Il cavallo, un animale mitologico

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Il cavallo è stato uno dei primi animali con cui l’uomo è entrato in contatto e da quel momento l’ha sempre accompagnato nel corso della sua storia, assumendo man mano diversi ruoli e diversa importanza, ma senza che si riducesse il fascino da lui esercitato, il che ha fatto sì che il cavallo sia stato uno dei principali soggetti rappresentati nell’arte, a partire fin dalle pitture rupestri risalenti a circa 25000 anni fa.

Lo spazio dedicato alla figura del cavallo non si esaurisce però solo in questo, ma anzi è stato anche uno degli animali più ricorrenti nella mitologia, nella quale viene descritto spesso come il fedele compagno di avventura di moltissimi eroi, e nel simbolismo.
Una delle figure più ricorrenti nelle varie culture è quella del cavallo investito del compito di garantire il susseguirsi del giorno e della notte, trainando il carro della divinità solare. Nella mitologia greca, ad esempio, quattro cavalli, dalle cui narici usciva fuoco e i cui nomi erano Eòo, Etone, Flegonte e Piroide, trainavano il carro del Sole, da oriente ad occidente, facendo sì che il sole continuasse a sorgere ogni giorno. Anche nella mitologia nordica la dea Sol guidava un carro trainato da due cavalli, Árvakr e Alsviðr, mentre il dio del sole induista Surya viaggiava nel cielo su un carro trainato da Etasha, un cavallo a sette teste che rappresentavano i giorni della settimana.
Oltre che per le divinità solari, i cavalli sono stati spesso rappresentati al traino dei cocchi di altre divinità, come ad esempio nella mitologia greca in cui Poseidone, protettore di tutti i cavalli e per questo molto venerato dai Greci, veniva spesso descritto e rappresentato su un carro trainato da ippocampi, creature caratterizzate dalla testa di un cavallo e dal corpo di un pesce, mentre Ade veniva raffigurato su un cocchio dorato trainato da quattro cavalli neri, motivo per il quale ancora oggi in alcune occasioni si rispetta la tradizione per cui il carro funebre è dorato e viene trainato da cavalli morelli. Anche la dea persiana Aredvi Sura Anahita, dea di tutte le acque, si diceva viaggiasse su un carro trainato da quattro cavalli che rappresentavano le forme che l’acqua poteva assumere nelle precipitazioni: Vento, Pioggia, Nuvola e Nevischio.
foto 1: Poseidone e gli ippocampi.

I greci sono stati anche i primi ad introdurre la figura del cavallo alato, il più famoso dei quali è pegaso. Conosciuto da molti per aver aiutato Bellerofonte in numerose imprese, tra cui l’uccisione della chimera, in meno sanno che per i greci rappresentava anche il simbolo dell’ispirazione e dell’immaginazione poetica: si diceva infatti che il cavallo avesse creato Ippocrene, cioè “la sorgente del cavallo", dalla quale le Muse bevevano per nutrire la loro ispirazione.
Nella storia gli uomini sono stati molto affascinati anche da un'altra qualità del cavallo: la velocità. Nella mitologia nordica si ritrova infatti la figura di Sleipnir, il cavallo di Odino, dotato di otto gambe, caratteristica che gli permetteva, oltre che essere il cavallo più veloce e possente di tutti, di poter cavalcare in tutti gli elementi, cioè acqua, terra e aria. Sleipnir però aveva anche un’altra caratteristica importante: aveva il manto grigio, il colore che i popoli nordici associavano all’indeterminatezza, ed era infatti legato anche alla sfera della morte in quanto rappresentava il trapasso dalla dimensione dei vivi a quella dei morti, permettendo ad Odino di viaggiare tra questi due mondi. Si diceva anche che sui suoi denti fossero incise delle rune che contenevano il segreto dell’esistenza.


