I cavalieri di Fidia nell'Antica Grecia e il primo trattato di equitazione della storia

Cavalieri fidia partenone occidentale.jpg

I "Cavalieri" di Fidia decoravano la parte superiore del fregio occidentale del Partenone, un tempio greco di ordine dorico che sorge sull'acropoli di Atene e che rappresenta tutt'oggi il più famoso reperto dell'antica Grecia.
L'opera è una meravigliosa scultura di marmo pentelico, alta circa 1 m, realizzata tra il 438 e il 432 a.C. dallo sculture Greco prima citato e che, in quel tempo, brillava di tinte accese e vivaci.
Oggi i "Cavalieri" sono esposti al British Museum di Londra.
E' stata definita più volte "Il grande risveglio", l'inizio dell'arte Occidentale, lo straordinario passaggio da forme immobili e rigide tipiche dell'arte egizia a figure umane ed animali che sembrano "vivere di vita propria".
Sotto esortazione di Socrate, gli artisti dell'epoca avevano iniziato a rappresentare con la scultura i "travagli dell'anima", provando a comprendere come i sentimenti e le emozioni umane potessero andare a condizionare il movimento del corpo, quindi anche la sua rappresentazione.
Nella scena raffigurata in questo bassorilievo ciò che accumuna cavalli e cavalieri è il dinamismo che riporta in modo fedele ed esemplare l'impeto e l'entusiasmo di quegli uomini nel partecipare alla processione delle Panatenee, evento che si svolgeva a cadenza quadriennale in occasione di una solenne festa in onore della Dea della guerra, Atena.
Uno dei giochi più amati e pericolosi della festa prevedeva che un grande carro venisse trainato da cavalli al galoppo, mentre alcuni valorosi cercavano di scendere e salire con un balzo. Inutile dire i danni evidenti che spesso questo tipo di evento provocava.
Fidia, in quest'opera, è riuscito a rendere con grande verosimiglianza la struttura ossea e muscolare dei cavalli in corsa e, benchè ciò che è rimasto oggi non sia altro che un frammento dell'intera scultura, l'effetto viene comunque conservato e conferma l'enorme abilità dello scultore nel rappresentare ciò che aveva probabilmente osservato in precedenza con i suoi stessi occhi.
Risale all'epoca di questi bassorilievi il primo trattato di equitazione della Storia dell'uomo, chi lo scrisse fu il filosofo greco Senofonte. Egli esprimeva la sua preferenza verso cavalli con un dorso largo e muscoloso poichè rendevano meno complesso il rimanere in groppa, non esistendo ancora le selle.
L'abilità dei cavalieri di mantenere un assetto sciolto e, insieme, sicuro è raffigurata con grande maestria nell'opera di Fidia. Essi non rimangono "aggrappati" al corpo del cavallo, ma piuttosto modificano i propri movimenti cercando di assecondare quelli dell'animale e mostrano di essere a proprio agio, tanto che uno di loro è addirittura voltato verso il compagno che lo segue ed anche l'uomo sul secondo cavallo, per quanto questo manifesti una certa "bizzarria", non sembra affatto turbato.
C'è da precisare che, anche all'epoca, i cavalieri facevano uso di testiere, imboccature e redini per guidare più agevolmente l'animale,  ma questi sono dettagli che l'artista ha mancato volutamente di evidenziare, probabilmente per evitare di appesantire troppo l'opera, che avrebbe così mostrato un'immagine meno immediata e vivace dei cavalli e dei loro cavalieri.
Fidia, con questa scultura, mostra una monta leggera e disinvolta riprendendo probabilmente Senofonte, dal cui trattati emerge uno spiccato diprezzo verso l'uso della forza, della frusta e delle punizioni e in cui promuove invece atteggiamenti gentili e pazienti, proprio come quelli dei due uomini raffigurati nei "Cavalieri" del fregio del Partenone.

Alessandra Ceserani

HSJ

fonte: "Il cavallo nell'arte" di Rachel Barnes e Simon Barnes

facebook

Centri Ippici

facebook