La fiera dei cavalli: scene di vita nel 1800

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La capacità di un dipinto di coinvolgere e attrarre all’interno della scena lo spettatore è una delle qualità che ogni artista mira a raggiungere, e nell’opera di Rosa Bonheur è uno degli aspetti che ha maggiormente colpito tutti coloro che si sono trovati davanti ad esso.
L’artista francese nacque nel 1822 a Bordeaux, figlia del pittore Raymond Bonheur, che incoraggiò la passione dei figli per l’art. Pittrice e scultrice, divenne famosa in Francia, Regno Unito e Stati Uniti per le sue rappresentazioni di animali, in cui si specializzò.
Donna anti-convenzionale ed intraprendente, Rosa fece scandalo durante la sua epoca per la vita eccentrica che conduceva e per la sua omosessualità. Dovette anche richiedere alle autorità di polizia una autorizzazione per indossare pantaloni da uomo e per frequentare fiere di bestiame come quelle che ha raffigurato nel dipinto “La fiera dei cavalli”, realizzato tra il 1852 e 1855.

Si tratta infatti di uno dei dipinti più rappresentativi della pittrice, a cui dedicò un anno e mezzo solo per gli schizzi. Il mercato dei cavalli di Parigi si svolgeva in Boulevard de l’Hôpital, vicino all’ospedale di Salpêtrière, e l’artista vi si areava due volte alla settimana, indossando abiti maschili per non destare attenzioni.

Ciò che più colpisce dell’opera è la sensazione di dinamicità ed energia che emerge dalla scena, in cui vengono rappresentati un gruppo di cavalli condotti da alcuni uomini a mano o cavalcandoli.
Lasciandosi trasportare dal dipinto, è facile immaginare la vicenda nella realtà: sentire i nitriti dei cavalli, il rumore degli zoccoli che pestano per terra, gli uomini che lamentano chiamano i cavalli, il rumore degli uccelli provenienti dagli alberi, o percepire l’odore della terra e degli animali.  
È immediato notare l’influenza di pittori quali George Stubbs, Théodore Gèricault ed Eugène Delacroix, da cui prese sicuramente ispirazione, e che rappresentarono talvolta questi animali dando loro un’immagine di maestosità e possenza.
La Bonheur non fu da meno, e realizzò un dipinto da raffinatezza e cura estreme, creando una situazione più che realistica e quasi suggestiva, che coinvolge totalmente lo spettatore, catapultandolo all’interno della scena.

Ogni minimo dettaglio è curato, dalla rappresentazione delle figure in lontananza, alle foglie degli alberi, ma sopratutto i particolari anatomici dei cavalli, che sembrano quasi veri. I manti degli animali danno una sensazione di morbidezza al tatto, tanto che la si percepisce anche solo alla vista.
I possenti muscoli rendono perfettamente il movimento e il dinamismo della loro andatura. Ogni cavallo si muove in modo diverso, ha un’espressione diversa ed è distinto dagli altri, ed è proprio questa varietà caratteristica di questi animali che rende incredibilmente realistico questo dipinto.
Questa resa così dettagliata è dovuta anche agli studi che l’artista condusse quando si trasferì in una riserva di caccia nella Foresta di Montaineblau, nelle cui scuderie si trovavano cavalli arabi, percheron francesi, mustangs americani e non solo.

Nel dipinto gli uomini sembrano quasi impossibilitati dal tentativo di tenera a bada i cavalli, i quali sembrano rivendicare fino all’ultimo la loro libertà.
Al centro i protagonisti sono due cavalli, uno bianco ed uno nero, che si impennano e animano ancor di più la scena, dando un’idea di lotta tra uomini ed animali.
Un dettaglio molto affascinante è la danza di gambe umane e zoccoli sulla parte bassa del dipinto, oltre che il manto lucente dei due cavalli grigi sul lato destro, illuminati dal sole.

Al momento l’opera appartiene al Metropolitan Museum of Art, dopo essere stato esposto al Salon di Parigi fino al 1853, e continua a rimanere uno dei quadri più apprezzati dal pubblico.
È infatti un dipinto straordinario, che con il suo stile realistico e quasi cinematografico riporta in vita una scena della quotidianità del tempo, in cui i cavalli erano fondamentali per la vita ed il lavoro dell’uomo, e che grazie ad artisti come Rosa Bonheur, possono essere celebrati nei secoli.

Alessandra Biffi

Fonti: “Rosa Bonheur” di Marika Lion; “La fiera dei cavalli”, MetMuseum.org

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