Intervista al cavaliere italiano Emilio Bicocchi

8C0E1FDC-5B3F-4CC3-9843-9F50BB5B65CA.jpeg

Il Protagonista de "Le Interviste di HSJ" di questa settimana è il cavaliere italiano Emilio Bicocchi, nato a Massa Marittima in provincia di Grosseto (Toscana) nel 1976. Tre volte Campione Italiano assoluto Individuale, vanta presenze in molteplici Coppe delle Nazioni.
Ci ha raccontato qualcosa della sua storia, dei suoi cavalli e dei suoi progetti futuri.

Sappiamo che fin da piccolo sei sempre stato appassionato del mondo dell’equitazione, seguendo anche la tradizione di famiglia avendo il papà cavaliere, quando hai capito che questa sarebbe diventata la tua vita o meglio il tuo lavoro?

Da bambini è difficile avere le idee chiarissime, onestamente non saprei definire con esattezza il periodo in cui ho capito che questo sarebbe diventato il mio futuro, però è una cosa che avevo dentro fin da sempre, o ce l’hai o non ce l’hai. È una passione che ho coltivato e maturato nel tempo ma che comunque mi porto dietro fin da bambino, fin dove sarei arrivato non potevo saperlo, ma sapevo che era quello che volevo fare.

Da piccolo/adolescente, oltre immagino ispirarti a tuo padre, hai avuto un mito nel mondo dell’equitazione al quale ispirarti?

Io sono molto legato ad Eric Navet, dal quale sono stato anche tre anni, è una persona che mi ha dato davvero molto e quindi sì, posso affermare che lui è uno dei cavalieri dal quale ho preso molta ispirazione.

Quale è stato il tuo tecnico di riferimento durante il periodo junior/young rider?

Allora, fino al periodo junior/young rider mi ha seguito mio padre, dopodiché, come anticipato nella domanda precedente, sono volato in Francia per tre anni da Eric Navet che, durante quel periodo, mi ha seguito personalmente.


Quali sono stati i cavalli più importanti della tua carriera fino ad oggi? Con quale sei riuscito a creare un legame indissolubile?

Al momento ho anche dei cavalli nuovi in cui credo molto ma diciamo che, ad oggi, i cavalli che considero i più importanti della mia carriera sono tre e cioè: Kapitol D’Argonne, Ares ed Evita SG Z

A proposito di Ares, sappiamo che nel 2018 ti sei staccato da Ares, vendendolo alle scuderie di O’Connor, come è stato staccarsi da una colonna portante della tua carriera?

Sì, lui sicuramente è stato una colonna portante della mia carriera ma purtroppo fa parte della vita di un cavaliere, sono cose che a malincuore bisogna accettare e andare avanti. C’è sempre un inizio, una costruzione e una fine, come nel lavoro di tutti i giorni, infatti dopo pochi mesi è arrivata Evita con la quale è ripartito tutto.

Come organizzi il tuo lavoro in scuderia?

Io in scuderia solitamente lavoro al massimo 10 cavalli, dagli 8 ai 10, poi può variare ma diciamo che l’andamento è questo.
Divido il lavoro tra i cavalli più giovani di 6/7 anni e quelli più adulti che sono 5 o 6 dipende.
Per quanto riguarda i cavalli più giovani me li monta Stefano Margheriti che ha una scuderia vicino alla mia e monta con me da quasi vent’anni mentre, per quanto riguarda la preparazione dei cavalli adulti alle gare io ho tre persone che mi aiutano, un grum che viene in concorso, uno che rimane in scuderia e un giovane ragazzo appassionato che monta molto bene che viene a darmi una mano, quindi quando io non ci sono i cavalli sono sempre in lavoro.
Ovviamente poi il lavoro di ogni cavallo è abbastanza soggettivo, dipende da cavallo a cavallo, dalle gare che deve fare e dal tipo di cavallo che è. Le variabili sono molte quindi schematizzarlo è abbastanza difficile, ma tendenzialmente i cavalli escono sempre una o due volte al giorno e stanno molto fuori anche con lunghe passeggiate.

Parlando invece dei tuoi numerosi ed eccellenti risultati, qual è quello più importante per te, quello che hai cercato di raggiungere con tutte le tue forze ed infine hai ottenuto?

Allora, rispondere con precisione è difficile perché ogni fase e ogni momento ha i suoi obiettivi e credo che il raggiungimento di qualsiasi obiettivo sia sempre molto importante.
Per citarne alcuni forse direi i Campionati Italiani, il primo Gran Premio 5* vinto e, sicuramente, la finale di Coppa del Mondo del 2020 che, purtroppo non c’è stata causa COVID, ma è stato comunque un grande traguardo.


Allacciandoci proprio al discorso COVID che, quest’ultimo anno, ha reso le nostre vite molto difficili, sia in termine di lavoro che non, come hai organizzato il tuo lavoro in scuderia in termine di allenamento considerando che appunto molte competizioni sono state cancellate?

È stato veramente un anno molto particolare, praticamente perso. A risentirne di più sono stati i cavalli più esperti che, dopo tanti mesi di allenamento, hanno dovuto sacrificarsi però, allo stesso tempo, è stato utile per i cavalli più giovani ed inesperti, perché c’è stato modo di portarli avanti, aiutando Stefano nella gestione dell’allenamento quotidiano.
Quindi diciamo che per certi versi è andato bene ma dal punto di vista sportivo è stato un anno davvero complicato.

Attualmente invece quali sono i tuoi progetti futuri?

Ho appena terminato il weekend di gare di Oliva, primo tour nel quale c’era davvero un ottimo livello sia di gare sia di concorrenti, è stato molto interessante per portare avanti i cavalli, per fare un po' il punto della situazione ma soprattutto per rientrare nel vivo del sistema.
Ora, per quanto riguarda il mese di febbraio, farò un po' di concorsi nazionali qui in Italia, poi inizierò i percorsi di base come Arezzo e, da Aprile in poi, situazione permettendo, vedremo quali concorsi ci saranno ma soprattutto lo stato dei cavalli.

Cambiando discorso invece, sei già riuscito a trasmettere la passione dell’equitazione a tuo figlio come tuo padre fece con te?

Assolutamente no, zero, anzi, è appassionato di vela, un mondo al quale poi di conseguenza mi sono avvicinato anche io e devo dire che è uno sport molto bello, sano ed affascinante però, insomma, ha preso tutta un’altra strada. Ormai ha 11 anni e credo che il treno equitazione sia ormai andato.


Per concludere, potresti dare un consiglio ai giovani cavalieri e alle giovani amazzoni che sognano in un futuro di diventare campioni come te?

Beh innanzitutto bisogna sempre seguire la propria passione, non mi piace utilizzare la parola sacrificio perché deve essere sempre una scelta, ma sicuramente bisogna dare sempre il massimo dell’impegno, saper affrontare a testa alta momenti facili ma soprattutto quelli difficili e non arrendersi di fronte alle difficoltà. Purtroppo le difficoltà ci sono sempre, a qualsiasi livello e in qualsiasi momento, però, cambia l’approccio. La difficoltà deve darti quello stimolo in più e non deve mai essere fonte di arresa o di rammarico.
L’importante è avere sempre degli obbiettivi, che ovviamente devono sempre essere ragionati in base al momento e ala situazione, e non fare mai le cose per abitudine e routine.

MS
Riproduzione riservata HSJ ©

 Foto concessa da Arezzo Equestrian Center 

facebook

Centri Ippici

facebook