L'inspiegabile sodalizio fra uomo e cavallo nella Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

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Ci troviamo nel 1475 e Ludovico Gonzaga incarica il pittore italiano Andrea Mantegna di realizzare alcuni affreschi per decorare le pareti di una delle stanze del Castello di San Giorgio, a Mantova. La costruzione di questo immenso maniero fu commissionata proprio dalla famiglia Gonzaga all'architetto Luca Fancelli e si concluse definitivamente negli ultimi anni del 1300: doveva risultare una costruzione difensiva ed, insieme, la nuova residenza dei Signori di Mantova.

Andrea Mantegna nacque nel 1430 a Isola di Carturo, in provincia di Padova, dove si trasferí intorno ai dieci anni. Qui iniziò a frequentare la bottega di Francesco Squarcione, dove conobbe artisti di spessore quali Paolo Uccello, Donatello o Filippo Lippi. Prima di spostarsi nel mantovano, si occupò della decorazione della Cappalla Ovetari nella Chiesa degli Ermitani a Padova. 

Già dal 1948, aveva chiarito quali fossero i suoi tratti distintivi: un disegno incisivo, linee ben definite che conferivano a ciò che raffigurava profili a tratti angolosi, che si stagliavano su un fondo. L'estrema maestria nell'utilizzo della prospettiva è stato un altro aspetto caratteristico delle opere del pittore padovano.

Lavorò anche al Polittico di San Zeno nella chiesa del santo a Verona, uno dei suoi capolavori più importanti.
Successivamente si spostò a Mantova ed è qui che entrò in contatto con i Signori della città: il capovolavoro di Mantegna doveva abbellire quella che è conosciuta come la "Camera degli sposi" o "Camera picta", una sala per le udienze, situata nella torre nordorientale del castello di San Giorgio. Una piccola stanza a pianta quadrata (8metri x 8metri) che egli riuscì a trasformare in una loggia aperta e dagli infiniti soffitti.

L'opera rappresenta tutt'oggi uno dei più riusciti esempi di trompe-l'oeil, una tecnica pittorica volta a rappresentare la realtà in un modo tale da suscitare l’illusione della consistenza delle immagini e la loro tridimensionalità.
Gli affreschi della Camera degli sposi presentano due scene di vita quotidiana in uno spazio all'aperto: la prima, un convegno di famiglia, la seconda, invece, illustra un momento di incontro tra i membri della Famiglia Gonzaga ed è quello da cui è stato estrapolato il particolare riportato nell'immagine: un cavallo con alcuni cani e dei palafrenieri, coloro che si occupavano della custodia dei destrieri da viaggio o da parata e che camminavano a fianco del signore quando era a cavallo.
Quest'ultima parte rimanda probabilmente ad un incontro realmente avvenuto fra Ludovico Gonzaga e Francesco, suo figlio, che fu eletto cardinale proprio in quegli anni.
Gli storici riportano la grande capacità del Mantegna di ricreare scenari immaginari con l'obiettivo di mettere in particolare risalto i soggetti raffigurati: abbiamo sullo sfondo strutture edilizie che richiamano gli edifici che Ludovico stesso fece commissionare, come erano soliti fare i Signori dell'epoca, ma si vedono anche delle montagne e, fra le erte rocce, alcuni castelli e fortezze. Questa immagine si discosta profondamente dal classico paesaggio pianeggiante e a tratti paludoso, tipico delle zone Mantovane.
La creatività del Mantegna gli ha permesso di creare un ambiente del tutto immaginario e di farvi risaltare la riunione familiare ed il particolare del cavallo con i cani, sempre sfoggiando le sue grandi abilità pittoriche ed il talento nell'applicazione della prospettiva lineare.
Il cavallo raffigurato nell'affresco risulta essere ancor più maestoso e possente di quanto potesse probabilmente apparire nella realtà, questo è possibile poichè è ritratto come se fosse osservato dal basso verso l'alto. Al suo fianco, quasi nascosto, un palafreniero non molto più alto del garrese dell'animale, tiene in mano le redini con sicurezza e disivoltura non per dimostrare una forma di sottomissione, ma semplicemente per ricordare all'animale che deve rimanere al suo fianco.
Dall'immagine emerge un particolare, inaspettato ed ancora quasi incomprensibile sodalizio fra uomo e cavallo: è incredibile come un animale di così grandi dimensioni possa essere disponibile a collaborare con uno così piccolo come l'essere umano.
Un uomo, in particolare un uomo esile e di piccola statura, in fondo sa di non poter realizzare ogni suo volere con la forza, o perlomeno sa di non poterlo fare con un animale di mole cospicua come il cavallo: le doti messe in atto dal cavaliere devono assolutamente essere altre. Affetto, attenzione, cura e rispetto sono e, per alcuni, sono sempre stati elementi fondamentali per chi si rapporta con i cavalli e per chi accudisce questi esseri, tanto grandi quanto sensibili.

Alessandra Ceserani

fonte: Il cavallo nell'arte di Rachel Barnes e Simon Barnes

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