Le interviste di HSJ: incontriamo l'olimpico Piet Raijmaker

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HSJ ha incontrato il grande campione olandese Petrus Josephus ("Piet") Raijmaker (1956), cavaliere medaglia d'oro a squadre e argento individuale alle Olimpiadi del 1992 a Barcellona con la straordinaria Ratina Z, cavalla che ottenne poi il riconoscimento di 'cavalla del secolo'. Tra gli ultimi risultati di prestigio merita una segnalazione particolare la vittoria a squadre conseguita da Piet, durante i WEG di Aachen nel 2006, in sella a Verelst Curtis. L'ultimo soggetto con il quale Raijmaker ha ottenuto risultati di una certa rilevanza è stato Raskin, stallone di 20 anni oggi riproduttore in Frisia.
Raijmaker ha abbandonato la carriera sportiva nel 2010, per dedicarsi all'istruzione, in particolare dei suoi due figli Piet jr. e Joep, e gestire con loro la scuderia di proprietà ad Asten, sua città natale nei pressi di Endoven.

Ciao Piet, innanzitutto grazie per la tua disponibilità.
Grazie a voi.

Sei considerato uno dei cavalieri olandesi di maggior prestigio; il tuo talento ti ha permesso di avere una carriera più che quarantennale e di partecipare a tutte le più importanti competizioni nazionali ed internazionali, ottenendo sempre grandi risultati. Rispetto a vento o trenta anni fa l'equitazione ha subito una notevole evoluzione; ritieni che oggi il numero di concorsi e l'alto livello delle competizioni siano più stressanti per cavallo e cavaliere rispetto a venti o trenta anni fa?


Rispetto a vent'anni fa c'è da dire che oggi i cavalli viaggiano molto meglio; tutto è più confortevole. L'assistenza è più qualificata: ci sono veterinari e groom che seguono con grande attenzione i cavalli durante le trasferte, talvolta anche particolarmente lunghe. Per fare solo un esempio, un tempo i cavalli affrontavano lunghi viaggi in nave o aereo all'interno di container e capitava spesso che ogni container contenesse anche tre cavalli, con un solo groom a controllare che tutto filasse liscio. Oggi le cose sono molto cambiate: in ogni container vengono sistemati massimo due cavalli e ogni container ha un groom dedicato. Oggi poi esistono circuiti molto lunghi come quello di Arezzo o il Sunshine Tour che permettono a cavallo e cavaliere di assentarsi anche per più mesi, a fronte di un solo viaggio, riducendo ulteriormente lo stress. Anche il viaggio in van è oggi molto più piacevole per il cavallo rispetto a venti o trenta anni fa: i camion sono progettati per avere tutti i confort possibili e garantire al cavallo un viaggio sicuro e confortevole. Tanti anni fa per raggiungere Palermo ci ho messo una settimana tra dogane e documenti. Oggi senza più dogane è tutto più semplice e per arrivare a Palermo ci vogliono due giorni.

L'Olanda è oggi ai vertici dell'equitazione mondiale: quale è il vostro segreto?
L'Olanda è un paese molto piccolo e allo stesso tempo molto fortunato. Insieme a Francia, Germania e Belgio gestisce il 95% della produzione di cavalli sportivi (salto ostacoli e dressage, ndr). Questo grazie anche alla qualità del terreno: la ricchezza dei nostri pascoli li rende particolarmente adatti a praticare l'attività allevatoriale. Il mondo intero dell'equitazione sportiva gira attorno a questi quattro paesi. Grande attenzione è poi posta nella selezione delle linee di sangue: si cercano certo i cavalli più forti, ma anche quelli più in salute. E ' solo così che si possono far nascere soggetti di grande qualità e che nel corso della loro attività sportiva avranno meno problemi. A conferma di questa tesi oggi i nostri cavalli vivono più a lungo e riescono a competere ad alto livello anche in età avanzata.   

Come si è evoluta l'equitazione in Olanda e come sono stati i tuoi inizi?
Quando ho cominciato a montare io l'equitazione in Olanda era praticata solo da una piccola elite di persone, molto facoltose. Con la mia generazione le cose sono cambiate; io in particolare sono figlio di contadini, il sesto di nove e senza possibilità economiche. Ma ho avuto una grande fortuna quando ad Asten, il paese dove sono cresciuto, ho incontrato Andrew Hweii, che nel 1972 ottenne la qualificazione per le Olimpiadi di Monaco. Io montavo al pony club del paese, ma non potevo permettermi neanche una sella ed è stato solo grazie a lui che ho cominciato a fare le prime gare; insieme alle prime gare sono poi arrivate anche le prime vittorie, e quei pochi soldi che mi portavo a casa mi permettevano di continuare a montare.     
Per quanto riguarda la formazione tecnica dei nostri cavalieri essa è sicuramente all'avanguardia, ma posso dire che è allo stesso livello di quella tedesca, con solo un'unica differenza: tra noi olandesi c'è molta collaborazione. Quello che mi sembra di vedere negli altri paesi è proprio questa mancanza di spirito di gruppo: ognuno lavora per sé, senza un obiettivo comune. Qui in Olanda cerchiamo sempre di restare uniti, di creare un team che lavori nella stessa direzione. Ti faccio un esempio che riguarda Jur Vrieling: durante la gara di Coppa delle Nazioni  dei mondiali di Caenil suo cavallo Bubalu non è andato molto bene e Jur è uscito con il morale sotto i piedi; era particolarmente demoralizzato ma la squadra si è stretta intorno a lui, ha fatto gruppo e Jur ha fatto uno splendido secondo giro senza errori, cosa che nessuno si sarebbe aspettato. Questo aspetto è quello che secondo me sta facendo la differenza tra il team olandese e quello degli altri grandi paesi ed è una caratteristica che cerchiamo di rafforzare continuamente. Anche l'umiltà è un aspetto da non sottovalutare. Proprio qui a Drachten in campo prova Eric Van Der Vleuten, uno dei più grandi cavalieri olandesi ancora in attività, mi ha chiesto un consiglio dicendomi che a terra uno vede cose che in sella non si vedono. Una dimostrazione di grande umiltà.  A mio avviso è questo l'aspetto degli orange che li rende così competitivi e vincenti a livello internazionale.

Ultima domanda: chi è il tuo cavaliere preferito?
Mi piace  molto Jerome Dubbeldam per la sua capacità di arrivare sempre in forma agli appuntamenti più importanti. E' un campione di programmazione e soprattutto adora i suoi cavalli. Gli ultimi campionati del mondo li ha vinti con un ottimo cavallo, qualitativo ma non un top horse, che lui ha saputo far rendere al massimo delle sue possibilità. E' un grande programmatore e questo gli permette di guardare con chiarezza l'obiettivo finale, organizzando il lavoro in maniera perfetta.

Dubbeldam è un vero fuoriclasse e come tutti i fuoriclasse sa vincere negli appuntamenti importanti. Questo fa la differenza: spesso mi è capitato di vedere alcuni colleghi cedere proprio negli appuntamenti più importanti.

Credo però che  John Whitaker è l'uomo più completo, sia come cavaliere che
come uomo di cavalli. E' sempre positivo; quando un cavallo fa errore
cerca sempre di trovarne la ragione, pensando che quasi sempre l'errore è
da cercare nel cavaliere.

Ritengo che per essere un grande cavaliere e ottenere importanti risultati, sia necessario prima di tutto entrare in contatto con il proprio cavallo  e Jhon è veramente unico.

HSJ - Rita Leo

ripr. riservata

 

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