentale importanza, così studiò a fondo e dettagliatamente le forme anatomiche dei cavalli nelle scuderie sforzesche, seguendo con molto interesse anche il rilassamento e la tensione muscolare, per dare alla statua maggiore espressività. Nella raccolta dei disegni effettuati a punta d'argento su carta azzurrata, chiamata Royal Collection e conservata nella biblioteca Windsor, troviamo infatti immagini di cavalli in differenti pose e angolazioni: dal cavallo in impennata che si scaglia contro il nemico (probabilmente l'idea originaria di Leonardo per la statua, ma viste le dimensioni una simile posa avrebbe creato troppi problemi circa la distribuzione dei pesi e la conseguente stabilità), al cavallo al passo di profilo, fermo di fronte, dettagli degli arti, del collo e della testa.
Il cavallo al passo sarebbe stato il progetto definitivo, ma quando tutto fu pronto per la fusione, l'enorme quantitativo di bronzo richiesto (100 tonnellate) non era più disponibile;  di fatto però Leonardo riuscì a realizzare quanto chiesto dal suo committente: la statua equestre più grande del mondo (più di sette metri di altezza), della quale fu preparato un modello in creta, il quale venne esposto al pubblico nel 1493 suscitò grande ammirazione e che ora è purtroppo andato perduto.
La statua è oggi posta nel piazzale antistante l'ippodromo di San Siro a Milano.

HSJ

foto istock.com/ Marco Bonfanti

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