Quanto il rapporto con l'uomo può influenzare il comportamento di un cavallo? Lo spiega una ricerca dell'Università di Rennes

uomo e cavallo..jpg

Diversi studi, test ed osservazioni continuano ad essere svolti per indagare il complesso e particolare rapporto che lega da sempre uomini e cavalli. andando a valutare come questo possa influenzare i comportamenti degli uni e degli altri.
Un argomento particolarmente affascinante sul quale abbiamo ancora molto  da scoprire, tanto da essere oggetto ancora oggi di numerosi studi scientifici. Fra questi, si riporta il lavoro svolto da due ricercatori, M. Hausberger e C. Muller, presso l'Università di Rennes (Francia) grazie anche al contributo e alla disponibilità del direttore della Scuola Nazionale di Equitazione di Saumur.
Per cercare di investigare come e quali relazioni fra cavalli e uomini siano in grado di modificare i comportamenti degli animali stessi, sono stati utilizzati test di valutazione e scale di valori basate sull'osservazione diretta di 224 esemplari, di sesso ed età diverse, tutti provenienti dalla stessa scuola di equitazione, oltre che gestiti ed allevati nelle medesime condizioni.
Lo studio si è posto l'obiettivo di testare i possibi effetti di razza, tipo di lavoro e rapporto con il proprio custode sulle variazioni della posizione della testa e delle orecchie negli equidi, valutando le differenze individuali che emergevano chiaramente dovute a fattori umani, ma anche alle rispettive razze.
Già i primi risultati mostravano, ad esempio, una maggior propensione ad atteggiamenti amichevoli verso l'uomo da parte di Purosangue Francesi rispetto a cavalli Angloarabi. Allo stesso modo, esemplari custoditi ed accuditi da persone diverse, mostravano palesi differenze nel rapportarsi con l'uomo, confermando ciò che chi vive a contatto con questi animali sa già: la qualità delle relazioni quotidiane con un uomo sono molto importantanti per il benessere del cavallo, ma soprattutto, la relazione "sociale" che esso ha ogni giorno con il proprio custode è in grado di influenzare anche le reazioni che lo stesso ha con le altre persone, conosciute e sconosciute.
Gli oltre 200 soggetti adulti (età > 5 anni) presi in esame svolgevano tipologie di lavoro diverse, dal dressage al salto ostacoli, al volteggio, ed erano gestiti da groom differenti che si occupavano della pulizia del box e del cavallo stesso, del sellaggio, della movimentazione da terra e di tutte le attività al di fuori del lavoro da montato, compresa la gestione durante le visite veterinarie o la ferratura.

SET UP SPERIMENTALE
Lo sperimentatore, che osservava a distanza l'esemplare, ha scelto un momento in cui il cavallo era a testa bassa, ad esempio mentre mangiava la sua razione di fieno, per apparire improvvisamente ed aprire la porta del box, valutando poi la reazione ed assegnando a ciascuna un punteggio. Questo tipo di test era già stato impiegato per studi sui comportamenti anche di altre specie animali, quali cani e bovini.
La prima reazione del cavallo:
1. Il cavallo guardava lo sperimentatore con le orecchie erette, espressione di attenzione: in alcuni casi si avvicinava (punteggio A) ed, in altri, rimaneva fermo (punteggio B).
2. Il cavallo non mostrava alcun segno di attenzione diretta verso lo l'uomo, nessun cambiamento nel comportamento, nessuno sguardo verso la persona (punteggio C)
3. Il cavallo guardava lo sperimentatore con le orecchie tese per poi rimanere dov'era (punteggio D) o avvicinarsi con una espressione minacciosa, collo abbassato, testa estesa e talvolta addirittura con gli incisivi esposti (punteggio E)

RISULTATI
Dallo score A all'E abbiamo un gradiente di comportamento da molto "amichevole" a uno molto "aggressivo".
Il test è stato eseguito su ogni cavallo in diversi momenti della giornata, tutti giorni, per 5 giorni consecutivi.
Sono state individuati così cinque diversi punteggi e, in alcuni casi, delle variazioni. In seguito, è stato calcolato il numero di volte che ogni cavallo mostrava un dato atteggiamento.
Prendendo in considerazione tutte le prove (1120), in media, i cavalli hanno reagito più spesso con un comportamento amichevole (44% A+B), rispetto all'indifferenza (27% C) o al comportamento aggressivo (30% D+E).
Più nello specifico, nel 4% dei casi hanno reagito avvicinandosi (A) e nel 40% guardando (B) con le orecchie dritte, nel 29% guardando (D) e nell'1% avvicinandosi (E) con le orecchie tirate indietro, infine, nel 27% dei casi, non è stato possibile osservare alcun cambiamento di comportamento.  
E' stato inoltre osservato che le reazioni più estreme fossero le meno rappresentate (A ed E).

CONCLUSIONI
In generale, il tipo di lavoro dei cavalli è stato definito non incidesse in alcun modo sull'esito di queste osservazioni, mentre sono apparse differenze tra soggetti di razze diverse, come già accennato in precedenza. Quest'ultimo risultato potrebbe, e quasi sicuramente è legato a differenze di natura genetica, che influenzano il grado di socialità di animali di razze diverse.
La presenza di un solo custode per un periodo di tempo prolungato, invece, ha mostrato un chiaro effetto sulla tendenza ad assumere determinati atteggiamenti, infatti i gruppi di cavalli che presentavano comportamenti estremi, sia in "positivo" (A) che in "negativo" (E), erano costituiti da esemplari della stessa razza e nelle medesime condizioni di housing, ma accuditi da molto tempo da due custodi differenti.
Non sono state incluse in questo studio, che faceva parte di un progetto molto più ampio, osservazioni sul comportamento, sui metodi di manipolazione o sulle pratiche generali dei diversi groom, anche se altri studi in diverse specie domestiche hanno già dimostrato come il comportamento degli allevatori verso gli animali domestici possa influenzare il loro atteggiamento.

Alessandra Ceserani

fonte: M.Hausberger et al. "A brief note on some possible factors involved in the reactions of horses to humans" 2002

Foto libera di Bas Masseus da Pexels

facebook

Centri Ippici

facebook