Quando al cavallo spuntano le ali: l’ippogrifo, dall'Orlando Furioso a Harry Potter

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Quando l’osservazione del reale si incontra con la fantasia, spesso ai cavalli spuntano le ali, grandi e forti ali piumate, dai riflessi mobili e cangianti, come quelle di Pegaso, il famoso cavallo alato, conosciuto fin dalla diffusione delle leggende della mitologia greca, oppure quelle ancora più straordinarie dell’ippogrifo.
Contrariamente a quello che si può pensare, questo fantastico animale non trae origine dalla mitologia greca, ma dalla fervida immaginazione dell’Ariosto che lo rappresenta per la prima volta nel suo Orlando Furioso nel XVI secolo. Ecco la descrizione precisa,  di questa improbabile unione tra un cavallo “híppos” e  un grifone “grýps”, estrapolata dal IV canto dell’opera:
                18
Non è finto il destrier, ma naturale,
ch’una giumenta generò d’un grifo:
simile al padre avea la piuma e l’ale,
li piedi anteriori, il capo e il grifo;
in tutte l’altre membra parea quale
era la madre, e chiamasi ippogrifo;
che nei monti Rifei vengon, ma rari,
molto di lá dagli aghiacciati mari.

                19

Quivi per forza lo tirò d'incanto;
e poi che l'ebbe, ad altro non attese,
e con studio e fatica operò tanto,
ch'a sella e briglia il cavalcò in un mese:
così ch'in terra e in aria e in ogni canto
lo facea volteggiar senza contese.
Non finzion d'incanto, come il resto,
ma vero e natural si vedea questo.
[IV, 18-19]


Il destriero, che “una giumenta generò da un grifone”, aveva come il padre ali, piume, testa e zampe anteriori artigliate, mentre similmente alla madre le zampe, la groppa, la coda, cioè tutta la parte posteriore del corpo.
L’animale era già stato introdotto nel II canto, senza alcuna descrizione, come “un gran destriero alato” (II, 37) e la potenza del suo volo si poteva intuire dalle dimensioni delle sue ali cangianti : “Grandi eran l’ale e di color diverso” (IV, 5, 1). Esso veniva tradizionalmente raffigurato come il connubio di un grande cavallo con la testa, il becco, le zampe anteriori e le grandi ali di un’aquila. I’ippogrifo era di fatto un poderoso cavallo alato, derivato da un’altra creatura fantastica: il grifone. Nell’araldica medievale, il grifone era il prodotto di un incrocio immaginario tra un aquila e un leone.  Infatti secondo la tradizione, la parte superiore era rappresentata da un’aquila con piume, testa ali e becco, ma con orecchie di cavallo, mentre la parte inferiore voleva ricordare le sembianze del leone, con poderose zampe rampanti e coda. Simbolicamente la rapidità e la capacità di discernimento dell’aquila si uniscono al coraggio del leone e alla sua forza. Il grifone era spesso scelto negli stemmi araldici a rappresentare la forza nella custodia guerriera dei beni propri o del Principe, la potenza e la vigilanza.
Anche l’ippogrifo erediterà le capacità dei due potenti animali e la loro fierezza, lo si capisce dall’impegno e dalla fatica profusi dal mago Atlante, che lo catturò grazie un incantesimo, al fine d’imbrigliare la sua forza, di piegarlo alla sua volontà e di domarlo. Ma dopo la doma, il destriero diventa quella magica creatura alata, capace di accompagnare non solo il mago Atlante, ma altri significativi personaggi, come Ruggero e il paladino Astolofo che se ne impossesseranno cavalcandolo, in altre magiche avventure. Famosa rimane quella in cui Astolfo a cavallo dell’ippogrifo raggiunge la luna per recuperare da un’ampolla il senno perduto di Orlando, a causa del rifiuto della dama amata che gli ha preferito un altro uomo.
L’ippogrifo è stato capace di sfidare i secoli, volteggiando in terra e in aria e in ogni luogo, fino ad approdare nelle favole e nei racconti di altri tempi e nell’immaginario di altri autori, che lo presero in prestito dall’Ariosto per animare altri cieli ed altri mondi.


Ha viaggiato fino ai giorni nostri, quando la penna di J.K.Rowling, lo inserisce nel terzo libro della saga di Harry Potter e lo presenta come uno degli animali fantastici, riproducendone le consuete caratteristiche di destriero piumato, metà aquila e metà cavallo, con zampe artigliate, becco d’acciaio e occhi arancioni. Tra gli ippogrifi uno assurge ad un ruolo specifico all’interno della narrazione, si chiamerà Fierobecco e si alzerà di nuovo in volo per accompagnare il piccolo mago Harry.
Ancora oggi, se osserviamo con attenzione nei tranquilli cieli notturni, al chiaro di luna, forse potremmo scorgere, tra le fronde più nascoste di grandi alberi, un ippogrifo con le ali iridescenti appena dischiuse, attendere pazientemente che l’ispirazione di altri autori gli faccia allargare le splendide ali e lo conduca verso altre fantastiche avventure.

Illustrazione free di LadyofHats (CC0 license)
Immagine1: Ruggero libera Angelica  di
Jean-Auguste-Dominique Ingres, realizzato nel 1819 con la tecnica della pittura a olio

Immagine 2:Fierobecco dal film Harry Potter


Stefania Leo

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