Osteopatia equina - Le cicatrici sono un problema?

osteopatia equina 3.JPG

Quasi tutti i cavalli possiedono una cicatrice, recente o remota, grande o piccola.
Si è soliti a preoccuparsi se la cicatrice fa infezione o se non è “stata fatta bene”, ma bisogna pensare che rappresenta il risultato finale del processo di riparazione tissutale e che possa influenzare anche mobilità, postura e provocare dolore.
La cicatrice è il tessuto di guarigione che si forma sulle ferite al termine della cicatrizzazione.
Se quest’ultima avviene in modo anomalo, possono generarsi cicatrici patologiche ed aderenze, che vanno a disturbare le trasmissioni delle informazioni all’interno dell’organismo, con conseguenze negative su diversi sistemi.
Generalmente le zone più colpite sono addome e petto.
Le aderenze cicatriziali accumulano tensioni e generano problemi di mobilità dei tessuti circostanti, od ostacolano la circolazione sanguigna o linfatica: in pratica limitano i movimenti del nostro cavallo.
Ogni cicatrice è diversa e ciò dipende dal soggetto stesso, dal tipo di pelle e ovviamente dalla profondità e dall’estensione della ferita.
Una cosa certa è che le cicatrici da intervento, e quindi provocate “apposta”, sono quelle più problematiche, mentre quelle causate per “sbaglio”, danno meno fastidio.
Pensiamo ad esempio la castrazione, che è a tutti gli effetti un intervento chirurgico, o ad un’operazione da colica… i tessuti, che hanno una precisa stratificazione, vengono lacerati.
Questa lacerazione crea due lembi che, una volta finita l’operazione, verranno cuciti e poi dovranno risaldarsi tra di loro.

La stratificazione tissutale originaria non potrà essere più ripristinata, ma i tessuti si attaccheranno in maniera casuale e sembreranno quasi incollati: questo provoca un anomalo collegamento tra le strutture, e il mancato, se non nullo, scivolamento del tessuto cicatriziale sui tessuti sottostanti, creando delle continue trazioni e diminuendo la mobilità e l’elasticità tissutale.
Immaginate di avere una risma di fogli, liberi di scivolare l’uno sull’altro e di inciderli tutti con una lama nello stesso punto.
Ora invece di ripararli uno per uno con del nastro adesivo, gettate della colla nella fessura che avete creato.
I fogli (che rappresentano i tessuti) sono stati riparati, ma in questo modo il movimento di uno vincola anche tutti gli altri andando quindi a limitare la mobilità e la funzionalità dei nostri tessuti.
Questo è quello che accade con un’aderenza cicatriziale.
Il tessuto, che prima era in grado di allungarsi e flettersi facilmente, ora è diventato stretto e ristretto, con un raggio di movimento limitato.
La risultante influisce su tutto il corpo.
L’osteopata è in grado di trattare queste “trazioni”.
È importante, quindi, non dimenticare che le cicatrici e le aderenze possono provocare problemi, quali dolori locali, rigidità, ridotta flessibilità, disturbi viscerali, anche a distanza di molti anni dal trauma o dall’intervento.
Per fare alcuni esempi significativi possiamo affermare che le cicatrici importanti nella zona addominale possono essere causa di disturbi intestinali, dolori addominali cronici, problemi di postura, mal di schiena ecc.

L’osteopata può intervenire attraverso un approccio fasciale sul tessuto cicatriziale e delle aderenze, il cui scopo non potrà mai essere di eliminare la cicatrice bensì di aumentare la funzionalità delle strutture coinvolte, riducendo l’interferenza che le aderenze possono avere sui tessuti e organi circostanti.
L’obiettivo del trattamento osteopatico è quindi quello di mobilizzare l’area della cicatrice.
È quasi sempre consigliato intervenire sulle cicatrici e sarebbe bene iniziare il trattamento a partire dal momento in cui la ferita si è rimarginata completamente.
Il trattamento osteopatico aiuterà manualmente a rilassare, ammorbidire e migliorare una cicatrice.

Francesca Motta, Esperta in Osteopatia Animale

Riproduzione riservata HSJ ©


Seguici su Instagram: @horseshowjumping.tv
Seguici su Facebook: @horseshowjumping.tv

facebook

Centri Ippici

facebook