Federico Caprilli, il Capitano che cambiò la nostra equitazione

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Un Capitano, un uomo, ma non un uomo qualsiasi. Un grande cavaliere, un grande esperto di cavalli, ma soprattutto un grandissimo maestro per tutti noi, colui che con la sua passione, amore, intuito e immenso rispetto nei confronti dei cavalli  cambiò il mondo dell’equitazione  e il destino sicuramente di grandi cavalieri e cavalli: si sta parlando di  Federico Caprilli.

Sicuramente i più esperti conosceranno le sue “gesta”, ma forse i più giovani o i novizi dell’arte equestre ignorano o sottovalutano l’importanza che ebbe il Capitano nella formazione della disciplina stessa e di tutti noi che ne facciamo parte. Non utilizziamo di certo  un eufemismo nel definire Caprilli un vero e proprio genio; infatti come Einstein o Newton , egli (come i tutti i geni) fu un revisionista, prima, e rivoluzionario, poi. Revisionista in quanto modificò il modo di montare a cavallo sin da allora concepito (sopratutto per il superamento degli ostacoli), per il comune impiego del cavallo, nel suo lavoro quotidiano e nella sua gestione. Sicuramente rivoluzionario, perché proponeva ed imponeva alla rigida mentalità militare dell’epoca un cambiamento radicale, un mutamento della tradizione equestre, data da secoli di rigidi indottrinamenti e ferree regole militari.  L’intuito e la lunga osservazione del cavallo in libertà, soprattutto sui salti, portarono  quindi Caprilli ad una grande intuizione che apportò mutamenti in tutto il mondo equestre dell’epoca; il cavallo in parabola doveva essere assecondato nel movimento, far si che il naturale gesto venisse espresso liberamente, che tutti i muscoli potessero “esprimersi” nel modo più naturale possibile; quindi  il salto non era più un voluto disunirsi, in un assurdo quanto brutale contrasto tra i due. Infatti il sistema naturale da egli proposto non era indirizzato  nella modificazione dell’assetto e nella tecnica del cavallo. Tutto era incentrato nella modificazione dell’assetto del cavaliere. In particolare il suo sistema verteva su alcuni punti cardine come ad esempio: la lunghezza della staffatura, deputata al piegamento dell’inguine e del busto da cui la naturale propensione in avanti del cavaliere, la posizione delle mani in modo tale da facilitare i movimenti dell’incollatura nelle varie fasi del lavoro ma sopratutto nel salto. Il suo metodo  oltre al soggetto cavaliere si è esteso a tutta la tecnica della preparazione del cavallo, all’organizzazione razionale degli eventi agonistici, ai vari tipi di percorsi, alla diversa natura degli  ostacoli, al management quotidiano del cavallo etc. A tutto ciò, si deve aggiungere la cura meticolosa che chiedeva ai suoi subalterni nella gestione di tutti i cavalli. Egli stesso ad esempio correggeva e modificava le cinghie dei sotto pancia  per evitare che i cavalli si fiaccassero ,oppure rendere più agevoli e razionali le poste dove i cavalli stabulavano (in passato infatti i cavalli non stavano in box ma in poste), oppure prestava particolare attenzione affinché tutti i cavalli venissero alimentati con la giusta razione di alimento, oppure cercava di dare ad un determinato cavaliere il “giusto” cavallo, tutto ciò per mantenere una giusta serenità e benessere nel cavallo. I risultati dal passaggio dalla tecnica classica a quella naturale, associata alla nuova governance del cavallo, non si fecero attendere sia nel campo sportivo con numerosissime vittorie (che qui non staremo a sottolineare)sia nel campo dell’addestramento dei giovani cavalli. Si ricorda ad esempio di una giovane cavalla,con  una splendida morfologia ,ma dall’elevata difficoltà e pericolosità nel montarla. Caprilli volle mutarle il carattere attuando NUOVI metodi non  più coercitivi:lavorandola molto al passo,persuadendola con carezze, facendola sfogare per lungo tempo nel  lavoro alla corda,per poi passare gradatamente ad un lavoro più impegnativo quando fosse mutata. I risultati ben presto emersero e il binomio cominciò piano piano ad affrontare sempre più ostacoli. Nessuno poteva credere che una simile cavalla, quasi indomabile ,fosse capace di un tale lavoro e di tali risultati!Credo che gli insegnamenti e la figura di Caprilli siano troppe volte dimenticati,o quantomeno messi da parte …quante volte vediamo cavalieri con mani troppo forti,  cavalli con talmente tanti finimenti  addosso da confonderli  per scalatori del K2,per non parlare di tutte le varie “metodologie” e “pozioni miracolose” che indurrebbero il cavallo a saltare sempre più alto ,a non toccare la barriera,ad andare più veloce ecc. Caprilli agli inizi del ‘900 capì che ogni cavallo aveva una sua “personalità” un suo carattere ,una sua determinata tempistica anche nello sviluppo mentale,ci si chiede perché tutto ciò oggi ,mentre si è quasi alla scoperta di come si creò il pianeta terra ,venga il più delle volte messo da parte.  Ad esempio è molto viva oggi   la critica che viene mossa verso l’ingresso troppo prematuro ad esempio dei giovani cavalli nei circuiti agonistici,costringendo i puledri a sforzi fisici ,che il loro corpo difficilmente può sopportare ,con il rischio di “bruciare”prematuramente quello che può rivelarsi un futuro  campione. Naturalmente come il Capitano, sono molti ancora oggi i veri cavalieri e i veri uomini di cavalli che sanno interpretare e comprendere le sensazioni le emozioni ,le paure ,le incertezze ma anche i punti  di forza e le peculiarità dei propri cavalli. Quindi quando ci emozioniamo nel vedere i big dell’equitazione saltare muri che misurano più di due metri di altezza,oppure  competere in barrage all’ultimo secondo ecc.. dovremmo pensare che tutto ciò è anche opera del Maestro. E’ difficile poter condensare in poche righe la figura di Caprilli e  tutta la vasta gamma di emozioni e sensazioni che egli mise nel suo lavoro e volle trasmettere ai posteri. Si spera  quindi “di aver donato  il seme della curiosità”  a qualche lettore,con l’augurio che in un sistema sempre più competitivo e tecnico, gli insegnamenti di un uomo che ha destinato tutta la sua vita al benessere e alla comprensione  ( e non alla coercizione )dei cavalli non vengano persi nella nebbia del tempo. Il futuro ha un grande cuore antico,rinnegare o ignorare il passato ci avvicinerebbe solamente a colui che vede i cavalli come mera macchina produttrice di profitto.

HSJ

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