Musica e cavalli: ascolto ed emozione

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Battito e ritmo sono elementi insiti in ogni essere vivente: fin dal momento in cui si è nel grembo materno, ognuno è circondato da suoni e ritmi, a partire dalla pulsazione del cuore della madre. Il ritmo appartiene ad ognuno di noi e ne sappiamo riconoscere la scansione e l’energia che ci trasmette in ogni momento e in ogni contesto della vita: la natura stessa, gli animali, i canti degli uccelli, il ciclo della vita, sono improntati sulla dinamicità e sulla successione ritmica degli eventi, e i cavalli non sono da meno.
Passo, quattro quarti; trotto, due quarti; galoppo, tre quarti: le andature e i movimenti di ogni cavallo sono basati sulla cadenza ritmica e su impulsi che riproducono gli stessi suoni e le stesse successioni. Ogni cavaliere abbastanza attento e sensibile potrebbe chiudere gli occhi, immaginare di essere sul proprio cavallo e riuscirebbe a sentire nella mente il suono degli zoccoli sulla terra, l’ampiezza delle falcate, la frequenza della sua respirazione, e così via.

Pensandoci bene, la musica e l’equitazione non sono molto diversi: così come nella musica tempi e ascolto sono fondamentali, anche con il cavallo è fondamentale riuscire a percepire i tempi delle andature e sopratutto di riuscire ad ascoltare le sensazioni che il cavallo trasmette e che ci permettono di comunicare con lui.
Fare musica significa riuscire a suonare insieme ai colleghi e creare una sinfonia collettiva che da vita ad emozioni e suoni che sarebbero impossibili da riprodurre per il musicista da solo. Così avviene anche tra cavallo e cavaliere: è il simbiotico connubio tra i due che permette loro di dare vita all’emozionante armonia che solamente con una buona sintonia possono essere raggiunti, consentendo ad entrambi di eseguire “soavemente” ogni performance.
Un buon cavaliere deve riuscire ad essere anche un buon musicista, sentire le andature, i tempi del galoppo, percepire le emozioni del cavallo e i più piccoli impulsi, oltre che saper improvvisare e imparare dai propri errori.  

Esistono progetti che si propongono di portare la musica a cavallo, consentendo a cavalli e cavalieri di lavorare insieme accompagnati da orchestre o sinfonie riprodotte, così da studiarne gli effetti e le conseguenze che la musica origina quando entrambi ascoltano la stessa canzone nel medesimo istante, influenzati dagli stessi ritmi e percezioni.
È stato dimostrato infatti come l’astrazione faccia lavorare il cervello, e che la musica riprodotta nell’aria consenta  numerosi stimoli e interazioni di generare un ensemble tra uomo-animale-melodia a dir poco suggestivo.

Oltre che ad aver effetti benefici sulla salute e sul benessere del cavallo, riducendone stress ed ansia, la musica aiuta a concentrarsi e a sincronizzarsi in un binomio naturale e rilassato tra l’animale e il suo cavaliere quando lavorano insieme.
Per un’affinità elettiva è fondamentale che entrambi seguano uno il ritmo dell’altro per comunicare e trovare l’empatia perfetta per coordinarsi, ottenere migliori qualità di equilibrio e impulso.
Osservando un’esibizione di dressage sorge spontaneo comprendere come tra cavallo e cavaliere ci siano una collaborazione e un’intesa straordinaria, che consentono loro di muoversi in modo leggero come se fossero una cosa sola. È inoltre notevole fare caso al fatto che spesso questa disciplina sia abbinata all’impiego della musica, scelta in modo che possa seguire il più possibile il ritmo del cavallo nei suoi passi.

Si è rivelato estremamente interessante come la musica consenta di sviluppare una connessione comunicativa che stimola non solo l’empatia, ma anche l’uso del linguaggio del corpo e i movimenti che hanno consentito ai cavalieri di seguire il cavallo e assecondarlo nella sua naturalezza, scoprendo un lato ancor più sensibile e intimo che era rimasto inesplorato.
Alessandra Biffi

Fonti:
Carlo Cadorna, “La Cadenza”
Elia Zupelli, “Musica e trotto”
Foto: Le Iene

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