I cavalli: anche loro eroi nelle guerre

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I cavalli hanno combattuto a fianco degli uomini, coraggiosamente e impavidamente, spesso ignari di ciò che li avrebbe aspettati, del destino a cui sarebbero andati incontro e di quello che avrebbero dovuto affrontare, lontani dalle loro case e dai loro padroni, reclutati per servire la Patria.
Il loro impiego sui campi di battaglia risale a tempi ancestrali, tuttavia, in seguito all’epoca Napoleonica, il ruolo della cavalleria venne lentamente rimpiazzato dall’invenzione e dal perfezionamento delle armi.


La morte di un cavallo è una disperazione e, purtroppo, nelle numerose battaglie avvenute nella storia questi meravigliosi animali sono stati tra le vittime più numerose: durante la Prima Guerra Mondiale gli storici contarono 12 milioni di equini utilizzati. Pochissimi di questi tornarono a casa. Di uno di loro però, Warrior, conosciamo la storia, ritratta nel belissimo film del 2011 di Steven Spielberg “War Horse”.
Quest'opera cinematografica aveva l'obiettio di rendere omaggio ai sacrifici di milioni di animali morti durante il conflitto, oltre che esprimere con grande pathos la relazione speciale che il giovane Albert, il protagonista, creò con il suo cavallo invincibile, ritrovato poi alla conclusione della guerra e passato alla storia come “il cavallo che i tedeschi non sono riusciti ad uccidere”, sopravvissuto alle battaglie più cruente. Fu immortalato in un dipinto, ora esposto a Ottawa nella National Gallery, ed in una statua bronzea posizionata nel castello di Carisbroke, all’Isola di Wight.

I cavalli sono stati truppe silenziose al servizio degli eserciti, hanno affrontato le brutalità e gli orrori dei conflitti, condividendo traumi e sofferenze con gli uomini che si occupavano di loro.
Ci sono testimonianze che spiegano come questi soldati furono spinti a commettere atrocità tali che li portarono a dover uccidere e mangiare i loro cavalli, costretti dalla fame e poi divorati dai sensi di colpa e di tristezza.

Questi animali sono sempre stati indispensabili per il lavoro degli uomini e, anche durante il primo conflitto mondiale, si sono rivelati essere necessari per il tiro dei carri, delle artiglierie, per lo spostamento delle truppe, dei feriti e dei rifornimenti delle retrovie. Trasportavano munizioni, artiglieria, armi da fuoco e bombe, per non parlare degli stessi soldati. Spesso portavano anche una maschera antigas realizzata ad hoc nel periodo in cui esisteva la minaccia dei gas chimici.  Sono stati loro i veri protagonisti e la loro presenza comportò i rifornimenti di stalle, foraggi, veterinari e stabilimenti per smaltire le carcasse.  

Ancora una volta i cavalli hanno aiutato l’essere umano con la loro forza, portando conforto tra gli uomini e la possibilità di costruire un legame unico e indissolubile che i loro cavalieri avrebbero conservato per sempre, affrontando difficoltà ed atrocità, insieme. Costretti a malnutrizione, fatica ed incurie, senza mai chiedere nulla in cambio, hanno offerto servizio rivestendo un ruolo vitale durante i conflitti. È importante infatti che tutto questo venga ricordato e che si renda loro l’onore che meritano.

“Nelle desolate, incerte ore d’attesa, Prima che il delirio Metallico abbia inizio, I cavalli gli mostrano poteri più nobili; Oh occhi pazienti, cuori arditi!” scrisse il Capitano e poeta Julain Grenfall nel 1915.

Alessandra Biffi

Foto del 1918: 650 soldati sopravvissuti alla Prima Guerra Mondiale, si schierano per rendere omaggio ai loro compagni morti in battaglia

 

fonti: www.storiaememoriadibologna.it; www.giovannidesio.it; www.associazioneculturalese.com

 

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