Foto 2: Sleipnir

In molte culture il cavallo è stato anche assunto come simbolo di continuità di vita, fertilità e salute. Nella mitologia celtica, ad esempio, la dea Epona, che assicurava la salute e la fertilità di tutti gli animali, era considerata la protettrice dei cavalli e veniva sempre raffigurata in compagnia di uno o più di essi se non addirittura come una cavalla, mentre nell’antica Roma i sacerdoti sacrificavano un cavallo nel mese di ottobre in onore di Marte per preservare la fertilità e favorire la rinascita della natura. Il sacrificio di un cavallo era un elemento ricorrente anche nelle civiltà asiatiche primitive che vedevano nel cavallo la personificazione del cosmo e nel sacrificarlo replicavano l’atto della creazione: incarnavano nel cavallo il simbolo del passaggio dalla morte dell’inverno alla vita della primavera.
Il cavallo è stato inoltre spesso assunto come simbolo di saggezza e di capacità di prevalere sui propri istinti e impulsi. Per gli indiani d’America il cavallo divenne un importante animale guida: il cavallo totem ricordava infatti che la vera forza era la saggezza, la quale doveva essere raggiunta con la compassione, l’amore e capendo gli errori del passato per migliorare il proprio futuro. La solidità e la forza del cavallo ricordavano anche che gli uomini, per raggiungere la saggezza, dovevano riuscire a superare il proprio ego, conquistando la capacità di controllo su impulsi derivanti da altri desideri personali ed egoistici, diversi da quello più importante di esistere e convivere con il resto del creato. Un altro cavallo che rappresentava la saggezza e l’equilibrio era l’unicorno, il quale era anche simbolo di purezza.
Tutte queste qualità del cavallo hanno sempre esercitato un grande fascino nell’uomo, generando in lui una grandissima ammirazione per questo animale. Accanto a quest’ammirazione però, il cavallo ha generato anche dei sentimenti contrastanti: a causa del suo carattere imprevedibile e della sua forza tale da renderlo a volte indomabile, il cavallo ha infatti generato anche sentimenti di timore e diffidenza nell’uomo, il quale li ha espressi dando vita a figure mitologiche negative e a volte addirittura malvagie.
Uno dei cavalli indomabili più famosi è Bucefalo, che solo Alessandro Magno, all’età di 12 anni, riuscì a domare. Questo cavallo viene descritto in diversi racconti come una creatura spaventosa e nell’immaginario collettivo veniva considerato un mangiatore di uomini, dotato di un nitrito terrificante per qualsiasi uomo, tant’è che nessuno osava entrare nella sua stalla. La figura di cavalli definiti come mangiatori di uomini non è però poco frequente nella mitologia ed un esempio sono le quattro cavalle di Diomede, dalle quali inoltre in molti pensavano discendesse lo stesso Bucefalo: si pensava che queste cavalle si cibassero dei morti sui campi di battaglia e che fossero talmente voraci che, quando non vi erano battaglie in corso, lo stesso Diomede organizzasse dei banchetti per poi uccidere gli invitati e darli in pasto a tali cavalle. Lo stesso Diomede però fu dato in pasto alle sue stesse cavalle da Ercole.
Nel folklore celtico si può invece trovare la figura dei kelpie, spiriti maligni che assumevano la forma di cavalli, neri o bianchi a seconda delle fonti, e che vivevano vicino ai fiumi dove incantavano chi vi si avvicinava, per poi farli affogare e cibarsene.
Per quanto riguarda la mitologia nordica, le valchirie erano delle divinità femminili che cavalcavano delle cavalle alate. Generalmente le valchirie difendevano il bene comune e avevano il compito di portare nel Valhalla gli eroi più coraggiosi, ma le loro cavalle erano caratterizzate da un carattere molto instabile: dalla loro criniera si diceva cadessero delle gocce di rugiada o dei chicchi di grandine a seconda che fossero docili o violente.
I cavalli, inoltre, sono stati spesso associati a premonizioni di avvenimenti negativi, come per esempio Helhest, un cavallo a tre zampe della mitologia nordica. Secondo alcune credenze questo preannunciava la morte, malattie o infortuni per chi lo avvistava, mentre per altri svolgeva il ruolo di guida delle anime dei sepolti fino al regno dei morti. Un ruolo simile era svolto anche da horse-face, un cavallo con la testa di bue, appartenente alla cultura cinese: era un segno di malaugurio e aveva il compito di indurre le anime negli inferi dove sarebbero state sottoposte al giudizio finale.


foto 3: Helhest

Un’altra creatura che presenta il corpo di un cavallo, ma il busto e la testa di un uomo è il centauro. I centauri sono stati descritti spesso come creature avverse all’uomo e simbolo dell’abbandono ai propri istinti animali, motivo per il quale durante il Medioevo erano considerati eretici e contrapposti all’ideale di cavaliere, ma allo stesso tempo alcuni di loro venivano raffigurati come figure molto sapienti, come ad esempio Chirone che istruì Achille, Giasone, Teseo ed altri eroi. Altre creature per metà uomo e per metà cavallo sono i fauni, a volte rappresentati per metà uomo e metà capra. Poiché il cavallo rappresentava la totale supremazia sui propri impulsi, i fauni e i centauri rappresentavano coloro che non erano riusciti completamente a raggiungere tale controllo, diventando quindi appunto cavalli solo per metà.
Nel tempo, anche il colore del manto dei cavalli è stato soggetto a diverse credenze. In generale si pensava che il nero richiamasse la morte o sciagure, che i cavalli sauri o bai preannunciassero la guerra e che invece il bianco esprimesse saggezza e purezza. Proprio per questo motivo, molti cavalieri cristiani sono stati rappresentati in groppa o a fianco di cavalli bianchi, come ad esempio San Giorgio o San Martino.
In generale quindi il cavallo ha sempre avuto un grande effetto sull’uomo che ne ha infatti prodotto diversi tipi di rappresentazioni e leggende: ciò che lo ha da sempre affascinato più di tutto è soprattutto il fatto che, nonostante si possa pensare di conoscere questo animale, egli sarà sempre circondato da un’aura di mistero e di incerto che sfugge alla comprensione dell’uomo.

Beatrice Anedda

 HSJ ©

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