La tensione che precede la gara nei "Fantini prima della corsa" di Edgar Degas

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Il quadro rappresenta una scena di fantini e cavalli  negli istanti che precedono lo start di una gara. Degas (Parigi 1834 – Parigi 1917), famoso per i suoi ritratti di ballerine, rappresenta uno degli esponenti più rappresentativi del movimento impressionista che dalla seconda metà dell’800 ai primi del ‘900 crebbe e si sviluppò in Francia, interessando soprattutto l’ambito artistico e culturale parigino.

L’autore, particolarmente affascinato dalle forme in movimento e dalla dinamicità delle corse di cavalli, cattura e raffigura tutta l’energia che animali e cavalieri esprimono prima della corsa in divenendo. I suoi schizzi sono il risultato di un’attenta osservazione operata durante le gare ippiche di Parigi a partire dal 1860 e dimostrano quale fosse l’interesse e la partecipazione verso il mondo delle corse e dei cavalli da parte del pittore e della società dell’epoca. Ed è appunto il movimento delle figure che cattura lo sguardo di chi osserva le sue opere, inoltre, in questo, come in altri dipinti, i soggetti sono estremamente naturali ed immersi nel loro ordinario contesto.
L’idea che Degas aveva sulla questione è ben rappresenta dalle sue stesse parole: “… la distrazione e la consolazione arrivano dal movimento. Se le foglie degli alberi fossero immobili, gli alberi sarebbero tristi e noi con loro!”, la citazione è tratta da uno degli scritti della sua iniziale carriera.
Una delle caratteristiche più significative dell’artista sta nell’acutezza delle sue osservazioni che, in questo caso, focalizzano l’attenzione sull’abilità dei cavalieri nell’esercizio del puntuale e specifico controllo sul cavallo, che vibra di eccitazione nell’attesa della gara. La scelta, che ai tempi dell’esposizione al pubblico suscitò un certo scalpore, di raffigurare in primo piano un palo, vuole sottolineare proprio questa intenzione; infatti, la linearità e la verticalità, scelti come emblema della staticità, si contrappongono alla tensione della scena circostante, in cui tre fantini sono raffigurati in pose ed atteggiamenti del tutto differenti di un unico dinamico momento.
La scelta di ritrarre una sequenza proprio prima della gara, vuole sottintendere quanto sia importante l’allineamento e il controllo prima dell’avvio, soprattutto nel caso delle corse. Qui si concentra l’attenzione di chi assiste e l’attesa si carica di aspettativa. La grande sensibilità e l’interesse verso la velocità e il movimento  dell’animale, che lo portano a prediligere le scene equestri e le atmosfere degli ippodromi prima delle competizioni, in questo caso si piegano all’esigenza di esaltare le qualità dei cavalieri concentrati nel difficile compito di contenere l’entusiasmo, la spinta dinamica del proprio cavallo a scattare, a gettarsi nel pieno della competizione.
Il dipinto può definirsi uno studio attento a descrivere la destrezza dei cavalieri, la loro peculiare abilità a dominare il breve e concitato momento. Essi sono dipinti con colori e con una luce delicata, quanto delicato è l’impegno profuso nel preciso e difficile compito di governare un animale imbrigliato, ancora per pochi istanti, ma teso come la freccia di un arco pronta a scoccare. Un’immagine unica che replica l’esatta sensazione dell’anticipazione della corsa che aleggia tra i concorrenti, raffigurati magistralmente secondo differenti modalità, perché diversa è la propensione degli animali ad affrontare il via. Tre sono le figure rappresentate: l’ultimo fantino, il più distante dal punto di osservazione, si sta allontanando dal cavallo vicino e da un potenziale pericolo, per poi riaccostarsi e procedere al corretto posizionamento. Il secondo cavaliere è infatti impegnato a trattenere energicamente il proprio cavallo che, probabilmente disturbato da qualcosa o spaventato, tenta di allontanarsi dalla linea di partenza, il fantino è ritratto mentre tira con forza le redini per impedire al cavallo di retrocedere. All’azione energica del secondo succede l’immagine, in primo piano, del fantino più vicino all’osservatore che, invece, mantiene in modo esemplare il controllo del destriero pronto alla corsa, con la testa piegata leggermente verso il collo, le redini allentate lievemente e pronte ad essere tirate nuovamente per garantire quel movimento indispensabile e sensibile sul morso del cavallo, mantenendolo pronto sulla linea di partenza. 

 

Stefania Leo

HSJ

 

Fonte: "Il cavallo nell'arte" Rachel & Simon Barnes

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